Cosa sappiamo del fenomeno Banksy? Scoprilo fra arte e psicologia

Chi è Banksy? E’ un’artista? Sono più persone? Quel che è certo è che il fenomeno Banksy, negli ultimi anni, sia diventato estremamente popolare ed affascinante. 

Banksy è un artista (o forse più di uno) fra i più famosi e discussi degli ultimi anni. Per chi non lo conoscesse è considerato uno dei maggiori esponenti della Street Art. Ciò che attira maggiormente i riflettori su Bansky è il fatto che la sua identità sia tuttora sconosciuta. Questa incognita porta, attorno alla sua figura, un alone di mistero che stuzzica la curiosità di tutti.

Cosa sappiamo su Banksy?

Che sia per aver comprato una sua cartolina in un museo, che sia per aver visto il video del suo quadro autodistruggersi dopo essere stato comprato o che sia per aver visto un suo murales, tutti abbiamo sentito parlare di lui.

Banksy è comparso sulla scena della Street Art negli anni ’90 a Bristol. Si è sempre grandemente interessato ai più disparati temi sociali. Li ha sempre accolti sotto la sua ala di artista portando avanti queste cause nella maniera più profonda e vera che l’arte ha da offrire: ovvero denunciandoli pubblicamente.

Cosa sappiamo di lui? Un giornalista che lo ha incontrato nel 2003 (in una delle uniche interviste face to face che Banksy ha rilasciato) ha scritto che si trattava di un uomo sui 28 anni, casual e un po’ trasandato. Sappiamo che i suoi lavori sono ironici e veicolano messaggi che ci fanno riflettere, che nessuno ha mai visto il suo volto. Sappiamo che utilizza un linguaggio contemporaneo e che la sua è un’arte che parla a tutti e che è contro la commercializzazione e la speculazione delle gallerie d’arte. Proprio per questo il suo ufficio, ad ogni mostra che viene realizzata con le sue opere (come quella di Ferrara o di Milano), specifica che l’artista ne è al corrente ma non si tratta di un’esposizione organizzata da lui.

 

Fra arte e psicologia

Ora è giusto chiedersi: cosa c’entra i fenomeno Banksy con la psicologia? Sicuramente le opere dell’artista in questione smuovono un sentimento. E’, però, anche vero che gran parte dell’eco che risiede dietro ogni sua mossa è dato dal fatto che non si sappia niente sul suo conto. Qui ci viene in aiuto la psicologia della comunicazione efficace. Il fatto che sia tutto così misterioso ci attrae molto di più di quanto non farebbe la figura di una pop star della quale sappiamo tutto. L’aura di mistero attorno a questo personaggio fa si che ognuno di noi si immedesimi un po’ in lui e quindi nelle tematiche che stanno a cuore all’artista.

Per questo motivo ognuno di noi può vedere i murales di Banksy con gli occhi di chi li ha realizzati. Il suo è sicuramente anche un gioco di comunicazione. Probabilmente se tutto d’un tratto si svelasse al suo pubblico perderebbe un po’ (o molta) di quella sua capacità di stupire.

Ci sono diversi fenomeni psicologici dietro la figura di Banksy:

  1. La tendenza sistematica nell’attribuzione delle motivazioni: cerchiamo sempre di attribuire una spiegazione causale in seguito ad un fatto. Il vedere delle opere d’arte in punti che non ci aspetteremmo (la metro di Londra, una casa abbandonata di Venezia, una cabina del telefono di Bristol) ci stupisce. Rimaniamo così colpiti e abbiamo così bisogno di trovare una motivazione a questo stencil in questo punto insolito che raffigura questo fenomeno sociale, che ci fermiamo a riflettere molto più del solito, prendendo così più a cuore l’opera d’arte di Banksy.
  2. La scienza della persuasione: la comunicazione persuasiva, secondo la definizione degli psicologi sociali Hogg e Vaughan, è un messaggio destinato ad un pubblico di cui si intende cambiare un atteggiamento e i comportamenti ad esso collegati. Sicuramente, quindi, il lavoro dell’artista è anche quello del persuasore.
  3. La curiosità: il fatto di non poter sapere quanto vorremmo ci tiene legati a qualcosa molto più del normale. L’Uomo ha bisogno di sapere, la conoscenza è infatti intrinseca nella natura umana. Meno sappiamo e più vorremmo sapere, facciamo infatti di tutto per accaparrarci queste informazioni.
  4. La comunicazione efficace: soprattutto nel 21° secolo quello dell’artista è anche un ruolo da influencer. Sicuramente Banksy è l’influencer più atipico che esista. Ciononostante, il fatto che abbia un suo stile rende le sue opere riconoscibili e fidelizza così il suo pubblico.

Scopri perché Banksy è diverso dagli altri artisi

Quella di Banksy non è un’arte esclusiva. Non si tratta di disegni particolarmente complicati, di giochi di prospettive o della unicità dei suoi pezzi. Banksy gioca sulla denuncia del fatto sociale utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione. L’artista produce decine di copie delle sue opere e realizza murales con temi scomodi nelle zone più disparate delle varie città nel mondo.

Secondo quello ce abbiamo capito di lui in questi anni il suo intento è quello di arrivare al cuore dello spettatore, di coglierlo alla sprovvista nei suoi sentimenti più profondi. E qui sorge spontaneo chiedersi: e non è l’intento di ogni artista? Vero. Tuttavia Banksy vuole cogliere lo spettatore di sorpresa proprio per ottenere un effetto più forte su quel dato tema sociale. In primis, lo si capisce con la scelta dello stile artistico: la Street Art che per definizione rompe gli schemi, ma anche il fatto di non conoscere la sua identità rende le sue opere in un certo senso più imparziali. Infatti, non essendo a conoscenza di tutto ciò che circonda la sua persona, è come se ognuno di noi potesse far propria la denuncia sociale che scaturisce dai suoi lavori.

Il fenomeno Banksy è quindi quel tipo di arte che parte da realizzazioni in luoghi e modalità scomode per arrivare al cuore di tutti noi.

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