‘Crisi adolescenziale’: da Piaget ad Erikson a Frankl. L’importanza dell’identità sessuale in ‘Boys Don’t Cry’

Tutti noi siamo stati adolescenti ed abbiamo attraversato la cosiddetta ‘crisi adolescenziale’. Si tratta di un momento di passaggio importante che, tra le tante cose, ci permette di determinare la nostra identità. 

Crisi adolescenziale
La ‘crisi adolescenziale’ è più di un semplice momento di passaggio perché è durante questa fase che avvengono trasformazioni e cambiamenti importanti.

Ci sono alcuni momenti della nostra vita estremamente delicati ed importanti e tra questi sicuramente ci sono i momenti di passaggio. Sono periodi particolari della vita che tutti gli esseri umani prima o poi devono attraversare e solitamente segnano il passaggio da un’età ad un’altra. Per esempio il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta oppure il passaggio dall’età adulta alla terza età. Sono momenti delicati perché portano con sé tanti cambiamenti che non si limitano semplicemente al nostro aspetto esteriore. Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la nostra identità, evidente soprattutto durante il periodo adolescenziale.

 

La ‘crisi adolescenziale’

Nel corso del tempo molti esperti si sono occupati di questo tema per cercare di comprendere più a fondo tale fenomeno. Per esempio recentemente la psicologa Giovanna Racchetti ha parlato degli adolescenti nel suo libro ‘Il genitore nascosto‘, definendoli come intrappolati in un tempo dal quale temono di non riuscire ad uscire. Essi perdono i loro punti di riferimento infantili, che li hanno accompagnati per un numero consistente di anni, per cui devono elaborare questo lutto per poter godere delle loro nuove conquiste e della loro nuova identità. Innanzitutto deve rendersi sempre più autonomo ed indipendente dalle sue figure di riferimento (i genitori), nonostante abbia paradossalmente comunque bisogno dell’approvazione degli adulti per sentirsi davvero autonomo. A causa di queste esigenze così contrastanti vengono messi in atto comportamenti contraddittori che vanno da un’estrema ribellione a richieste regressive di attenzioni.

 

Il parere di alcuni esperti

Winnicott parla dell’adolescenza come di un atto aggressivo perché crescere significa prendere il posto dei propri genitori. Questo implica ‘uccidere’ (ovviamente idealmente e metaforicamente) i propri genitori per poter prendere il loro posto. ‘Se il bambino deve diventare adulto, questo avviene sul cadavere di un adulto‘ sono le parole dello stesso Winnicott.

Erikson invece riprende il tema del lutto, sostenendo che l’adolescente si trova a dover riconsiderare le proprie certezze infantili e tutto ciò in cui si identificava. Solo in questo modo sarà in grado di poter selezionare tutto ciò che gli occorre per costruire la sua identità, per soddisfare i suoi (nuovi) bisogni e per trovare il suo posto nel mondo. Inizia quindi una lunga ricerca durante la quale cercherà dei modelli nei quali identificarsi e che gli indichino la strada corretta da percorrere. Sfortunatamente a volte cerca di sovrapporre modelli differenti e molto distanti tra lor per tanti aspetti, creando così una confusione di ruoli che a sua volta causa ansia. Erikson inoltre ritiene che il processo di costruzione della propria identità non si esaurisca con il finire dell’adolescenza, ma si protrae per tutta la vita. Ciò significa che le ‘crisi di identità’ possono manifestarsi in qualunque momento in modo più o meno violento.

 

Viktor Frankl
Viktor Frankl, un noto neurologo e psichiatra del secolo appena passato.

 

Viktor Frankl, neurologo e psichiatra, è il primo ad introdurre il concetto di ‘senso della vita‘ nel mondo della psicologia. Secondo Frankl la ricerca del senso della vita segnerebbe il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Questa ricerca così lunga e faticosa genera inevitabilmente ansie e frustrazioni delle quali gli adolescenti sentono il peso e delle quali sentiranno di potersi liberare solo dopo aver trovato il significato che stanno cercando. Alla base di questa ricerca c’è la motivazione al cambiamento, determinata dalla direzione che si intende seguire e dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Una volta trovato ciò che si cerca, è possibile trovare il proprio posto nel mondo e fare tutto il possibile per perseguire l’obiettivo che ciascuno di noi si è posto.

 

L’opinione della dottoressa Del Core

La docente e psicologa Del Core ha approfondito le teorie di Frankl attraverso una ricerca sperimentale. Quest’ultima le ha permesso di affermare che la costruzione della propria identità si basa sull’elaborazione di una scelta di vita ben precisa che determinerà l’indirizzo dei nostri sforzi, delle nostre energie e delle nostre scelte, il tutto finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo precedentemente posto. Al processo di costruzione della propria identità partecipano anche la percezione delle molteplici possibilità di cui ciascuno di noi dispone e l’esistenza di un modello che sia in grado di fornirci i punti di riferimento di cui abbiamo bisogno. Paradossalmente proprio per questo oggi la costruzione e la definizione della nostra identità è più difficile, a causa del numero sempre crescente di opportunità a nostra disposizione. Non sempre però queste alternative possono realizzarsi, cosa che si nota per esempio quando i giovani si trovano a dover scegliere una delle tante proposte formative, spesso accompagnata da difficoltà di reali sbocchi nel mondo del lavoro.

