Il Galateo ieri e oggi: i consigli di Monsignor Della Casa sul bon ton

Buone maniere, bon ton, educazione, buon costume, etichetta… Che cos’è il galateo? L’insieme di norme e comportamenti consigliati da tenere nelle occasioni sociali.  

Galateo, ovvero l'educazione perduta: riscopriamolo

Il 14 novembre 1556 muore monsignor Della Casa, autore del celeberrimo “Galateo”.

Il termine “galateo” deve la sua origine al nome dell’omonimo trattato scritto da Giovanni Della Casa nel XVI secolo che, a sua volta, nasce dal nome di colui che suggerì a Della Casa di scrivere un saggio sulle buone maniere, quale Galeazzo (in forma latinizzata Galateo) Florimonte, vescovo di Sessa.

Attualmente il vocabolo viene utilizzato, in senso più ampio, nella sua accezione moderna, per indicare il comportarsi convenientemente e dignitosamente.

L’articolazione del Galateo

Della Casa rappresenta una figura di massima rilevanza nel genere della trattatistica comportamentale che aveva visto la luce già con Bonvesin de la Riva con i “De quinquaginta curialitatibus ad mensam” nella seconda metà del XIII secolo e, in epoca rinascimentale, con il “Corteggiano” del Castiglione, coevo di Della Casa.

L’opera più nota di monsignor Della Casa è, appunto, il “Galateo”, il cui titolo originale è “Galateo overo de’ costumi”, scritto tra il 1551 e il 1555.

Trattato di messer Giovanni della Casa, nel quale sotto la persona d’un vecchio idiota
ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona
de modi, che si debbono o tenere, o schifare
nella comune conversatione, cognominato Galatheo overo de costumi.

-Della Casa

Diverse sono le fonti letterarie da cui si crede che Della Casa abbia attinto per realizzare il suo trattato,  che è strutturato come se fosse un dialogo immaginario -di natura platonica- tra un anziano precettore e il suo giovane allievo, organizzato in trenta capitoli, secondo la suddivisione dell’editore e non dello stesso autore  (il manoscritto, infatti, sarebbe sprovvisto di titolo e di ripartizione in capitoli).

Ogni capitoletto affronta un argomento in particolare che, comunque, si rifà al tema principe di cui Della Casa ha intenzione di parlare: il buon costume.

Le 10 regole principali che il Galateo impone a tavola | Da Nord a Food

Regole che indicano come stare in società

Della Casa offre dei consigli su quali termini usare e quali evitare per comunicare con un superiore o con una persona di alto rango, sullo stile -equilibrato, non troppo pomposo, né scarno-, sull’atteggiamento da seguire, in quanto interlocutore -non verboso, né eccessivamente silenzioso-; condanna le bestemmie e il turpiloquio e coltiva la raffinatezza; evita i vizi e riporta ogni azione quotidiana all’armonia… Insomma, tende a persuadere i lettori affinché essi ricerchino l’antica e sana “medietas” di matrice rinascimentale e, soprattutto, classica. “In medio stat virtus” citando, ad sensum, Aristotele ed “Est modus in rebus“, facendo riferimento ad Orazio (rispettivamente “La virtù sta nel mezzo” e “C’è una misura nelle cose”).

Successivamente, la seconda parte del trattato si concentra sulla condotta da tenere a tavola: soffiarsi il naso con discrezione, senza poi guardare il contenuto del fazzoletto sporco; non assaggiare il cibo nel piatto degli altri; non starnutire, né sbadigliare rumorosamente; evitare di poggiare i gomiti sulla tavola; non mettere le dita in bocca; non parlare con la bocca piena; masticare con la bocca chiusa; non grattarsi il capo o una qualunque altra parte del corpo; non avvicinarsi eccessivamente al commensale vicino per evitare che questi respiri l’alito dell’altro…

L’anziano insegna al giovinetto e, in maniera indiretta a tutti i lettori, come “riuscire avvenente e costumato”, ossia simpatico e beneducato.

Giovanni Della Casa - Wikiwand

Un piccolo manuale di sopravvivenza

Sono trascorsi più di 450 anni dalla pubblicazione del trattato, tuttavia le parole di Della Casa sembrano ancora più che attuali. Ad esempio, il caso delle buone maniere da tenere con i commensali è un discorso che riguarda la vita quotidiana di ogni individuo: un pranzo in famiglia, una cena tra colleghi, un aperitivo veloce con gli amici, una cenetta romantica, una cerimonia importante…

Numerose sono le domande che un comune commensale potrebbe porsi mentre sta consumando un gustoso pasto in compagnia: il tovagliolo va messo sulle ginocchia? Qual è la forchetta da usare per il dolce? Il risotto si mangia con il cucchiaio? Posso usare la forchetta per arrotolare gli spaghetti? Devo per forza fare il brindisi? Posso alzarmi e sgranchire le gambe? Posso rispondere a telefono? Faccio una bella foto al piatto e la posto su Instagram e taggo anche gli ospiti, no?

Della Casa risponde ad alcune di queste domande, ad altre non poteva, semplicemente perché alcuni elementi non c’erano o non erano utilizzati (es. doppia o tripla forchetta), altri come lo smartphone non esistevano… Insomma, l’autore non poteva tenere presenti degli aspetti riguardanti esclusivamente l’epoca moderna.

Se Della Casa avesse scritto la sua opera nel XXI secolo, avrebbe dedicato un intero capitolo (o forse due) al corretto uso dei telefoni cellulari a tavola: non è consigliabile prendere il cellulare, accenderlo, fissare la home, rispondere a un messaggio, guardare le Instagram stories, fare selfie o il book fotografico alle pietanze…

Almeno a tavola metti via quel cellulare”: a tavola con i figli adolescenti

 

Con i suoi consigli e i suoi precetti, monsignor Della Casa voleva offrire un corretto modello  (in un certo qual modo “eterno”) di comportamento cui aspirare per convivere pacificamente e armoniosamente con i nostri simili. Ma, come ogni buon manuale che si rispetti, anche il “Galateo”, è destinato ad essere osservato solo da pochi e disatteso da molti. Perché, diciamoci la verità, in quanti sarebbero capaci di resistere alla tentazione di non rispondere al telefono e di posticipare la visualizzazione di un WhatsApp?

Lascia un commento