Ziggy Stardust è l’alter-ego di David Bowie ripreso da Achille Lauro al festival di Sanremo. La sua storia parla dell’incontro tra la rockstar e una civiltà aliena

Nel 1972 uscì l’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. L’album è uno dei punti più alti della carriera di Bowie e parla di un mondo sull’orlo dell’apocalisse in cui l’ultimo eroe è un ragazzo diventato rockstar grazie ad un aiuto alieno.

Ziggy Stardust e il suo incontro con una civiltà aliena
In molti si sono chiesti chi sia Ziggy Stardust, il personaggio interpretato da Bowie in molti concerti e ripreso da Achille Lauro nel suo duetto con Annalisa a Sanremo. Si tratta del protagonista del concept album omonimo nel quale, canzone dopo canzone, viene narrata la sua storia. Ziggy è un ragazzo che vive in un mondo prossimo al tramonto, in cui tutte le risorse sono state consumate dall’uomo. L’incontro con una civiltà aliena, che si metterà a comunicare con lui attraverso una radio, lo farà portatore del messaggio degli uomini delle stelle. La sua figura è a metà tra quella di un messia e quella di una rockstar. Dell’album fanno parte diverse tra le canzoni più famose di Bowie: Moonage Daydream, Starman, Ziggy Stardust, Suffragette City e Rock’n’roll Suicide.

L’equazione di Drake per capire se siamo soli nell’universo
L’idea di entrare in contatto con una civiltà aliena affascina gli esseri umani ormai da più di un secolo. L’ultimo capitolo di quella che per ora è solo una suggestione è stato il tentativo di invasione dell’Area 51 lo scorso settembre, poi tramutatosi pacificamente in festival della fantascienza. C’è tuttavia stato un tentativo da parte dello scienziato Frank Drake di stimare il numero di civiltà aliene presenti in questo momento nella Via Lattea con le quali potremmo venire, un giorno, in contatto. Il risultato del suo studio è l’equazione che porta il suo nome. In essa rientrano una serie di parametri come il tasso di formazione di nuove stelle nella Via Lattea, la frazione di stelle che possiedono pianeti, il numero di pianeti in grado di ospitare la vita, la possibilità che la vita si sia sviluppata dando origine a esseri intelligenti e in grado di comunicare, la durata di queste possibili civiltà aliene.
Naturalmente il problema più impegnativo per la ricerca è quello di determinare il valore dei parametri che figurano nell’equazione. Esistono considerevoli divergenze sul valore da attribuire a ciascun parametro, le quali si traducono in un profondo disaccordo sul valore finale del numero di civiltà aliene. Secondo le stime più recenti, sarebbero 23,1 le civiltà extraterrestri esistenti in grado di comunicare, in questo momento, nella nostra galassia.

Il paradosso di Fermi: dove sono tutti?
A frenare l’entusiasmo dei seguaci di Drake fu lo stesso Enrico Fermi, il quale propose il seguente paradosso:
“Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono tutte quante? Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non ne abbiamo ancora ricevuto le prove, come trasmissioni radio, sonde o navi spaziali?”
In molti hanno provato a risolvere il paradosso nei modi più svariati. Potremmo essere effettivamente soli, oppure potremmo essere semplicemente troppo lontani nel tempo e nello spazio da altre civiltà (per esempio potrebbero trovarsi in un’altra galassia oppure essere già estinte). Infine si potrebbe giustificare l’assenza di alieni dicendo che esistono, ma non sono in grado di comunicare o addirittura non vogliono comunicare.

Sia in un caso che nell’altro, è bene ricordare che la formula di Drake e, di conseguenza, il paradosso di Fermi non sono formulazioni fatte con rigore scientifico. Si tratta, piuttosto, di semplici speculazioni su un tema molto più complesso di quanto possa sembrare. Per esempio, la stima dei parametri dell’equazione di Drake mantiene un margine di inaccuratezza che è al momento inaccettabile: qualunque risultato essa fornisca non ha alcun tipo di validità. D’altro canto, anche il paradosso di Fermi avrebbe senso solo con un numero enorme di civiltà aliene, mentre perde di significato se si considera la vita come rarità all’interno dell’Universo.
Quanto che si può evincere da queste speculazioni è che se vogliamo un incontro con una civiltà extraterrestre, per il momento, dovremo accontentarci dei film di Steven Spielberg o degli album di David Bowie.
