Il Superuovo

Cosa pensano Vasco e Pirandello della vita? Ti sei mai chiesto che senso abbia?

Cosa pensano Vasco e Pirandello della vita? Ti sei mai chiesto che senso abbia?

Vasco ci pone la fatidica domanda: esiste un senso a questa vita?

I laghi sono ghiaccio, le lacrime cristalli di vetro nell’inverno senza tempo. L’esistenza ha un limbo, un punto morto dove poter respirare davvero? Dove si trova la libertà, dove si può trovare un senso a questa transitoria esistenza?

Senti che bel vento, non basta mai il tempo

Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha. Vasco illumina la strada del dubbio, tutti moriamo recisi come fiori in inverno. Esistere significa vivere sapendo di dover andarsene, essere consumati dal mistero di un altrove senza riuscire mai a trovare una risposta. Siamo per natura chiamati a ricercare l’impossibile, il segreto dalle labbra sigillate. Avere coscienza di sé ci porta ad accogliere un vuoto dove si agita un’arsura inestinguibile di sapere. La vita continua anche senza di noi, domani arriverà lo stesso, tutto continuerà a scorrere in un’indifferenza soffocante, in un moto incessante e senza respiro. Quale sia il senso della vita? La risposta ci spaventa, abita il caos e spesso preferiamo ignorarla e affogare nei sentieri del mondo. Arriva la morte e ci pare di non aver vissuto abbastanza. Il seme del dubbio si annida nelle pagine della vita, ha le radici nella paura dell’assenza e dell’eternità. Senti che bel vento, non basta mai il tempo. Vasco invita gli uomini ad amare il vento, il sapore amaro dei momenti che vanno, questa precarietà che ci toglie tutto, che è tutto quello che abbiamo.

Il peso della vita secondo Luigi Pirandello

La vita per Pirandello è una molto triste buffoneria, essa è priva di senso, abita la terra del caos e del disordine. L’uomo si veste di certezze, di ideali per nascondere la pesante inconsistenza dell’esistenza. Ci cristallizziamo nelle forme della vita per avere in cambio l’illusione di una stabilitá che ci consuma e ci fa affogare nella ripetizione. Viviamo nel mondo delle forme, delle maschere dove tutto è una prigione e l’unica possibilità di evasione è la morte. Il nome, la famiglia, il lavoro sono etichette e trappole che ci impediscono di essere. Cosa accadrebbe se il muro delle tue convinzioni che hai costruito con cura, dietro il quale nascondi la paura dell’abisso, crollasse, avrebbe ancora senso per te vivere? Sicuramente ricercheresti altre certezze, altre carceri che incatenino la tua esistenza. Cosa accade a chi capisce il gioco delle forme? Chi toglie il velo dagli occhi non può che vedersi vivere senza potersi più ingannare, è anzitempo morto. Cosa rimane dell’uomo senza illusioni o sogni? Non resta nulla, solo un grumo di cenere disperso nel vento.

Ha un senso vivere oggi?

Molti dicono di no, o perlomeno non ci pensano. Pensare è troppo faticoso, meglio nascondere la paura della morte dietro un altro videogioco o dietro un’altra routine ciclica. Tanto Dio è morto, l’ha detto Nietzsche, e gira la voce che la Chiesa sia corrotta dalla testa ai piedi, non sappiamo perché viviamo e nemmeno ci importa saperlo, abbiamo la vita davanti, prima o poi tutti si muore. Basta fare domande, non ci sono punti di riferimento, finirebbero tutte sul vago e in tante risposte superficiali. Non dobbiamo pensare in questo modo. Se ci spogliassimo di ogni ideale che senso avrebbe vivere? Che senso avrebbe creare vita? I figli subirebbero lo stesso dolore esistenziale inflitto ai padri e alle madri, sentirebbero lo stesso vuoto sotto i piedi e la malinconia nell’animo, rimarrebbero come un porto senza navi, un leone senza preda, un urlo soffocato nella notte. Prendi in mano il tuo destino, la tua scelta e portala avanti fino ai piedi della morte. Nessuna cosa è certa, credi per vivere o scegli di non credere caricando sulle spalle stanche il peso di questo sentiero. Vivi di domande, corri lungo le strade del mistero, sfida il tempo e la vita guardandola con la meraviglia di un fanciullo. Chi ha seminato il dubbio nei nostri pensieri, a chi giova questo viaggio senza meta? Il senso della vita non si deve cercare in alto ma nelle piccole cose, in una tazza di caffè al mattino, nell’attesa del Tram, nel ritmo disarmonico del temporale, nella felicità spontanea, in uno sguardo di complicità, nella sofferenza della perdita, nella terra zuppa di lacrime. Forse non esiste un senso, forse la vita è bella proprio per questo.

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