Baudelaire ricorda l’importanza della salvaguardia dell’oceano, soprattutto considerate le nuove scoperte riguardo la Marea Nera

Baudelaire definiva il mare e l’uomo una cosa sola e, a 10 anni dalla Marea Nera, le sue parole riecheggiano più che mai.

Dopo dieci dall’esplosione della Deepwater Horizon, ci si è resi conto di come il greggio riversato nell’oceano fosse più di quanto si pensasse. E subito viene in mente Baudelaire, che compara l’uomo al mare, sottolineando l’importanza della sua salvaguardia.

 

Dall’aprile del 2010 a oggi: il petrolio della Deepwater Horizon è più di quanto vedono i satelliti

Il 20 aprile di dieci anni fa, un incendio sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon causò 11 morti e quasi 800 milioni di litri di greggio rilasciati nelle acque del Golfo del Messico. L’esplosione avvenne durante la perforazione di un pozzo petrolifero sul fondale oceanico. Nell’arco di due giorni non solo la piattaforma affondò, ma le valvole di sicurezza presenti all’imboccatura del pozzo non funzionarono a dovere, permettendo il rilascio del petrolio, che contaminò l’area circostante.

Fu il peggior disastro petrolifero degli Stati Uniti, con un’area contaminata pari a circa 176 chilometri quadrati. Purtroppo, a dieci anni dalla catastrofe ambientale, si è scoperto che le cifre già allarmanti potrebbero essere ancora più gravi di quanto si pensasse. Finora le osservazioni si erano basate principalmente su dati satellitari. Ma uno studio dell’Università di Miami ha rivelato la presenza di una sorta di petrolio ‘invisibile’ agli occhi dei satelliti, che si sarebbe diffuso portando l’estensione della marea nera ad essere maggiore del 30% rispetto alle analisi precedenti.

Questo ovviamente significherebbe che l’impatto sulla flora e la fauna marina, già drammatico, sarebbe maggiore di quanto si pensasse. In un periodo di lotte per la protezione e la salvaguardia dei mari, una notizia del genere non può che far preoccupare. Anche per questo le parole che Baudelaire scriveva secoli fa sembrano essere sempre di più un inno all’ambientalismo e all’attenzione verso la salute dell’oceano.

 

Baudelaire e il mare

Non è un mistero che Baudelaire denigrasse la natura. A uno spazio verde preferiva l’artificialità di una città di ferro. Nonostante questa sua riluttanza per tutto ciò che non fosse opera umana, vi era qualcosa di naturale che il francese amava: il mare. In un’esistenza avvolta dalla disperazione e dal malessere sia fisico che morale, il viaggio per mare costituiva per il poeta maledetto una temporanea pausa da quello che per lui era lo Spleen e che Montale chiamava il ‘mal di vivere’.

Probabilmente anche per questo scrisse “L’Homme et la Mer”, una poesia fra le tante che compongono il suo “Les Fleures du Mal”. Qui, il poeta definisce il mare lo specchio dell’uomo; qualcosa che permette a quest’ultimo di contemplare, guardandolo, la sua propria anima. Secondo Baudelaire, i due hanno caratteristiche comuni: entrambi sono “tenebrosi e discreti” e “gelosi di conservare i propri segreti”. Le due entità sono “fratelli implacabili”, che si combattono da secoli, ma comunque unite sotto un’unica natura.

 

Le parole di Baudelaire come monito eterno

Queste somiglianze dovrebbero far suonare un campanello d’allarme. Se il mare è effettivamente tanto simile all’uomo come il poeta suggerisce, forse non dovremmo prestarci più attenzione? Più che altro perché permettere la sua distruzione significherebbe distruggere noi stessi. Anche solo per una mera questione biologica, questo l’uomo non dovrebbe permetterlo.

Eppure è successo, e sta continuando a succedere. Forse vedere la Terra come la nostra casa non è abbastanza, ma potrebbe esserlo vedere una parte essenziale di essa come uno specchio di noi stessi. Le nuove scoperte fatte sul disastro della Deepwater Horizon dovrebbero far comprendere come una mancanza di cure possa rivelarsi ben peggiore di quanto già non fosse. Le ripercussioni dell’incidente ancora si trovano dopo dieci anni, e ancora si moltiplicano.

La chiave di tutto è la semplice azione del riflettere: avvelenereste mai voi stessi intenzionalmente? Se la risposta, come è probabile, è no, allora ricordate le parole di Baudelaire: “Il mare è il tuo riflesso; tu contempli la tua anima nel dispiegarsi infinito delle sue onde, e il tuo spirito non è un abisso meno amaro”.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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