Le ricerche condotte dalla dottoressa Del Core evidenziano come il ‘senso di identità‘ ed il ‘senso della vita‘ tendano a sovrapporsi durante l’adolescenza, periodo durante il quale si affrontano tanti cambiamenti. Questi giovani tenderanno a vedere nei loro coetanei dei termini di paragone, persone con le quali confrontarsi visto che sono tutti ‘sulla stessa barca‘, ma la Del Core sostiene che questo dovrebbe essere un compito dell’educazione. Quest’ultima dev’essere in grado di poter sostenere gli adolescenti durante questo periodo così delicato e deve aiutarli a realizzare una loro progettualità, nonostante la loro identità non sia ancora ben definita.

 

Piaget e lo stadio operatorio formale

Piaget riteneva che lo sviluppo fosse stadiale, cioè che procedesse per stadi: lo stadio senso-motorio (da 0 a 2 anni), lo stadio pre-operatorio (dai 2 ai 6 anni), lo stadio operatorio concreto (dai 6 ai 12 anni) ed infine lo stadio operatorio formale (dai 12 anni in poi). L’ultimo stadio corrisponde tipicamente all’adolescenza ed è lo stadio durante il quale, secondo Piaget, si forma il pensiero perché il bambino sarà in grado di svolgere operazioni formali. Più precisamente inizierà a formulare ipotesi e pensieri non partendo più dal solo dato concreto. L’adolescente sarebbe simile ad un bambino piccolo perché entrambi vanno alla scoperta del mondo circostante, ma la differenza tra i due è che l’adolescente inizia ad avere sogni e a fantasticare sul suo futuro. Giorno dopo giorno scopre sempre qualcosa di nuovo su se stesso, ponendosi continuamente mille domande in merito.

Piaget inoltre sostiene che l’egocentrismo faccia parte di questo periodo. L’adolescente infatti ritiene di essere il padrone del mondo perché è in grado di pensare e dedurre, quindi potenzialmente può tutto. L’equilibrio tra ciò che pensa e ciò che è reale si concretizzerà nel momento in cui ciò che pensa diventa reale. Durante questo stadio che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza si costruisce un pensiero proprio, attraverso il quale è possibile creare delle rappresentazioni della propria famiglia, della scuola, degli amici, sulle quali sarà possibile esprimere opinioni e giudizi. Per gli adolescenti il futuro rappresenta l’ipotizzabile, tutto ciò che possono immaginare è custodito nel futuro ed è proprio in virtù di questo che si impegnano con ogni mezzo a loro disposizione.

 

Boys Don’t Cry

Uno dei punti critici dell’adolescenza è la definizione della propria identità sessuale. In molti col passare del tempo si sentono sempre meno a loro agio con il loro corpo, nello specifico con il loro genere. Questo è quello che succede in ‘Boys Don’t Cry‘, film del 1999 basato su un fatto di cronaca realmente accaduto. Brandon Teena è un trasgender, biologicamente donna (Teena Brandon), ma per tutto il resto uomo. Il giovane si trasferisce nella cittadina di Falls City in Nebraska, nota per l’estrema chiusura mentale dei suoi abitanti e per alcuni fatti di cronaca nera. Il giovane nasconde subito la sua vera identità, mostrandosi come un ragazzino e mentendo a tutti per sostenere la sua verità. Pian piano inizia ad inserirsi perché riesce a trovare lavoro e perfino ad instaurare una relazione sentimentale con Lana Tisdale. L’amore di Brandon per la sua amata è talmente tanto forte e coinvolgente da spingerlo a prendere seriamente in considerazione l’idea di sottoporsi ad un delicato intervento per modificare a tutti gli effetti il proprio sesso.

Boys Don't Cry
‘Boys Don’t Cry’ è un film del 1999 basato su un fatto di cronaca realmente accaduto.

 

Ben presto però i segreti di Brandon iniziano lentamente ad emergere. Viene fermato dalla polizia per guida spericolata e da quel momento in poi verranno fuori piccoli precedenti passati. Questo lo condurrà al suo arresto e conseguente detenzione in un carcere femminile perché anche il suo segreto più grande sarà rivelato. Il suo arresto non passa inosservato, ma finisce su tutti i giornali locali. Alla notizia, i genitori di Lana si dicono inorriditi da questa perversione e per questo costringeranno Brandon/Teena a spogliarsi pubblicamente. Dopo questa terribile umiliazione, il colpo di grazia: viene trascinata in un posto isolato dove sarà violentata ripetutamente. L’abuso verrà denunciato dalla vittima, nonostante l’incomprensione dello sceriffo. Nel frattempo Brandon troverà rifugio presso un’amica ed insieme a Lana decideranno di fuggire via insieme. Sfortunatamente le cose non finiranno bene.

 

Martina Morello

 

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