Covid-19: siamo in guerra? Quattro poesie di Ungaretti per descrivere la pandemia

Viviamo nella paura, dobbiamo proteggerci, vediamo i nostri cari morire, siamo incerti sul domani. Questo è il dramma causato dalla convivenza con il Covid-19, ma non è simile al vivere in uno stato di guerra?

Giuseppe Ungaretti (il friuli.it)

Giuseppe Ungaretti ha combattuto in prima persona sull’altopiano del Carso e sul fronte francese assistendo agli orrori della Prima Guerra Mondiale. La testimonianza dell’Autore sulla vita al fronte confluisce nella raccolta di componimenti ‘l’Allegria’. Queste poesie di guerra risultano oggi più attuali che mai, poiché il coronavirus accende sentimenti e paure simili a quelli percepiti da chi la guerra l’ha vista e subita davvero. Analizziamo cosa significa vivere la pandemia con quattro componimenti del Poeta.

1. Soldati: la precarietà

Soldati

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

La lirica, composta nel 1918 al fronte, esprime attraverso un’unica e semplice similitudine la situazione di incertezza e precarietà vissuta dai soldati in trincea. La formula ‘si sta’, in apertura alla poesia, è una forma impersonale che trasmette la staticità della situazione e l’abbandono e la solitudine provate dai combattenti. La persistente e rapida diffusione del virus non ci rende forse vicini a quei soldati? Simili a delle foglie che in autunno rischiano costantemente di staccarsi dal ramo e cadere al suolo?

(pinterest.it)

2. Non gridate più: il negazionismo

Non gridate più

Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

Tra i quattro componimenti proposti questo è l’unico appartenente ad una raccolta poetica differente, quella de ‘Il dolore’. La raccolta ed il componimento stesso sono frutto della sofferenza percepita dal Poeta in seguito alla morte del figlio e del padre ed al tragico scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Con ‘Non gridate più’ Ungaretti incita i vivi a deporre le armi, l’odio, le grida, tutto ciò che mette gli uomini in conflitto gli uni con gli altri. I forti imperativi non servono all’Autore per impartire un ordine ma per implorare gli uomini ad aver rispetto e memoria dei defunti, vittime della tragedia.

Il richiamo alla pace di Ungaretti ci può essere utile per comprendere quanto sia fondamentale essere solidali gli uni con gli altri nella situazione drammatica odierna. Dobbiamo ‘cessare’ di gridare al complottismo e soffocare le urla dei negazionisti che fingono di non vedere le vittime della pandemia. I decessi ci sono e purtroppo sono numerosi, ascoltiamo le indicazioni del governo e rispettiamo noi stessi e gli altri. Solo così ‘cesseremo di uccidere i morti’ ulteriormente.

3. Sono una creatura: i possibili lasciti

Sono una creatura

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
e il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Lo sfondo della poesia è San Michele, un monte del Carso, una zona arida ed aspra. Il paesaggio rispecchia l’animo del poeta ed anche il nostro, degli animi arsi ed ancora più dilaniati dal dolore perchè ormai privi di lacrime per piangere. Nella parte conclusiva della lirica Ungaretti riesce a descrivere lo scenario in modo lapidario: ‘La morte si sconta vivendo‘. Chi sopravvive e tiene ancora stretta la propria vita, il soldato difendendosi dal ‘nemico’ e noi dal virus, convive giornalmente con la sofferenza ed una condizione simile alla morte. Infatti, anche chi sconfigge la malattia o riesce a tenerla lontana non può sentirsi al sicuro nè finalmente sereno.

4. Allegria di naufragi: reagire

Allegria di naufragi

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare.

Ma di fronte a tutto questo strazio cosa ci è rimasto? Cosa dovremo fare dopo? Dovremo reagire e riprendere il viaggio. Il covid-19 non sta facendo affondare la nostra imbarcazione, non siamo un relitto, dovremo solo riuscire a superare questo naufragio e farlo con ‘allegria’, con uno slancio vitale.

Lascia un commento