Scopriamo insieme come il fondatore della letteratura latina cristiana si sia scagliato contro i pagani per difendere il proprio credo.

L’intransigente Tertulliano nei suoi scritti attacca con atteggiamento battagliero e in modo deciso i pagani, utilizzando parole pungenti e uno stile acido e irregolare, spezzato, ricco di esclamazioni e battute a effetto. Arrogante e determinato, è pronto a scrivere di tutto pur di dimostrare la superiorità della religione cristiana.
In difesa della propria fede
A parte le prime traduzioni della Bibbia dal greco, gli Acta martyrum e le Passiones più antiche, la letteratura latina cristiana vera e propria (come produzione autonoma, maggiormente impegnata e contenutisticamente originale) nasce intorno al II secolo d.C.. In quel tempo, il cristianesimo andava diffondendosi sempre più nei territori dell’impero romano e gli scontri con le comunità pagane aumentavano.
I primi autori della letteratura cristiana si pongono come principale obiettivo quello di diffondere e, soprattutto, difendere la propria fede; scrivono, per lo più, “apologie”, ossia discorsi di difesa e, per tale ragione, sono detti comunemente “apologisti”. I più noti del panorama latino sono Minucio Felice e Tertulliano.
Originari dell’Africa e avvocati, vissero a cavallo dei secoli II e III d.C. e si dedicarono entrambi alla stesura di apologie: Minucio scrisse l’Octavius e Tertulliano l’Apologeticum. Eppure, assumono posizioni completamente diverse nei confronti della letteratura classica e del mondo pagano.

L’intransigente Tertulliano
Quinto Settimio Florente Tertulliano nasce a Cartagine da genitori pagani, studia prima nella città natale, poi si sposta a Roma dove lavora come avvocato. Rientra in Africa e si converte al cristianesimo, poco dopo si avvicina dapprima alla dottrina di Montano, famosa per il rigidismo morale, e successivamente fonda un proprio movimento, ancora più estremista: il tertullianismo.
Tertulliano è autore di più trenta opere nelle quali affronta problematiche di natura morale, filosofico-religiosa e dogmatica; tra le altre:
- De Spectaculis: qui si schiera contro gli spettacoli nelle arene e negli anfiteatri.
- De anima: in cui condanna le filosofie platonica e pitagorica.
- De virginibus velandis e De pudicitia: intorno alla figura della donna che, secondo Tertulliano, dovrebbe uscire di casa con il volto coperto e indossare sempre abiti decorosi e discreti.
- De praescriptione haereticorum: in cui critica coloro che si affidano a interpretazioni non ortodosse dei testi sacri.
La sua opera più nota è, però, l’Apologeticum, in cui polemizza contro il paganesimo.
Pagani vs cristiani
A differenza di Minucio nel suo Octavius, nell’Apologeticum Tertulliano non solo difende la religione cristiana e i suoi dogmi, ma attacca aspramente i culti e le usanze pagane.
Ripudia le accuse di cannibalismo, incesto e di lesa maestà, mosse dai pagani; critica le incongruenze della legislazione romana e, soprattutto, il modo in cui l’imperatore Traiano ha gestito le comunità cristiane, mostrandosi solo in apparenza tollerante (non ricercando i cristiani), ma punendoli ugualmente se denunciati in maniera non anonima.
Tertulliano replica mordacemente alle false accuse e le rigetta con ferocia sui pagani. Infatti, questi ultimi credevano che i cristiani mangiassero carne umana (perché essenzialmente veniva frainteso il sacramento dell’Eucarestia e il “corpo di Cristo”) e avessero rapporti incestuosi (perché erano soliti chiamarsi “fratello” e “sorella” l’un l’altro e facevano riferimento all’amore universale).
A proposito del cannibalismo, scrive:
presso di voi [ndr i pagani] i “feriti di Bellona” vengono iniziati usando del sangue tratto da una coscia e raccolto nelle palme delle mani.
Parimenti, dove si trovano coloro che, per guarire dall’epilessia, succhiano, durante uno spettacolo di gladiatori, con avidità sitibonda, il sangue ancora caldo scorrente dalla gola dei prigionieri sgozzati nel circo?
E ancora, quelli che cenano con le carni di di belve provenienti dal circo, e chi chiede del cinghiale, chi del cervo? Quel cinghiale che si insozzò del sangue di chi egli dilaniò; quel cervo si rotolò nel sangue di un gladiatore.
[…]
Voi che mangiate di queste cose, di quanto siete lontani da quei festini che imputate ai cristiani?

Tertulliano dissa i pagani
In maniera tagliente, Tertulliano ritorce le accuse sui pagani stessi, insinuando polemicamente che, forse, proprio i pagani si macchiano di quei peccati che imputano ai cristiani.
Non i Cristiani meritano di essere accusati d’infanticidio e di pasti nefandi, ma essi, i Pagani. Altrettanto dicasi dell’incesto.
Tertulliano sottolinea il fatto che sono i pagani che bevono sangue umano, fanno sacrifici dove viene versato del sangue, mangiano animali che sono stati a contatto con sangue e viscere umane e hanno rapporti incestuosi, non i cristiani.
Le arringhe di Tertulliano ci ricordano un po’ le moderne battaglie tra rapper, in cui spesso non ci si limita a difendere il proprio senso di appartenenza a una determinata comunità o a fare il “tifo” per la propria gang, il proprio quartiere, bensì si attacca violentemente il sistema di credenze e valori altrui, e talvolta la persona stessa.

Il dissing nel rap italiano
Nei cosiddetti dissing -particolarmente diffusi nella musica rap, trap, hip-hop- i cantanti A e B si insultano a vicenda, mettendo da parte il fairplay: spesso il rapper A per denigrare e diffamare B lancia false accuse, alle quali il rapper B risponde altrettanto veementemente, smontandole a una a una, e insinuando che, forse, proprio A è colpevole di quei misfatti.
Tra i più famosi dissing nella storia del rap italiano ricordiamo: i botta e risposta di Fabri Fibra (con “zombie” o “fatti da parte”) e Vacca (con “il diavolo non esiste” e “nella fossa”); o quelli di Fabri Fibra (“l’uomo nel mirino”) e Tormento (“puzza di fighetta”); il dissing di Neffa (“meglio che scendi”); lo scontro tra J-Ax e Kaos (“quando vengo a prenderti”) e quello tra Entics e Mondo Marcio (“cristiano cosa fai”).
E ancora “Stupido gioco del rap” di Salmo, “Standing ovation” di Grido; Inoki contro Gue Pequeno con “Baciami il c*lo” e in risposta a Vacca con “Le mucche fanno muu”.
Le recenti “Gabbiano / Moonrock” di Dani Faiv feat Lazza; “Wannabe vol 3” di Highsnob, Junior Cally ed Enzo Dong; “Sport-i muscoli” di Marracash feat Lazza, Paky, Luchè e Taxi B; il famosissimo dissing tra Salmo e Luché “combattuto” sui social, tramite le instagram stories.
Tutti testi pieni di insulti pesanti (spesso anche volgari) che mirano a zittire e offendere l’avversario. Difatti, anche l’etimologia della parola dissing (dal verbo to disrespect= mancare di rispetto) ci aiuta a fare chiarezza sulle caratteristiche di questi brani accesi e mordaci, a volte brutali.
Ancora oggi, quindi, quando si vuole difendere il proprio credo, la propria etnia, il proprio pensiero, le proprie capacità, la propria persona, invece di valorizzare i punti di forza della propria tesi, si pensa per lo più a screditare l’altro.