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“Smetto quando voglio” e Karen King ci dimostrano che le vendette accademiche creano dipendenza

Smetto quando voglio e il Vangelo della moglie di Gesù ci raccontano la genesi e lo sviluppo di un reale romanzo criminale.

Il frammento del Vangelo della moglie di Gesù

E se i cari studenti universitari si ribellassero al precariato? Non è solo film d’azione, è storia degli studi gnostici di un papiro del VII secolo, il Vangelo della moglie di Gesù

La rivolta criminale di uno studioso nasce dal precariato

Prendete un ricercatore universitario, fornitegli una conoscenza di prim’ordine della disciplina cui intende specializzarsi. Dategli un master e un dottorato di ricerca, fatelo cuocere a fuoco lento nel precariato. Una volta brasato (mi raccomando, la crosticina della sua rabbia deve essere solo leggermente abbrustolita) e dipendente completamente dal piccolo guadagno che l’università gli concede, mandatelo via.

Cosa avete ottenuto? Un potenziale criminale, che, pur di fuggire dalla morsa del precariato, sfrutterà le sue conoscenze per metterle al servizio dei vizi della società. Lo so, a descriverla in questo modo, potrebbe sembrarvi l’incipit di un film blockbuster, in cui tutto va contro le leggi della fisica. Ma non è così.

Sulle spietate vendette di una banda di universitari ha parlato un film straordinario, dalla comicità tagliente, e dal sarcasmo agrodolce, un film tanto fedele al contesto sociale che intende riprodurre, da ritenersi un documentario d’azione! Si, avete capito bene, sto parlando della trilogia tutta italiana di Smetto quando voglio.

Smetto quando voglia racconta le genesi di un romanzo criminale

Smetto quando voglio è una trilogia di film, diretta da Sydney Sibilia. Racconta la storia di un gruppo di brillanti ricercatori universitari, che tentano di uscire dall’impasse della precarietà cronica, producendo e spacciando smart drugs.

La trilogia mette a fuoco un disagio reale: l’impossibilità del sistema universitario italiano di garantire un futuro a tutti i giovani ricercatori. Da questa amara consapevolezza, prende il via la narrazione cinematografica. Cacciati dall’università, i nostri protagonisti, interpretati da un cast d’eccezione, creano una banda criminale.

Per i ricercatori la delinquenza è solo una “occupazione” temporanea: non appena arriveranno tempi migliori, potranno interrompere l’attività. Le risate sono garantite, osservando le peripezie di questi tranquilli studiosi alle prese con la loro nuova vita, fatta di attività criminali, problemi con la giustizia, e vicende sentimentali.

Tuttavia, la grandezza di questo film risiede nel meccanismo che muove i protagonisti. Il desiderio di vendetta  prende la forma di un servizio criminale gestito ad arte. Individuata una fonte di guadagno sicura, per vendita e capacità di produzione, si cerca il gap legale nel quale inserire la propria attività.

Le smart drugs infatti contengono sostanze non ancora considerate illegali dallo Stato, e la dipendenza dei giovani pischelli romani è una triste garanzia di vendita. La rivalsa diventa un redditizio risarcimento per l’attività di ricerca egregiamente svolta in ambienti istituzionali.

Come se non bastasse, lo stesso meccanismo rappresentato nel film è del tutto identico a quello  di un noto caso accademico, altrettanto irriverente: il caso del Vangelo della moglie di Gesù.

La studiosa Karen King mentre tiene in mano il frammento falso

Il Vangelo della moglie di Gesù dimostra che il falso perfetto esiste

No, non si tratta del nuovo romanzo di Dan Brown, ma di un caso sicuramente più avvincente. Il Vangelo della moglie di Gesù è il frammento di un papiro antico, che riporta un brano in lingua copta che include le parole: «Gesù ha detto loro: Mia moglie» e poco sotto «lei sarà in grado di essere mia discepola».

Il frammento di papiro proviene da una collezione privata reperita sul mercato antiquario. È stato sottoposto ad un test di datazione al carbonio, condotto da Noreen Tuross di Harvard, che ha prodotto una datazione stimata al 741. Sarebbe quindi una copia di un vangelo scritto in greco.

La professoressa Karen King, studiosa autorevolissima, ha subito pubblicato il papiro.  Presentato nel corso del X Congresso Internazionale di Studi Copti di Roma, nel 2012, ha da subito suscitato il dibattito più fervido tra gli studiosi, che si sono, come di consueto, divisi tra favorevoli e contrari.

Due papirologi hanno analizzato il frammento e affermato che l’inchiostro è della stessa fattura di quelli antichi, quasi impossibile da falsificare. Altri esperti, fra cui Tito Orlandi e Paola Buzi, avevano espresso dubbi sull’autenticità del papiro, in base a un confronto paleografico con altri esemplari di papiri copti del IV secolo.

La svolta definitiva di questo dibattito si ebbe quando, nel 2016, un’inchiesta giornalistica identificò il  proprietario che aveva venduto a caro prezzo il frammento. Si tratta di un cittadino di origine tedesca trasferitosi negli Stati Uniti dopo essersi laureato in egittologia a Berlino ed aver lavorato per alcuni anni in un museo tedesco, da dove sarebbe stato allontanato.

Il nostro studioso, per rivalsa economica e accademica, ha trovato il gap, ha fatto leva sulla dipendenza di alcuni studiosi di scuola americana per il sensazionalismo esotico, creando con le sue solide competenze un falso in tutto simile al vero. Le grasse risate che il nostro studioso tedesco si è concesso, davanti alle fervide elucubrazioni degli studiosi caduti nel suo tranello, possiamo solo immaginarle, il resto è ormai storia degli studi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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