Cosa succede quando ci innamoriamo? Ce lo dicono Catullo e i Marte

Come ci comportiamo quando siamo innamorati? La risposta arriva dall’antichità latina, ma anche dalla musica.

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Tutti almeno una volta nella vita ci siamo innamorati, seppur fugacemente, di qualcuno, ma puó l’amore manifestarsi in modi simili in ognuno di noi? Ci rispondono Catullo e i Marte.


Amore: genesi a confronto

L’amore, si sa, è il sentimento irrazionale per eccellenza, quello che fa tremare le gambe, annebbiare la vista e che talvolta conduce alla pazzia.

Cosa succede peró quando ci innamoriamo? In che modo ci cambia la passione? 

Fiumi d’inchiostro sono stati spesi per raccontare il sentimento totalizzante per antonomasia, per descrivere la caotica paralisi che attanaglia i sensi e il corpo, ma oggi ho deciso di raccontarvi due genesi dell’amore: una fu scritta sotto il governo di Cesare, l’altra sotto il governo di Conte, eppure, nonostante il distanziamento temporale, la somiglianza tra le due descrizioni è palese, che ci si innamori sempre allo stesso modo? 

 

La genesi dell’amore: il carme 51

Nel carme 51 del suo liber, Catullo si ispira liberamente (n.d.a. nel senso che la copia ma non troppo) a un’ode di Saffo, traducendo, oltre che le parole, i suoi sentimenti.

Si fa convenzionalmente rappresentare l’inizio dell’amore di Catullo nei confronti di Saffo proprio col carme 51, e lo si fa terminare invece col carme 11.

L’amore nasce, per Catullo, dal sentimento di gelosia che prova vedendo la sua amata col marito, Clodia infatti, colei che tutti noi conosciamo con lo pseudonimo di Lesbia, non era una liberta o una cortigiana, ma era sposata; il vedere colei che ama accompagnata da un altro uomo, provoca in Catullo una serie di “effetti collaterali” che altro non sono che chiari sintomi della malattia dell’amore.

 

La lingua s’intorpidisce, una sottile fiamma

s’insinua nelle mie membra, un ronzio

interno ottunde il mio udito, una duplice

tenebra offusca i miei occhi

L’amore come Vertigini

Vedo il fondo e 

ció che provo 

è vertigine”

 

Immaginate di essere all’ottavo piano di un palazzo, vi affacciate, vedete tutto, siete padroni del mondo, eppure il senso di vago vi attanaglia, e restate così: paralizzati dalla vertigine. 

È con questa sensazione i Marte, una band emergente dell’Agrigentino, raccontano l’innamoramento nel loro singolo “Vertigini”; così come in Catullo, che si sente immobilizzato dai sintomi dell’amore, anche qui l’amore è visto come una dilaniante follia ricoperta di miele dolcissimo che porta allo smarrimento e alla perdita delle certezze.

La donna amata in questo caso peró non appartiene a un altro, semplicemente non coglie l’amore che si nasconde dietro lo sguardo di chi la guarda, e per lei perde il sonno impazzendo lentamente.

 

Tu mi rubi il sonno

poi di giorno crollo”

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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