Anche i fumetti sono opere letterarie, Italo Calvino lo mostra in Ti Con Zero

Il fumetto è sempre stato considerato infantile e poco costruttivo, ma può questo diventare un’opera letteraria?

I fumetti hanno ammaliato intere generazioni con le loro storie e le loro rappresentazioni. In molti pensano ancora che sia un genere più adatto ai bambini e agli adolescenti, ma sin da subito ha messo da parte la sua dimensione fantastica, ironica e colorata per trattare di temi molto più concreti. Uno dei primi a dimostrarcelo è proprio Italo Calvino.

 

Italo Calvino

Italo Calvino nasce nel 1923 ed è uno dei maggiori autori della letteratura italiana contemporanea. Durante i suoi anni di attività aderisce a movimenti culturali come il Neorealismo e il Postmoderno, regalando all’orizzonte letterario diverse riflessioni sia sulla società contemporanea che sul modo di fare letteratura. La sua vasta produzione è inaugurata da Il sentiero dei nidi di ragno collocabile all’interno del movimento neorealista. A questo primo romanzo, pubblicato nel 1947, seguirà un periodo allegorico-fantastico di cui fa parte la trilogia de I nostri antenati. La sperimentazione di Calvino comincerà però negli anni Sessanta, quando inizierà a concepire la letteratura come un gioco combinatorio: il primo prodotto di questa esperienza è stato Il castello dei destini incrociati. La sua sperimentazione continuerà fino a raggiungere l’espressione massima ne Le città invisibili e in Se una notte d’inverno un viaggiatore.

 

Il fumetto

Per fumetto si intende una narrazione costituita da soli elementi grafici. La data canonica della sua comparsa è il 5 Maggio del 1895 e nasce grazie al vignettista americano Outcalt che ebbe la fantastica idea di raccontare alcuni fatti attraverso un bambino vestito di giallo, chiamato appunto Yellow Kid. Il testo venne collocato all’interno di nuvolette molto simili a delle nuvolette di fumo che conferirono al genere il nome di ”fumetto”.

Uno dei primi esempi di fumetto: Il bambino giallo e il suo nuovo fonografo.

In Italia il primo fumetto comparve il 27 dicembre 1908 quando la pedagogista Paola Lombroso e Silvio Spaventa Filippi ne curarono l’apparizione come supplemento del Corriere della Sera. Nacque così il Corriere dei Piccoli, caratterizzato da illustrazioni ispirate a testi letterari o teatrali, che conferivano alla narrazione un forte impianto didascalico ed educativo.

Nel momento in cui il fumetto comincia ad avere più visibilità, subisce una vera e propria aggressione. Le denigrazioni cominciarono negli USA ma si spostarono sin da subito in Europa dove gli fu attribuita la responsabilità della decadenza dei costumi delle nuove generazioni. La scuola bandì le cosiddette ”nuvolette”, mentre si aprivano degli studi di sociologia sui giovani che vennero etichettati come ”gioventù bruciata”. Per fortuna non tutti la pensarono allo stesso modo: per quanto alcune classi sociali e politiche provarono a limitarne o addirittura bandirne il commercio, questi si affermarono sempre di più.

Calvino e il fumetto

Gli anni più preoccupanti per il fumetto furono gli anni Quaranta. Durante questo arco di tempo gli attacchi furono veramente tanti, ma per fortuna intellettuali come Vittorini si curarono ben poco delle polemiche e cominciarono a dare spazio alle nuvolette. Vittorini aveva già pubblicato piccole parti di Popeye, un’intervista di Walt Disney e alcuni scritti a favore del fumetto in cui venivano appoggiate le sue qualità e potenzialità narrative.

Anche Italo Calvino mostrò sin da subito un forte interesse per la rappresentazione grafica delle storie. Sembra che questa passione sia nata quando era ancora bambino ed era solito guardare i disegni del Corriere dei Piccoli. Pur essendo così piccolo da non sapere ancora leggere e scrivere, quelle immagini gli davano la possibilità di inventare i dialoghi e di conseguenza ”capire” ugualmente la storia. Per fortuna questo amore non cessò con la maturità.

 

Calvino credeva molto nel potere delle immagini ed è proprio per questo che in Ti con Zero –per l’esattezza nel racconto L’origine degli uccelli- il famigerato Qfwfq (nome impronunciabile che Calvino utilizzerà appositamente) racconta la prima apparizione degli uccelli intersecando il racconto con la descrizione delle vignette, considerando anche la loro posizione e le soluzioni grafiche. Finito il suo lavoro Calvino ammetterà di esser convinto che quella storia sarebbe stata ancora più bella se fosse stata un fumetto vero e proprio. Dobbiamo considerare che Calvino scrive questo racconto negli anni Sessanta e che in questo momento i suoi studi sono all’apice della sperimentazione. Pur avendo a disposizione mezzi molto più ricercati, un nuovo modo di analizzare i testi e una grande varietà di linguaggi, Calvino si rivolge al fumetto come mezzo di narrazione-scritta. Perché?

Il fumetto come tutti gli altri linguaggi in cui interagiscono forme verbali e non, dà la possibilità di percorrere una narrazione senza tralasciare dettagli e significati. Oltretutto permette di dare al lettore un quadro molto più chiaro dei luoghi e degli eventi. La potenzialità di questo linguaggio misto sta proprio in questo: riesce a sollecitare molto di più il lettore e ad attirare la sua attenzione grazie ai colori e alle immagini. Inoltre, grazie alla sua conformazione a vignetta, ”costringe” chi lo produce ad utilizzare frasi molto sintetiche e di conseguenza creare una conversazione molto più lineare che non lascia a chi la legge molte possibilità di sbagliare.

Calvino aveva già individuato tutte queste caratteristiche ed è proprio per questo che afferma che la forma del fumetto sarebbe stata ancora più indicata per la sua storia, attribuendogli così lo status di opera letteraria. Non è un caso che ne le Lezioni Americane pubblicate nel 1985, illustra le sei caratteristiche per lui più importanti di un testo e che queste possano essere considerate una sintesi del linguaggio visivo: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Molteplicità, Concretezza e Visibilità. D’altro canto sarà Calvino stesso ad attribuire la particolarità della sua formazione a quegli anni e a ritenersi fortunato di esservi nato: ”L’esperienza della mia prima formazione è già quella d’un figlio della ”civiltà delle immagini”, anche se essa era ancora agli inizi, lontana dall’inflazione di oggi. Diciamo che sono figlio di un’epoca intermedia, in cui erano molto più importanti le illustrazioni colorate che accompagnano l’infanzia, nei libri e nei settimanali infantili e nei giocattoli. Credo che l’essere nato in quel periodo ha marcato profondamente la mia formazione.”

 

 

 

 

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