Cambiano le regole per l’istruzione. Ma l’educazione scolastica non basta, serve quella estetica: parola di Schiller

Schiller spiega la necessità di un’educazione estetica accanto a quella scolastica meramente cumulativa.

Cambiano ancora le regole della scuola: obbligatoria la materna, i bambini in classe già a tre anni. Il ministero autoproclama la sua come una vera e propria rivoluzione scolastica. Come riportato da Il Messaggero, secondo la vice-ministra Anna Ascani, “Più che di obbligo parlerei di un diritto da garantire: il diritto dei bambini ad andare a scuola a 3 anni, a poter accedere a questo primo step della formazione e dell’educazione. è noto che i bambini che partono dalla scuola dell’infanzia hanno meno difficoltà negli studi ed escono meglio dal percorso formativo“. “È un dovere garantire – continua la vice-ministra – questa condizione a tutti i bambini, anche a quelli che, vivendo in condizione di disagio non solo economico ma anche sociale, non frequentano la scuola dell’infanzia”. Un’idea indubbiamente importante questa che arriva dal ministero dell’istruzione e che sarà sul tavolo della maggioranza nel corso dei prossimi mesi. E come si sa, il sistema italiano è uno fra i migliori al mondo dal punto di vista della preparazione dei suoi studenti. Ma cos’è allora a mancarci davvero? Schiller risponderebbe semplicemente: un’educazione estetica.

Una sensibilizzazione per la moralità

L’educazione estetica coincide prima di tutto, secondo la definizione schilleriana, con la possibilità di agire sull’inclinazione morale attraverso la bellezza. Il punto di partenza del filosofo tedesco era infatti quello di ridefinire la moralità in un momento storico in cui, secondo lui, questa veniva meno. L’agire morale non può però essere imposto ”dall’alto” secondo regole ben precise e valide sempre: è necessario che l’uomo sia sensibile, e che a partire da questa sua profonda umanità scopra l’azione etica più consona alle circostanze in cui deve muoversi. E questa sensibilizzazione non può che avvenire attraverso l’esperienza estetica. Questo perché l’arte ci educa, allena la nostra emotività, dalla quale il nostro agire non può assolutamente prescindere; e fa emergere, soprattutto, la nostra umanità. Secondo Schiller il rapporto tra Stato e individui non può consistere nella semplice imposizione della legge morale o, in parole ancor più forti, nell’annullamento dell’individualità. Questo perché l’esperienza estetica intesa come vera e propria umanizzazione rende prima di tutto liberi. ”Attraverso la bellezza ci si incammina alla libertà”, dirà infatti Schiller nella seconda lettera dell’Educazione estetica. L’agire morale dell’uomo ha bisogno di un’empatia e di una sensibilità di fondo che solo l’arte sembra fornirci.

Friedrich Schiller (1759-1805)

L’educazione estetica dell’uomo

La bellezza nell’ottica schilleriana non è un ornamento, ma un vero e proprio valore. Ogni uomo porta in sé il gene dell’uomo ideale, la versione più alta di se stesso, alla quale deve essere educato attraverso l’estetica. È solo così che le facoltà umane possono trovare una loro armonia altrimenti impossibile: l’educazione alla bellezza, cioè, compiendo l’umanità di un individuo fa di lui anche un ”uomo intero”, in cui i conflitti che lo attraversano da sempre vengono meno. Il progetto di Schiller ha quindi non solo una natura morale ma anche e prima di tutto antropologica. Perché la vera esigenza della modernità è non tanto lo sviluppo intellettuale, quanto più l’educazione del sentimento.

ancora Schiller, qualche anno prima della sua morte

Attualità del messaggio schilleriano

Di intellettuali e intellettualismo il mondo contemporaneo abbonda ampiamente, e la ricerca in quel senso di certo non ci manca. Quello che manca, molto spesso, è l’educazione al sentimento tanto conclamata dal poeta e filosofo tedesco. Basterebbe che fossimo educati alla bellezza, ad esempio, della narrazione per essere aperti ad ascoltare le storie altrui se pur molto diverse dalle nostre; o che sapessimo contemplare un’opera d’arte, così da avere l’occhio ben disposto a fermarci di fronte a qualsiasi cosa per riconoscere il valore ancor prima di giudicare. Insomma, Schiller lo diceva già nel 1795, ma il suo progetto – per quanto utopico – resta attuale e necessario: non basta il puro nozionismo, bisogna che l’uomo sia educato alla sensibilità perché è solo in questo che risiede la possibilità di una sua più profonda umanizzazione.

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