Covid-19: possono misure temporanee sopravvivere all’emergenza? Ce lo insegna la storia

La storia ci insegna che spesso misure emergenziali vengono prolungate anche ad emergenza conclusa. Dobbiamo ancora temere questo pericolo? O possiamo ormai contare su leader politici consapevoli e responsabili?

 

 

Il mondo intero sta affrontando una crisi globale. Una crisi che, secondo alcuni, si configura come l’evento più rilevante e grave degli ultimi settant’anni, dal tempo dell’inizio della Guerra Fredda. Tutta l’umanità è chiamata a rispondere e a risponderne: siamo tutti coinvolti, tutti protagonisti di questo gigantesco palcoscenico mondiale.

“Siamo in uno stato di emergenza”

Ogni paese si attrezza secondo le disposizioni che riconosce essere più funzionali ed efficaci alla situazione, ma tutte sono rivolte e confluiscono verso un unico orizzonte: quello scientifico. Le linee di condotta, le misure da prendere, sono dettate dalla comunità scientifica ma sono poi diversamente declinate a seconda di diversi fattori: sociali, culturali, politici ed economici. Tutte confluiscono verso un secondo orizzonte: la restrizione della libertà. Qui sta il cuore del problema. Mentre ci sono governi che, pur costretti ad adottare misure restrittive, cercano di rimanere fedeli unicamente al compito “restringiamo i contagi”, ce ne sono altri che, mascherando le loro mire accentratrici con “siamo in uno stato d’emergenza”, accrescono in modo spropositato (al contesto) i loro poteri. Facciamo tre brevi esempi. Il primo è la Cina, in cui il governo non si è fatto scrupoli a far uso di app che permettono, attraverso la misurazione della temperatura corporea e del battito cardiaco, di sapere in qualsiasi momento se uno dei suoi cittadini è infetto. Si tratta di un monitoraggio a tappeto, generalizzato, che porta ad un pericoloso accentramento di dati nelle mani di poche persone. Abbiamo poi Israele, il cui premier, Benjamin Netanyahu, ha dato il consenso all’utilizzo di strumenti tecnologici per tracciare i cittadini, mezzi che in condizioni “normali” vengono utilizzati dai servizi segreti nella lotta al terrorismo. Infine, spostandoci in Ungheria, troviamo Viktor Orban, che, da qualche giorno, ha acquisito poteri straordinari senza limiti di tempo, come chiudere il Parlamento, bloccare le elezioni o sospendere le leggi esistenti. Tutte queste misure sono state giustificate con “siamo in uno stato d’emergenza”. La questione dunque da porre è: “c’e il pericolo che questi provvedimenti straordinari possano essere normalizzati a crisi finita?” Si, indubbiamente c’è. Se guardiamo al passato, che sia remoto o recente, possiamo pescare dalla rete della storia molti esempi. Non sempre infatti le misure definite straordinarie vengono abolite passato il periodo di crisi. Citerò due casi eclatanti e conosciuti e due probabilmente meno.

L’ “Alipay Health Code”, l’app di controllo usata in Cina che sta facendo molto discutere

Dalla Roma antica alla Germania nazista

Per il primo torniamo nell’antica Roma ed in particolare negli ultimi decenni del I secolo a.C. Protagonista indiscusso è Ottaviano Augusto. Questo, in modo estremamente geniale, riuscì progressivamente ad accentrare su di sé enormi poteri, fino a trasformare Roma da Repubblica a Principato. Lo fece facendo leva in particolare sulle situazioni d’emergenza che si erano create in quei turbinosi anni, avendo soprattutto la straordinaria capacità non solo di normalizzare alcuni provvedimenti presi durante i periodi di crisi, ma anche di far percepire ai cittadini romani o che tale cambiamento era normale, necessario, dovuto, oppure facendo credere che le cose non erano cambiate, quando in realtà lo erano. Per il secondo ci spostiamo svariati secolo più avanti, fino alla Germania degli anni 30’ del secolo scorso. Protagonista, questa volta, è Adolf Hitler, che, appena ventotto giorni dopo esser stato nominato Cancelliere, emise il cosiddetto “decreto dell’incendio del Reichstag”. Con questo si andavano a sopprimere gran parte dei diritti civili garantiti dalla costituzione del 1919 e venne lanciata un’ondata di violenza gravissima contro movimenti sindacali, comunisti e soprattutto ebrei. Fu, secondo le autorità dell’epoca, un “decreto d’emergenza”, volto a schiacciare i tentativi di colpo di stato in una situazione politicamente instabile. Peccato che da quel momento divenne la prassi, fino alla caduta del regime nazista.

La prima pagina di un famoso giornale tedesco che riporta la notizia dell’approvazione del decreto (28 febbraio 1933)

 

Da Costantinopoli a Gerusalemme

Passiamo infine ai restanti due. Per il primo ci spostiamo un po’ di più verso Oriente e torniamo nel lontano passato, ma non troppo. Siamo alla corte di Costantinopoli, nella prima metà del decimo secolo d.C. L’impero bizantino è una delle potenze più forti e ricche dell’epoca ed è governata dal basileus, l’Imperatore. Sono circa tre secoli che è prassi comune tra i regnanti nominare il cosiddetto coreggente, scelto tra i membri della famiglia reale e futuro successore dell’imperatore. Spesso però accadeva che, causa morte inaspettata di quest’ultimo, salissero sul trono non uomini, ma fanciulli, a cui a quel punto veniva affiancato un coreggente che espletava temporaneamente le funzioni politiche per lui. Ed è proprio ciò che accadde quando un famoso generale, Romano Lecapeno, fu nominato reggente del diretto discendente al trono Costantino Porfirogenito. La decisione fu presa per fronteggiare al meglio il minaccioso zar della Bulgaria Simeone, che premeva alle porte di Costantinopoli con l’esercito. Ebbene, risolta con grande efficacia la minaccia, Romano non si fece scrupoli a mettere da parte il pretendente ufficiale e a nominare co-imperatori i propri figli, escludendo Costantino e la sua dinastia dal trono.  Infine, torniamo a qualche decennio fa: Israele, 1948, guerra arabo-israeliana. Il governo israeliano approva delle misure restrittive, tra cui: divieto di stampa, confisca di terre e addirittura una curiosa legge che regola la produzione di dolci. Peccato che queste ancora oggi siano attive, malgrado siano passati vari decenni (solo quella sui dolci è stata abolita, nel 2011). Abbiamo visto dunque come talvolta le misure temporanee riescano a sopravvivere alle emergenze, diventando esse stesse normali. Questo processo viene giustificato appellandosi ad altre e differenti emergenze o creandone altre. Per questo è importante rimanere costantemente in guardia.

Moneta bizantina raffigurante Romano Lecapeno e suo figlio Costantino VII

In conclusione

torniamo al presente, al Covid-19.  Questo evento potrebbe rappresentare uno spartiacque per la storia dell’umanità: riusciremo a ristabilire la situazione pre-epidemia? In tutti i paesi del mondo sarà così, oppure alcuni ne usciranno profondamente trasformati sui versanti dei diritti, della privacy e delle restrizioni? Non sappiamo quali saranno le risposte a queste domande ma la storia forse può aiutarci a porre quelle giuste, a focalizzare meglio il problema e a scongiurare possibili eventi futuri.

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