Joker, Palazzeschi e la disperata risata davanti ad un mondo che brucia

Quando la società mostra il suo lato peggiore Joker e Palazzeschi si rifugiano nel riso attendendo un’apocolisse rigeneratrice. 

Palazzeschi narra la carica demistificatoria del riso legata ad un sovvertinento dei canoni tradizionali che si concretizza nella poesia tramite giochi lessicali e tramite il ricorso al verso libero. Joker è un criminale affetto da gravi disturbi psichici, in particolar modo da una patologia che lo spinge a ridere istericamente.

A. Palazzeschi, pseudonimo di Aldo P. V. Giurlani

Giocare con la poesia

Aldo Palazzeschi nella poesia “Chi sono io” analizza la propria identità rigettando la classificazione di poeta in quanto non potrebbe parlare di altro se non di follia. Il suo animo grigio, incupito dall’orrore della guerra e dal crollo delle certezze del Novecento, gli impedisce sia di essere un pittore poiché ha a disposizione solo una tavolozza monocromatica sia un “musico” in quanto a conoscenza di un’unica e nostalgica nota. “Follia”, “malinconia” e “nostalgia” rimano con “l’anima mia”, parole-chiave della lirica. L’io narrante si presenta come una lente da porre davanti al cuore per farlo vedere alla gente. Partendo da un’esperienza autobiografica, l’uomo si impegna affinché essa possa essere vista da tutti. La lente ha un significato ambivalente in quanto il porsi come focus che amplifica l’essenza dell’uomo è affiancato ad un’inevitabile deformazione della realtà, filtrando l’ininterrotto fluire della vita. La sua unica certezza è essere “saltimbanco” della propria anima, un poeta che, al tromonto della sua identificazione nel “vates”, vende la propria arte e si serve della poesia per scavare all’interno della propria anima, la sola  cosa che gli appartiene. Ne “L’incendiario”,componimento poetico dedicato a Marinetti, per la prima volta la massa parla, grida allo scandalo, mette alla berlina l’uomo ingabbiato additato come “incendiario” . Tra il ciarpame e l’olezzo della folla si fa largo, secondo un’eco dannunziana, il poeta giunto lì per trovare l’incendiario, la sua creatura da cantare. Il problema della poesia che rischia di risultare ridicola non si elimina ma viene mascherato in quanto la stessa celebrazione di  Marinetti può costituire un elemento su cui ridere. Un nuovo ribaltamento è segnato dal dialogo con figurine differenti in cui ciascuna rappresenta un aspetto di Palazzeschi, del poeta, dell’incendiario mancato, “di carta”. Morta la poesia sublime e colma di alti valori, egli si pone come colui che farà rinascere l’arte in un rinnovamento continuo che è il cardine della teoria dei Futuristi. Il gesto più teatrale, eclatante e rivoluzionario è il dar fuoco alle sue stesse poesie. In chiave di chiusura viene cantata la liberazione dell’incendiario e la creazione di un vero incendio che possa bruciare tutto in attesa di rinascita, sperando nell’Apocalisse.

Quando la risata diventa una patologia

In “Joker” di Todd Phillips, Arthur Fleck È un comico fallito che vive con la madre Penny nei bassifondi di Gotham City in una condizione di progressiva alienazione accompagnata da depressione dilagante. L’uomo soffre di un raro disturbo che gli causa risate nervose in momenti di tensione. Costretto a fare il clown per pagarsi da vivere, è fortemente frustrato a causa della alla mancanza di talento che gli impedisce di realizzare il suo più grande sogno, diventare un cabarettista di successo. Incastrato da un suo collega, perde il lavoro in seguito ad una follia omicida che lo ha spinto a sparare a dei teppisti. L’aspirante sindaco Wayne introduce una serie di imposte che nuociono alle finanze delle classi sociali meno abbienti. La popolazione inizia ad opporsi alle sue riforme ed in segno di protesta un crescente numero di cittadini indossa una maschera con il volto dell’assassino dei tre yuppies di Wayne. Il forte malessere, acuito da continue violenze psicologiche, porta l’uomo a diventare fortemente intollerate e ad avere allucinazioni, tra cui una relazione amorosa immaginaria con la sua vicina Sophie. Ogni gesto viene amplificato nella sua percezione spingendolo a diventare un criminale o, al contrario, a mostrare ammirazione assoluta. Joker arriva persino ad assassinare Penny accusandola di avergli rovinato la vita: la stabilità mentale dell’uomo ha vacillato ancor di più dopo aver scoperto dalle corrispondenze della madre di essere figlio illegittimo di Wayne. Infiltratosi ad una festa riesce a parlare con l’uomo, il quale afferma che Penny ha immaginato un rapporto con il suo idolo, disturbo testimoniato da alcuni referti che trova in archivio. Joker soffoca la madre allettata rendendola responsabile dei suoi traumi perché impegnata con un uomo che ha praticato per anni violenze psicologiche e fisiche su di lui.

“L’incendiario” di Palazzeschi

Non ci resta che ridere

Il poeta aderisce completamente alle vicende del mondo giungendo alla conclusione che in un mondo in cui tutto va distrutto, in cui piangere è l’unica cosa che resta da fare, lui preferisce ridere. Joker afferma che, nonostante avesse sempre creduto che la propria vita fosse una tragedia, essa è invece una commedia in cui ridere rimane l’unico modo di reagire alle nefandezze della vita. Ne “Il cavaliere oscuro” Joker afferma che per uomini come lui, disinteressati alla logica, tutto ciò che conta è veder bruciare il mondo in attesa di un Caos che, tramite una distruzione completa, possa essere il punto di partenza per una nuova società: una forma di civiltà equa come equo è il Caos stesso.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.