Il piombo nell’inchiostro: l’antica ricetta egizia che ci inizia ai segreti dei manoscritti del passato

Alcuni studi recenti hanno rilevato la presenza di piombo e ferro all’interno di alcuni papiri egizi: approfittiamone per scoprire le caratteristiche dei primi manoscritti italiani. 

 

(miracubi.it)

Pensando ai lunghi ed affascinanti libri dei morti egizi, arrivati fino a noi grazie alla conservazione dei papiri, pochi di noi penseranno di trovarci dei metalli come del ferro e del piombo. In realtà è proprio quello che uno studio ha confermato. Per quanto riguarda la letteratura italiana, invece, come sono stati trascritti e conservati i primi testi, prima dell’invenzione della stampa?

L’alta tecnologia dell’inchiostro dei papiri

Un recente articolo di Focus (consultabile qui) racconta di uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Copenaghen, che hanno analizzato una serie di frammenti di papiri egizi risalenti al II e III secolo d.C., risalenti al periodo di dominazione romana. All’interno degli inchiostri neri e rossi utilizzati, è stata confermata la presenza di ferro (solo negli inchiostri rossi) e di piombo, presente in entrambi i colori. Questo metallo, secondo gli studiosi, era inserito nell’inchiostro per aiutare una più rapida asciugatura. Secondo lo studio, la presenza di piombo dimostrerebbe anche la sua fabbricazione all’interno di laboratori appositi, e non ad opera dei sacerdoti che hanno compilato i papiri analizzati. Tracce di ferro sono state trovate anche in opere egizie molto più antiche, risalenti al XV secolo a.C., grazie a uno studio italiano (di cui si parla qui).

Una decorazione del codice Trivulziano 1080, un codice in pergamena della Divina Commedia conservato a Milano.
(Biblioteca Trivulziana)

Come erano scritte e conservate le prime opere della letteratura italiana?

Abbiamo visto quanto fosse avanzata la tecnologia egizia per la composizione di inchiostro, ma ora soffermiamoci sulla diffusione delle opere italiane, in particolare quelle composte prima dell’invenzione e diffusione della stampa a caratteri mobili, a partire dal 1455. La prima cosa da dire potrebbe sembrare banale:  non esistono opere in italiano trasmesse tramite papiro. I supporti più diffusi su cui si sono conservate le opere italiane, a partire dalle prime attestazioni linguistiche fino alle opere dei grandi autori, sono la carta e la pergamena.

Il nome latino della pergamena (pergamenum) deriva dalla città di Pergamo, dove secondo quanto scritto da Plinio, il re Eumenes avrebbe inventato tale materiale nel II secolo a.C. Si tratta di pelle di pecore, capre o (più raramente a causa delle chiazze) vacche, lavorate tramite un lungo processo di lavaggi che terminava con l’essiccatura con la pelle molto tesa all’interno di telai appositi. Il risultato è un materiale estremamente resistente, che grazie alla sua rugosità permetteva una maggiore flessibilità del pennino rispetto alla carta. Era fornita in grandi fogli rettangolari ed era abbastanza costosa. I ritagli di pergamena provenienti dagli angoli del telaio non venivano buttati, ma erano utilizzati per la stesura di piccoli documenti. Sulla pergamena era possibile cancellare  tramite un processo di raschiatura e lavaggio: talvolta si può risalire ancora al palinsesto, ovvero a quanto scritto prima di questo processo.

La carta delle origini: molto diversa da come la conosciamo ora

Tradizionalmente si riconosce nel 751 d.C. l’anno in cui gli arabi, grazie ad alcuni prigionieri cinesi, conoscono la tecnica di fabbricazione della carta. A partire da quel momento la tecnica deve essersi diffusa in Occidente, in un processo che vede la Spagna come un luogo cruciale. Anche l’Italia pare abbia sviluppato velocemente questo tipo di fabbricazione: basti pensare che nel 1320 nella città di Fabriano si contavano già 22 cartiere. Nonostante la sua diffusione, la carta non era considerata un materiale molto affidabile: ancora nel 1231 un decreto di Federico II di Svevia proibiva l’utilizzo di questo materiale per i documenti a causa della sua fragilità. La carta antica, in Occidente, era fabbricata tramite la macerazione di stracci di lino. Il risultato era un foglio più spesso rispetto a quello che conosciamo ora, più leggero e più economico della pergamena. Era fornito in fogli già pretagliati e l’utilizzo delle filigrane, piccole immagini impresse sugli stampi per indicare la cartiera di produzione.

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