Cos’è la sindrome da arto fantasma? Ce lo spiega il libro di Oliver Sacks

A volte capita che pazienti che subiscono l’amputazione di un arto abbiano poi la sensazione che l’arto amputato sia ancora presente.

In alcuni casi di sindrome da arto fantasma il paziente può avere la sensazione di muovere l’arto che in realtà è stato amputato. Molto spesso si sente del dolore provenire proprio dall’arto che manca. Questa sindrome viene descritta, fra le altre, nel libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks.

Arto fantasma e arti estranei

La sindrome dell’arto fantasma è la sensazione della persistenza di un arto dopo la sua amputazione o dopo che quest’arto diventa insensibile. Quando si amputa un arto per problemi medici, o si perde in un incidente, può capitare che il paziente nei periodi successivi abbia la sensazione di avere ancora il braccio o la gamba o la mano attaccati al proprio corpo.

La sindrome da arto fantasma porta a percepire la presenza di un arto anche quando è stato amputato. Addirittura, può capitare di provare del dolore proveniente da esso. Questo dolore è un grave problema clinico perché è molto resistente alle normali terapie analgesiche. I pazienti possono sentire l’arto fantasma in maniera talmente vivida da descriverne i più piccoli dettagli fisici. Ad esempio, in seguito ad un amputazione alla gamba sotto il ginocchio si può percepire la parte di arto mancante e appoggiarcisi per camminare pensando di non aver bisogno di una protesi. 

In alcuni casi capita anche che i pazienti siano convinti di avere attaccato a sé l’arto di qualcun altro e succede che facciano di tutto per liberarsene. Questo accade tipicamente con lesioni a carico dell’emisfero cerebrale destro (quindi poi per la parte sinistra del corpo) ed è un fenomeno noto come somatoparafrenia. I pazienti che ne sono affetti possono manifestare comportamenti aggressivi nei confronti dell’arto malato. In un famoso caso del neurologo Oliver Sacks, il paziente cadde dal letto nel tentativo di liberarsi della gamba estranea. Quest’uomo sosteneva, infatti, che quell’arto fosse stato dimenticato in quel letto dal paziente precedente.

La rappresentazione cerebrale del dolore

Sulla corteccia somatosensoriale sono rappresentate le varie aree del corpo e ciò che concerne queste ultime, come: sensazioni di dolore, di prurito, di piacere ecc… Questa rappresentazione si chiama homunculus somatosensoriale. E’ come se ogni parte del nostro corpo avesse un pezzettino di cervello tutto per sé. Quando si amputa questa parte del corpo, il nostro cervello ci mette del tempo per riconvertire quell’area in un altro utilizzo. Il cervello è incredibilmente plastico e per questo in seguito ad un’amputazione il pezzettino di corteccia dedicato a quel braccio si converte con l’abitudine ed inizia ad essere riferito a qualche altro arto o parte del corpo. Quando questo meccanismo non avviene in maniera così lineare andiamo incontro alla sindrome dell’arto fantasma.

Una delle possibili spiegazioni è che le aree di corteccia ancora attiva stringano connessioni con l’area deafferentata (cioè con il pezzettino di corteccia che controllava l’arto amputato ma che in seguito all’amputazione non ha più un compito preciso). In questo modo, le connessioni cerebrali fanno percepire al soggetto delle sensazioni tattili, termiche e dolorifiche.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un libro di Oliver Sacks nel quale l’autore racconta alcune delle sue esperienze cliniche. Nel capitolo Fantasmi, Sacks analizza le varie testimonianze di sindrome da arto fantasma. Questa sindrome viene descritta dall’autore come molto utile nel caso si utilizzi una protesi. Quando si ha una protesi è infatti necessario che il fantasma dell’arto e la protesi si sovrappongano in modo da poter utilizzare l’una come sostituto dell’altro. 

Come si trattano i sintomi? Il primo step, di solito, prevede la somministrazione di farmaci analgesici per il controllo del dolore. Poi un buon supporto può essere il rilassamento, la meditazione, l’agopuntura o la stimolazione nervosa elettrica transcutanea.

Per quanto possa sembrare sorprendentemente semplice, uno dei metodi che hanno scoperto essere molto efficace è una tecnica chiamata Mirror Box. Si utilizza una scatola e a metà di essa si posiziona uno specchio. Questo specchio dà l’impressione al soggetto di vedere l’arto sano e quello fantasma nello stesso momento. Il fatto di credere di vedere l’arto fantasma in movimento (quando invece si sta muovendo l’arto sano) permette di azionare dei circuiti cerebrali che variano la mappa corporea e convertono l’area cerebrale dell’arto fantasma a disposizione di quello sano.

Come racconti, quelli di Oliver Sacks, fanno sorridere. Sembra razionalmente impossibile. Tuttavia, proprio a causa delle aree di corteccia ancora attive che stringono connessioni con quella deafferentata, è molto complicato per il cervello accettare l’amputazione. Per fortuna recentemente la sindrome da arto fantasma è sempre più rara, in quanto si iniziano a trattare i sintomi dal primo momento senza aspettare che si manifestino in forma così grave. Ancora una volta, quindi, la tenacia e la forza di volontà sono fondamentali per superare sindromi di questo tipo.

 

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