Il Superuovo

Cos’è il sentimento del contrario? Scopriamolo con Verga e i film Disney censurati

Cos’è il sentimento del contrario? Scopriamolo con Verga e i film Disney censurati

Scopriamo cosa sia il sentimento del contrario attraverso Verga e la censura cinematografica oer motivi razziali.

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Immaginate un mondo in cui i film sono sottoposti a duri controlli su trama, attori e personaggi, un mondo in cui i registi devono sottostare a delle precise regole e non sono liberi di esprimere le loro idee, la loro arte, o ancor peggio, un mondo in cui film giá esistenti vengono aspramente criticati e censurati in nome di ideali morali di un piccolo gruppo della popolazione. 

“Fascismo” direte voi, “nazismo” urlerebbero altri, “utopia dal retrogusto romanzesco di 1984 di Orwell” si sussurrerebbe nei licei; purtroppo peró tutto ció non è utopia, e sì, avete ragione a sentirci un retrogusto di dittatura, per essere precisi, io la chiamo “dittatura del politicamente corretto”, e oggi ve la racconto.

 

La dittatura del politicamente corretto

Meme, pagine ironiche, film, cartoni animati, nulla sfugge al controllo della dittatura del politicamente corretto: tutto è sotto il mirino e possibilmente censurabile, dai film di Quentin Tarantino, alle pellicole Disney, ma ancora a film che si pongono come portatori di messaggi di inclusione come “Forrest Gump” o il romantico “Colazione da Tiffany”; si, avete capito bene, “Colazione da Tiffany” pare essere razzista e pericoloso, perchè? Perchè il vicino di casa di Audrey Hepburn, veicolerebbe un’immagine stereotipata dell’uomo asiatico, dipinto come sgarbato e burbero, ai giapponesi di tutto ció frega qualcosa secondo voi? No, assolutamente, peró degli uomini bianchi del ceto medio americano si sono sentiti offesi nelle loro casette bianche tutte uguali e le tende gialle di dubbio gusti, di un quartiere non troppo conosciuto e hanno cominciato a protestare. È così che capolavori Disney come “Dumbo”, “Peter Pan” e gli “Aristogatti” sono diventati film sconsigliati ai bambini perchè potenzialmente pericolosi, perchè si sa che se vedi “Dumbo” da piccolo poi ti assale quel desiderio immane di invadere la Polonia e sterminare ebrei, omosessuali e persone di colore, anzi, pare proprio che Hitler abbia deciso del suo programma di sterminio sognando una notte un simpatico elefantino dalle grandi orecchie buffe (n.d.a. l’ironia non è per tutti, ma sarei felice se riusciste a coglierla). 

 

L’avvertimento del contrario

Che siano considerati pericolosi o meno, i film tendono a voler comunicare sempre un messaggio, quanto questo messaggio sia incisivo, soprattutto nella mente di un bambino, è relativo non solo all’attenzione del ricevente, ma soprattutto agli stimoli esterni al messaggio.

Prendiamo ad esempio la storia dell’elefantino Dumbo: un elefantino deriso ed emarginato solo per le dimensioni delle sue orecchie, che poi si rivela essere invece unico e speciale; ogni bambino fragile puó rivedersi in Dumbo, e ritrovare nella sua diversità un grande punto di partenza per il suo successo.

Il processo deduttivo che abbiamo attuato per Dumbo è facilmente applicabile anche a uno dei grandi capolavori di Verga: la novella verista Rosso Malpelo.

 

Rosso Malpelo

Rosso Malpelo è una novella scritta da Giovanni Verga in cui il protagonista, che dà il nome alla novella, è un giovanotto che lavora in miniera con una chioma rossa e riccioluta, ció che ad oggi potrebbe sembrarci una normalissima peculiarità costó peró al ragazzo la sua reputazione: il rosso era il colore del diavolo, e ció rendeva il ragazzino automaticamente malvagio e malevolo, tanto da trasformare anche la tristezza per la morte del padre in qualcosa di corrotto e perverso; per Malpelo purtroppo non ci fu un lieto fine come per Dumbo, sta al lettore peró cogliere ció che gli abitanti di un paesello non riuscirono a vedere: la bontá d’animo di quello che era solo un ragazzino, che poco aveva a che vedere col suo colore di capelli.

 

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