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La “Divina Commedia” di Dante Alighieri: quattro curiosità sulla “somma opera” della letteratura italiana

Una delle opere più misteriose e contorte di sempre: scopriamo insieme qual era l’intento del poeta fiorentino

 

L’abbiamo tutti studiata e ristudiata a scuola, chi più nei dettagli e chi meno, chi con più interesse, chi per dovere.

Di cosa sto parlando? Ovviamente della “Divina Commedia” di Dante Alighieri, capolavoro della letteratura italiana, tramandata da secoli e conosciuta in tutto il mondo.

Oggi, però, parleremo di alcuni fatti legati ad essa che pochi conoscono e che non si studiano fra i banchi di scuola.

La “pubblicazione fantasma”

Ho deciso di dare questo titolo a questa curiosità perchè non c’è traccia storica di una vera e propria pubblicazione dell’opera: si pensa, infatti, che fosse una sorta di diario di Dante, dove scriveva la sua autobiografia, alimentata dalle “visioni” e dai cambiamenti d’umore che le crisi epilettiche gli provocavano. La Commedia, infatti, è arrivata a noi tramite dei manoscritti (ben settecentocinquanta copie)  che sono stati analizzati e ricostruiti da un’immensa opera filologica, fino ad arrivare alla versione che oggi noi conosciamo.

La “scelta” del titolo

Dato che non è mai stata pubblicata, anche il titolo non è stato completamente scelto dall’autore: il termine “Comedìa” si evince da una lettera scritta dal poeta a Cangrande della Scala, signore di Verona, a cui comunica di aver dedicato una cantica del Paradiso, mentre l’aggettivo “Divina” fu attribuito da Boccaccio, ma fu aggiunto all’edizione stampata solo nel Cinquecento.

Gli ultimi tredici canti e la rivelazione in sogno

Boccaccio ci ha tramandato una leggenda legata agli ultimi tredici canti della “Commedia”: nel momento della ricostruzione filologica, la parte finale dell’opera non è stata rinvenuta, così un allievo del “sommo poeta” si mise alla ricerca della parte mancante. Egli decise di rivolgersi al figlio di Dante, Jacopo Alighieri, che gli rivelò che il padre gli era apparso in sogno e gli aveva comunicato dove poterli trovare. Grazie a questa visione, noi oggi possiamo leggere la parte finale di una delle maggiori opere della letteratura italiana.

Numerologia e il “segreto” di Dante

Secondo alcuni studiosi, Dante celava un segreto nella misteriosa numerologia, ovvero nella ricorrenza di numeri come 3, 9, 13 e 33: si pensa che egli volesse trasmettere un messaggio esoterico ad una setta di cui lui stesso avrebbe fatto parte. Alcuni pensano che fossero i Templari, altri i Rosacroce, congregazioni che utilizzavano spesso quei numeri e anche simboli floreali come il Giglio e la Rosa, che lo stesso Dante ha utilizzato più volte all’interno della sua opera.

 

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