Cosa penserebbe Platone della legalizzazione delle droghe leggere? La risposta ne “Le Leggi”

Perché il proibizionismo è un limite per la nostra conoscenza?

Platone

Se spesso la questione dell’uso di sostanze psicoattive viene ricondotta a un problema di buon costume, Platone ci ricorda come il tema coinvolga aspetti ben più importanti.

La legalizzazione pensata bene

Il tema della legalizzazione delle droghe leggere e dell’uso di sostanze che alterino lo stato psicofisico è da sempre uno dei più dibattuti. Dal giovane studente da collettivo all’anziano del bar, dal carabiniere di pattuglia ai magistrati antimafia, dall’attivista più radicale a chi di politica non si è mai interessato, tutti hanno una propria opinione al riguardo. E a ragione, dato che si tratta di un argomento che coinvolge numerosi aspetti della nostra società. Se da una parte è dunque vero che si tratta di una questione tanto seria, dall’altra è facile notare come essa possa scadere in una sterile e superficiale polemica in cui ogni posizione si tinge di bianco o nero, dimenticando le infinite sfumature di grigio tra lo spacciatore causa di ogni male e lo sbirro che commette solo soprusi.

Un dibattito tanto complesso e fondamentale si trasforma così in uno scontro tra stereotipi, in un battibecco moraleggiante che riduce il tutto ad una questione di buon costume e di decoro, ignorando le implicazioni di carattere sociale, culturale ed economico. Per questo, prima di lasciarsi trascinare da questa spirale polarizzante e banalizzante, prima di lasciarsi sedurre da un partito o dall’altro, è necessario riscoprire l’autentica complessità del tema della legalizzazione, così da avere un impatto concreto e consapevole sul Paese e su noi stessi.

Grotta di Zeus, luogo dove si svolge il dialogo de “Le Leggi”

Piacere e conoscenza ne Le Leggi

Possiamo trovare nel vino e nei suoi usi un corrispettivo delle droghe leggere all’interno dell’ultimo dialogo di Platone, “Le Leggi”.  Al suo interno infatti il filosofo, per mezzo delle parole dell’Ateniese, assegna al vino, in quanto sostanza in grado di alterare lo stato della persona che la assume procurando piacere, un ruolo di primaria importanza nell’educazione degli abitanti di una ipotetica città ideale. Vediamo così definirsi un complesso rapporto tra piacere e conoscenza, in cui il primo è utile alla seconda e la seconda ha per oggetto il primo.

Da un lato infatti, spiega Platone, il piacere può essere un utile strumento nelle mani dell’educatore che sa farne buon uso, aiutando a somministrare verità complesse o spiacevoli da apprendere. Come un buon medico che sappia persuadere il paziente ad assumere una medicina sgradevole al paziente senza obbligare quest’ultimo con la forza, allo stesso modo il legislatore, educatore dei concittadini per eccellenza, non deve far uso della violenza per imporre le proprie leggi, ma, consapevole della forza che le passioni esercitano sull’animo umano, servirsi dei piaceri per allevare al meglio i membri della città. Egli dovrà dunque ricompensare i migliori e dovrà far scoprire la bellezza ed il piacere nei modelli di virtù su cui si formeranno i giovani.

Dall’altra parte poi il piacere non può essere ridotto a semplice strumento, ma deve anche elevarsi ad oggetto stesso dell’educazione. Quest’ultima non può in effetti dirsi completa se non è rivolta al controllo delle passioni nella loro totalità, senza limitarsi ad una sola di esse. E’ in questo senso che, nel dialogo, l’Ateniese critica il modello educativo spartano: esso, ripudiando ogni possibile uso del vino, forma validi guerrieri capaci di controllare le proprie paure, ma non i propri piaceri, in quanto non abituati a viverli e a dominarli. Essi vorrebbero cancellare l’influenza che questi hanno sull’anima, ma, cercando solo di ignorarli, non fanno che nascondere la polvere sotto al tappeto. Al contrario, l’assunzione moderata di vino ci mette a confronto col lato più dionisiaco di noi, dandoci l’opportunità di conoscerlo e, per così dire, di venirne a patti, senza ignorarne ingenuamente l’esistenza.

Contro le semplificazioni

Attraverso questo doppio filo che collega piacere e conoscenza, Platone riesce a restituirci almeno in parte lo spessore del dibattito sull’uso di sostanze quali alcolici e droghe leggere e la varietà dei temi ad esso legati. Sebbene la legalizzazione torni ciclicamente ad essere un problema in grado di coinvolgere l’opinione pubblica, il dibattito che se ne genera risulta troppo spesso appiattito, quasi come fosse in realtà una variazione su tema degli stessi scontri stereotipati tra due estremi inconciliabili. Per provare invece a trasformare lo scontro in un incontro e a rendere quest’ultimo fertile senza invece strumentalizzarlo, è necessario, prima ancora di formarci un’opinione, talvolta fragile e facilmente condizionabile, abbandonare ogni tabù e luogo comune, guardando in faccia la questione che ci si presenta ed analizzandola in tutte le sue sfaccettature.

Soltanto così, al di là di ogni possibile esito e di ogni possibile decisione, avremo qualche possibilità di comprendere l’effettiva condizione delle cose e di avere presa sulla realtà.

 

 

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