Se vi dicessimo che esiste un fil rouge tra il noto storio Chrétien de Troyes e la famosa serie tv Vikings? scopriamolo insieme in questo viaggio letterario.
Chrétien de Troyes è considerato il poeta medievale più famoso prima dell’arrivo di Dante Alighieri, colui che ha inserito l’oggetto mistico del Santo Graal nelle vicende arturiane. Di controparte, Vikings è ritenuta una delle serie tv più belle nel panorama televisivo.
CHRÉTIEN DE TROYES E I ROMANZI ARTURIANI
Nel XII secolo, a Poitiers, vi era la corte di Eleonora d’Aquitania, costituita dagli intellettuali più in voga del momento come Chrétien de Troyes, autore che inaugurò la matière de Bretagne in tutta Europa.
Chrétien de Troyes, con il ciclo bretone, ha introdotto le leggende legate alla figura di re Artù alla ricerca del Santo Graal e delle avventure dei cavalieri della Tavola Rotonda. Re Artù può essere considerato, per via dei valori cavallereschi e cortesi, una fonte ispiratrice per le generazioni future. Molti re e regine (esempio lampante sono Enrico II di Valois e Caterina de Medici) hanno tentato di mantenere attivo un forte senso di relazione feudale con la corte, tipico di quello narrato nelle leggende arturiane.

IVANO DI CHRÉTIEN DE TROYES TRADOTTO IN NORRENO
All’epoca delle Seconde invasioni barbariche i Vichinghi colonizzarono l’Islanda, formando diversi regni in tutta la penisola scandinava e in Danimarca. Sono gli anni in cui si diffusero a macchia d’olio i romanzi di Chrétien de Troyes, motivo per cui si spansero le relative traduzioni. Tuttavia nel XIII secolo grande prestigio assunse il regno norvegese con il monarca Haakon IV della dinastia dei Bellachioma, primo mecenate di traduttori delle opere cortesi-cavalleresche, meglio definite Riddarasögur.
La peculiarità di questa tipologia di saghe è la forte presenza del fantastico che domina in tutta la storia. I cavalieri, diversamente da quanto accade nei romanzi cortesi, non devono salvare fanciulle in pericolo, bensì sconfiggere troll, maghi malvagi, draghi e via dicendo.
Tra i diversi manoscritti che Haakon IV fece importare, abbiamo l’Ivano di Chrétien de Troyes, tradotto in norreno con il titolo di Íven Saga. Entrambe le opere convergono in diversi punti di vista: nell’opera francese la storia del protagonista si basa su un cavaliere, Owain Mad Urien, realmente esistito in Britannia nel 500 d.C., seppur la realtà si intreccia alla leggenda arturiana.

L’ÍVEN SAGA IN VIKINGS
Nel romanzo cortese di Chrétien de Troyes ricorrono termini precisi per la descrizione dei sentimenti nell’Ivano, termini per la gioia e piacere, ma anche per indicare l’infelicità. Nella versione norrena non sono ritrovabili queste espressioni, probabilmente a causa del contesto sociale in cui era collocato Íven Saga: gli scrittori e il pubblico norreno nutrivano poco interesse per la sfera emotiva dei personaggi. Questo “vocabolo delle emozioni” è stato eliminato a favore delle descrizioni di atteggiamenti che fanno capire cosa stia provando il personaggio in un dato momento, proponendo l’autocontrollo e il superamento del sentimento. Vi ricorda qualcosa? ebbene, la descrizione combacia con quello che si vede rappresentato nella serie tv Vikings.
Vikings mette in luce la forza e il coraggio di questi uomini scandinavi, i quali spesso hanno abbandonato la loro sfera umana per compiere l’immaginabile: quando Lagherta viene violentata dal suo consorte, lei non emette un urlo, nemmeno una lacrima, anzi è pronta a vendicarsi. Inoltre, nella serie tv non mancano le leggende legate alle storie dei protagonisti: la principessa Aslaud si presenta a Ragnar come la figlia di Sigurd, eroe epico le cui gesta sono legate alla mitologia norrena e germanica; Aslaud oltre ad essere stata veramente la moglie di Ragnar è una figura molto discutibile nella letteratura, a tal punto che compare nella mitologia norrena come una valorosa guerriera dotata di una straordinaria bellezza.
Seppur la serie tv non rispetti in pieno le diverse vicende storiche per ovvie ragioni legate al mondo televisivo, inscena scrupolosamente quelli che sono gli animi dei Vichinghi, rappresentando quella che era la quotidianità norrena.
Ancora oggi si ritiene la figura di Ragnar Loðbrók semi-mitologica, seppur le sue imprese sono state attestate nella storia, ma come disse il protagonista in Vikings:
Tutte storie. Solo storie. Tutte le cose iniziano e finiscono come storie.