“La famiglia si caratterizza per essere una vera e propria istituzione, con un proprio assetto e delle proprie regole. Essa rappresenta la prima tappa della formazione dell’individuo che dipende appunto, dall’ uniformità della stessa.”

L’integrità della famiglia, a prescindere da come essa sia composta, è fondamentale per garantire al soggetto di crescere in un ambiente per lui sano e costruttivo. Il libro “Per il mio bene” della conduttrice radiofonica Ema Stockholma racconta, con una lingua molto cruda, come questa componente le sia mancata per tutta la sua vita.
Ema Stockholma e la violenza subita “per il suo bene
Ema Stockholma, classe 1983, non è solo una conduttrice radiofonica ma anche presentatrice e scrittrice francese naturalizzata italiana.
Nel 2020 scrive una sorta di autobiografia che, come conferma la stessa, può essere definito anche come un romanzo che narra di come nella sua infanzia ed adolescenza abbia sofferto al punto tale da scappare dal girone dell’inferno in cui era imprigionata.
Ema, pseudonimo di Morwenn Moguerou, nasce da padre italiano e madre francese ed ha un fratello, Gwendal, poco più grande di lei. Da subito i problemi in famiglia si presentano partendo dal distacco del padre che torna nella sua rispettiva patria, mantenendo i minimi contatti con i figli. A ciò si aggiungono i numerosi maltrattamenti e violenze che la madre, affetta da problemi mentali, perpetrava ai suoi figli, definendoli addirittura “autistici”.
Il maltrattamento per eccellenza però, veniva inflitto a Morwenn, abusata maggiormente rispetto al fratello in quanto definita dalla madre “anoressica” per via della sua esile corporatura e “ninfomane” per la forma della sue labbra.
La causa dei maltrattamenti, secondo la donna, era semplicemente “per il loro bene”. Al contrario, Morwenn cresce e sviluppa in sé un carattere chiuso, introverso a causa del clima teso che viveva in casa. Uno tra gli eventi sconvolgenti trattati nel libro, risale a quando Morwenn aveva 7 anni e la madre, portandola su un ponte, le ordinò di buttarsi uccidendosi ma fortunatamente la bambina si salvò grazie all’aiuto di un passante che parlò con la donna.
Fino all’età di 15 anni, quando la giovane Morwenn decide di scappare in Italia, vive in una situazione di disgregazione sociale ed affettiva, causa che l’ha portata a fare esperienze precoci ed a tratti eccessive.

Talcott Parsons: l’importanza del nucleo familiare
Talcott Parsons nasce nel 1902 e si differenzia per essere uno dei sociologi più importanti del 20esimo secolo. A lui si attribuisce il “funzionalismo”, corrente di pensiero secondo cui, ogni elemento nella società esiste perché ha una sua funzione ben precisa.
Tra i vari aspetti che lo studioso analizza nella sua teoria, la famiglia ricopre un ruolo fondamentale. Essa, secondo Parsons, oltre ad essere una delle istituzioni sociali più importanti, svolge o meglio, dovrebbe svolgere un compito estremamente necessario, quello della “socializzazione”. Con tale termine si fa riferimento ai figli e all’interiorizzazione da parte loro delle norme e delle regole sociali.
A tal proposito, nella famiglia moderna il padre rappresenta il “leader strumentale” che, attraverso il denaro guadagnato con il lavoro, provvede al sostentamento della famiglia e la madre rappresenta il “leader espressivo” che si occupa della cura e dell’educazione dei figli. Ciò non toglie che entrambi devono equipararsi e collaborare al fine di creare un ambiente sano dove i figli possano crescere serenamente.

Morwenn diventa Ema: il distacco dal nucleo familiare
L’episodio che cambierà per sempre la vita della piccola Morwenn sarà la sua fuga dalla Francia verso l’Italia: qui farà tante esperienze, tante negative come l’abuso di alcool e droghe girovagando in Europa in piccoli appartamenti malconci ma anche positivi perché nel 2000 inizia la sua carriera da dj, accompagnata da quella televisiva e radiofonica.
Quella scelta ha rappresentato l’allontanamento completo dalla persona che, per Ema, ha rappresentato il suo “mostro” per 15 anni ma non sono mancate le occasioni in cui la giovane donna, ripescando tra i suoi ricordi, ha pensato alla madre.
Si potrebbe pensare ad un possibile perdono ma non andò così per la Stockholma che, ormai adulta, scrisse una lettera indirizzata alla madre dove esprimeva a parole tutto il male che le aveva fatto e le augurava la morte. Questa lettera però non fu mai spedita.
Lei incontro la mamma due volte: nella prima non si dimostrò né pentita né cambiata in quanto continuava a trattarla come quando era piccola e la seconda quando era malata di leucemia e fu la prima volta dove Ema provò pietà per quella donna.
La sua storia dimostra come la famiglia sia fondamentale nella crescita di un individuo e l’assenza di essa può portare a commettere errori, a sentire mancanze ma può rappresentare, come nel suo caso, un motivo di riscatto per dimostrare che ce la si può fare anche senza.