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L’innocenza dei bambini descritta attraverso De Amicis e la lettera di Tommaso Z. a Conte

E se le preoccupazioni e le crudeltà del mondo sparissero? Allora significherebbe che siamo tornati bambini, in una realtà filtrata dall’innocenza e dalla sacra ingenuità.

La lettera di Tommaso Z. a Conte (amnotizie.it)

‘Tommaso Z.’ è il bambino che ad inizio Novembre ha deciso di scrivere a Giuseppe Conte. Il piccolo Tommaso teme che Babbo Natale non si protegga adeguatamente rischiando di contrarre il coronavirus e non potendo così consegnare i doni ai bambini di tutto il mondo. Enrico Bottini non mostrava forse la medesima dolce ingenuità dinanzi alle difficili condizioni dell’Italia neo-nata descritte in Cuore?

La fortuna di essere bambini

Abbiamo sentito ripetere più volte che il coronavirus ha posto tutti sullo stesso piano. La malattia, infatti, non compie distinzioni sociali ed anagrafiche, può colpire i giovani ma anche gli anziani, i poveri ma anche i ricchi. Nessuno può purtroppo sentirsi al sicuro ed i problemi economici e il distanziamento sociale sono preoccupazioni che attanagliano tutti gli italiani. Tra questi ci sono però i più piccoli che non conosco ancora i sentimenti di angoscia, ansia o sofferenza, ma hanno la fortuna di affrontare questa situazione con incoscienza e con la leggerezza che i genitori, con i loro sforzi, riescono a garantirgli.

Il compito degli adulti è quello di proteggerli e alleviare il danno che questa situazione sta arrecando alla loro crescita. Infatti, per un bambino trascorrere mesi interi a casa, impossibilitato a socializzare con i coetanei, a praticare attività sportive formanti e a frequentare fisicamente la scuola, determina una grave decelerazione del suo naturale processo di sviluppo.

Tuttavia, mentre le madri e i padri italiani trascorrono le giornate corrugati e turbati per il benessere ed il futuro dei figli, i piccini giocano spensierati nelle loro camerette, tenendosi ancora stretta la capacità di vedere principalmente ciò che di bello c’è al mondo. E Tommaso Z. è proprio uno di questi bambini.

(meteoweb.eu)

L’Italia nell’era-Covid agli occhi di Tommaso Z.

Questo novembre il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato chiamato per primo a rincuorare un piccolo Italiano impensierito per Babbo Natale. Tommaso ha cinque anni, è di Cesano Maderno, e con l’aiuto della mamma ha scritto una lettera che è arrivata fino al cuore governativo del Paese, Palazzo Chigi. Il bimbo ha chiesto al Premier un’autocertificazione speciale perchè Babbo Natale possa muoversi liberamente per l’Italia e per il mondo potendo così distribuire i regali. E’ poi Tommy a rassicurare Conte garantendogli che Babbo Natale indosserà la mascherina e utilizzerà il gel igienizzante che lui stesso gli farà trovare sotto l’albero di Natale.

Il Premier, quotidianamente impegnato a comunicare con gli adulti, si trova dinnanzi ad una nuova sfida. Deve essere in grado di rasserenare il piccolo rispettando l’immaginario fantastico del Natale a cui Tommy crede. Nella risposta Conte afferma “Babbo Natale mi ha garantito che già possiede un’autocertificazione internazionale (…) non sarà necessario precisare nella letterina a Babbo Natale che sei stato bravo: gliel’ho detto io. Gli ho raccontato che quest’anno in Italia è stato un anno molto difficile e tu e tutti i bambini siete stati adorabili. Ho saputo anche che vuoi chiedere a Babbo Natale di mandare via il coronavirus. (…) A cacciare via il coronavirus ci riusciremo noi adulti, tutti insieme. Così tu e i tuoi compagni potrete tornare presto a giocare liberi e felici e ad abbracciarvi tutti. Spensierati come sempre.

Chiaramente la risposta non ha soddisfatto molti utenti social. Si è generato un vero e proprio dibattito tra chi esalta la sensibilità dimostrata dal Premier, chi lo accusa di aver ‘sporcato’ l’immagine favolistica del Natale e chi disquisisce sulla presunta infondatezza della lettera di Tommaso.

L’Italia postunitaria agli occhi di Enrico Bottini

Anche in ‘Cuore’, romanzo del 1886 di Edmondo De Amicis, figurano tanti piccoli personaggi che osservano e giudicano gli episodi della loro vita con struggente innocenza. Enrico Bottini è il protagonista e voce del romanzo che, attraverso la forma di un diario fittizio, racconta le sue giornate nella Torino del 1881.

Lo sfondo storico è quello dell’Italia post-unitaria che appare unita politicamente, ma culturalmente, linguisticamente ed economicamente è profondamente divisa. Elemento di forte unione è la scuola, il cui obbligo di frequenza era stato recentemente sancito per i ragazzini dai 6 ai 9 anni con la Legge Coppino del 1877. La scuola è il luogo in cui, oltre ad essere ambientate la maggior parte delle vicende, si ritorna alla neutralità sociale. Qui tra  tra ‘il figlio dell’erbivendola’, ‘il calabrese, ‘il muratorino’, e Carlo Nobis ‘il figlio del riccone’, non esistono differenze, ma vige l’uguaglianza. Infatti mentre la forte difformità sociale di quegli anni, tra nobili, borghesi e proletari, è evidente agli adulti questa non sembra rappresentare un problema relazionale per i piccini. Essi giocano, si proteggono a vicenda e si divertono insieme, accolgono il ‘piccolo calabrese’ in classe con calore, riempiono le tasche del giovane spazzacamino di soldi e fiori per aiutarlo a racimolare il gruzzolo perso ed Enrico Bottini e il padre sostengono ‘il pagliaccino’ del circo pubblicizzando il suo spettacolo.

E’ questa la lezione più importante da apprendere dai bambini: cercare di guardare tutto con più positività e senza pregiudizi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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