L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo

Oggi 17 febbraio 2020 ricorre il 420esimo anniversario del rogo dove perse la vita Giordano Bruno

Il 17 febbraio del 1600, in Campo dei fiori a Roma, trovò la morte Giordano Bruno, bruciato vivo dopo la scomunica, l’espulsione dall’ordine domenicano e la sua condanna alla pena capitale dopo il processo tenuto dal tribunale dell’Inquisizione. Il suo pensiero e il suo non ritrattare mai le sue idee, come fece per esempio Galileo, fecero sì che ciò avvenne.

Il domenicano eretico: vita, filosofia e condanna di Giordano Bruno

Filippo Bruno, noto con il nome di Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), è stato un filosofo, scrittore e frate domenicano italiano vissuto nel XVI secolo. Il suo pensiero, inquadrabile nel naturalismo rinascimentale, fondeva le più diverse tradizioni filosofiche — materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica, influssi ebraici e cabalistici — ma ruotava intorno a un’unica idea: l’infinito, inteso come l’universo infinito, effetto di un Dio infinito, fatto di infiniti mondi, da amare infinitamente. Nel 1576 la sua indipendenza di pensiero e la sua insofferenza verso l’osservanza dei dogmi si manifestarono inequivocabilmente. Bruno, discutendo di arianesimo con un frate domenicano, Agostino da Montalcino, ospite nel convento napoletano, sostenne che le opinioni di Ario erano meno perniciose di quel che si riteneva, nel 1592 all’inquisitore veneziano dei suoi dubbi sulla Trinità, ammettendo di aver «dubitato circa il nome di persona del Figliolo e del Spirito Santo, non intendendo queste due persone distinte dal Padre»[18] ma considerando, neoplatonicamente, il Figlio l’intelletto e lo Spirito, pitagoricamente, l’amore del Padre o l’anima del mondo, non dunque persone o sostanze distinte, ma manifestazioni divine. Nel corso della sua breve vita, cercando di fuggire dell’ambiente italiano dove vede il rischio della condanna sempre su di sé, ha modo di viaggare in tutta Europa, dove viene ba contatto con le idee del mondo anglosassone be francese; sappiamo che va a Londra, in Germania e in Francia principalmente. Al suo ritorno in Italia viene incarcerato, processato e condannato a morte.  Dal 1889, in omaggio al grande filosofo, a Campo dei fiori è ben visibile la statua eretta in ricordo del domenicano eretico.

 

Le tesi eretiche e il processo al frate domenicano, dal 1591 al 1600.

Nell’agosto del 1591 il filosofo tornò in Italia, a Venezia, dove dal marzo del 1592 alloggió presso un nobile veneziano interessato alle sue lezioni di magia e di tecniche per la memoria; il 21 maggio Bruno informò il Mocenigo di voler tornare a Francoforte per stampare delle sue opere: questi pensò che Bruno cercasse un pretesto per abbandonare le lezioni e il giorno dopo lo fece sequestrare in casa dai suoi servitori. Il giorno successivo, il 23 maggio, Mocenigo presentò all’Inquisizione una denuncia scritta, accusando Bruno di blasfemia, di disprezzare le religioni, di non credere nella Trinità divina e nella transustanziazione, di credere nell’eternità del mondo e nell’esistenza di mondi infiniti, di praticare arti magiche, di credere nella metempsicosi, di negare la verginità di Maria e le punizioni divine. Giordano Bruno fu arrestato e tratto nelle carceri dell’Inquisizione di Venezia, in san Domenico a Castello. Dopo aver chiesto perdono per gli «errori» commessi, si dichiara disposto a ritrattare quanto si trovi in contrasto con la dottrina della Chiesa. L’Inquisizione romana chiede però la sua estradizione, che viene concessa, dopo qualche esitazione, dal Senato veneziano. Il 27 febbraio 1593 Bruno è rinchiuso nelle carceri romane del Palazzo del Sant’Uffizio. Nuovi testi confermano le accuse e ne aggiungono di nuove. Dopo le nuove accuse e le torture subite nel 1597, Giordano Bruno è pronto a ritrattare tutto, ma nessuno gli crede. Il 12 gennaio 1599 è invitato ad abiurare otto proposizioni eretiche. La sua disponibilità ad abiurare, a condizione che le proposizioni siano riconosciute eretiche non da sempre, ma solo ex nunc, è respinta dalla Congregazione dei cardinali inquisitori, tra i quali il Bellarmino. Nell’interrogatorio del 10 settembre Bruno si dice ancora pronto all’abiura, ma il 16 cambia idea e infine, dopo che il Tribunale ha ricevuto una denuncia anonima che accusa Bruno di aver avuto fama di ateo in Inghilterra e di aver scritto il suo Spaccio della bestia trionfante direttamente contro il papa, il 21 dicembre rifiuta recisamente ogni abiura, non avendo, dichiara, nulla di cui doversi pentire. L’8 febbraio 1600, al cospetto dei cardinali inquisitori e dei consultori Benedetto Mandina, Francesco Pietrasanta e Pietro Millini, è costretto ad ascoltare in ginocchio la sentenza che lo scaccia dal foro ecclesiastico e lo consegna al braccio secolare. Dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso, il 17 febbraio, con la lingua in giova – serrata da una mordacchia perché non possa parlare – viene condotto in piazza Campo de’ Fiori, denudato, legato a un palo e arso vivo. Le sue ceneri saranno gettate nel Tevere.

La concezione dell’uomo libero nel pensiero del filosofo italiano Giordano Bruno

“L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo”: questa è una tra le frasi più celebri del filosofo italiano. Nel corso della sua vita Bruno non è nuovo ad avvicinarsi a posizioni liberali ed innovative, che cercarono di rivoluzionare il mondo moderno e poste sotto accusa dalla chiesa in piena controriforma. Bruno infatti difende anche le tesi di Niccolò Copernico e le neo correnti razionalisti he che si affacciavano in Europa. La libertà a cui lui fa riferimento è infatti quella di pensiero e di espressione, la libertà di poter scegliere a cosa credere e poter scegliere chi essere; questo pensiero portò Bruno alla morte, insegnando i a lottare per le nostre idee e a non cedere a compromessi. Solo noi contemporanei possiamo capire questa importanza, ma è fondamentale che noi conosciamo questo filosofo per poter capire come cambiò il senso di libertà nel pensiero italiano del 1600.

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