Il Superuovo

La conferenza di Palermo e gli interessi italiani in Libia

La conferenza di Palermo e gli interessi italiani in Libia

Lunedi 12 novembre si sono aperti i lavori della conferenza di Palermo, vertice organizzato dal governo italiano per permettere ai numerosi vertici libici di collaborare per l’unificazione della Libia ad un tavolo comune. Dopo ore di attesa la presenza del generale Haftar sembra essere un segnale positivo. La situazione però risulta complicata e gestire questo banco diplomatico sarà una importante sfida per l’Italia che vuole prendere le redini di questo processo di unificazione.

conferenza di Palermo
Stretta di mano tra il premier Conte e il generale Haftar

La complessità geopolitica della Libia

La Libia è un paese diviso. A partire dal 2012, a seguito della caduta del regime del dittatore Gheddafi, una situazione di forte instabilità politica imperversa nel paese causando un forte decentramento di potere. Oggi la Libia è divisa in tre grandi regioni: ad nord-ovest la Tripolitania, ad Est la Cirenaica e a sud-ovest il Fezzan. La capitale della Tripolitania è Tripoli, sede del governo di accordo nazionale che controlla formalmente la regione ed è riconosciuto dalla comunità internazionale. Nel Fezzan troviamo il cuore del deserto del Sahara ed è una ragione abitata prevalentemente da tribù tuareg semi-nomadi. La Cirenaica invece è sotto il controllo del generale Haftar nominato ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore dal governo cirenaico di Tobruk che non gode del riconoscimento delle Nazioni Unite. La situazione geopolitica della Libia, che già a primo impatto apparre complessa, non può essere ridotta alla sola divisione in due regioni che si contendono il dominio del paese. A contendersi il dominio del paese sono invece circa 300 milizie secondo le stime. Il potere militare della Libia è infatti frammentato tra queste numerosissime milizie che si contendono zone più o meno ampie del paese, riferendosi a uno o all’altro governo, ma spesso agendo in maniera indipendente. Mentre il governo di Tobruk può godere dell’appoggio militare dell’esercito nazionale libico (peraltro composto anche da diverse milizie che rispondono a Haftar) il governo di Tripoli non gode di un apparato militare forte quindi si appoggia alla protezione di alcune grandi milizie vicine a Fratelli Musulmani che godono di finanziamenti occidentali per la lotta al terrorismo islamico.

conferenza di Palermo
In viola il territorio controllato dal governo di Al-Sarraj, in rosso quello controllato da varie milizie che rispondono all’esercito nazionale libico, in rosa i territori sotto controllo delle tribù semi-nomadi tuareg

Le milizie godono inoltre di un vasto potere di controllo sui i pozzi petroliferi tanto che per una compagnia petrolifera per lavorare in Libia è necessario stringere accordi coi miliziani. ENI è una tra le poche grandi aziende energetiche che è riuscita a non abbandonare il territorio libico negli ultimi anni proprio grazie ad un ottima strategia amministrativa che tramite accordi con le milizie ha permesso e tuttora permette alla compagnia di lavorare in sicurezza.

Capita frequentemente che alcune milizie entrino in conflitto tra loro per contendersi la protezione di territorio o il controllo dei pozzi petroliferi. I recenti scontri a Tripoli tra la Settima Brigata e le milizie filo-governative hanno radici simili. Naturalmente dietro agli interessi materiali di questi conflitti sono celati retroscena politici molto difficili da comprendere che riguardano principalmente i finanziamenti che le milizie ricevono e che influenzano gli interessi delle stesse.

conferenza di Palermo
Scontri tra milizie per le strade di Tripoli

La conferenza internazionale sulla Libia a Palermo

Ieri a Villa Igiea a Palermo si è aperta la conferenza internazionale sulla Libia che durerà due giorni nei quali si cercherà di instaurare un dialogo tra le numerose parti coinvolte nello scacchiere libico. Tra i presenti possiamo contare la presenza di Khalid Almishri, presidente del Parlamento di Tripoli, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk Aguila Saleh, il presidente egiziano Al-Sisi, il ministro degli Esteri francese e il sottosegretario agli Esteri tedesco. Sono presenti alla conferenza anche Donald Tusk (presidente del consiglio UE), il presidente del consiglio russo Medvedev, il presidente algerino Ouyahia, quello tunisino Essebsi oltre l’inviato dell’Onu in Libia Salamè e a una delegazione turca. In giornata si è presentato a Palermo anche l’ospite più atteso, il generale Haftar, la cui presenza, dubbia fino al suo arrivo, può essere già considerata un notevole traguardo diplomatico per il governo italiano. Fonti libiche infatti avevano lasciato trapelare che Haftar non avrebbe presenziato alla conferenza a causa della presenza all’incontro di alcune delegazioni vicine a Fratelli Musulmani, rivali politici e militari del generale vicini al governo di accordo nazionale di Al-Serraj. Arrivato a Palermo in serata, dopo un breve colloquio con Conte Haftar ha disertato la cena, a cui è stato assente anche il premier russo. A seguito dell’arrivo di Haftar a Palermo i media dell’esercito nazionale libico hanno subito comunicato che il generale non avrebbe partecipato ai lavori della conferenza. In mattinata però si è tenuto un incontro voluto da Conte a cui hanno partecipato sia Haftar sia il rivale Al-Serraj, che al termine dell’incontro si sono stretti la mano. Nonostante questo incontro Haftar sembra comunque intenzionato a non sedersi al tavolo con i rappresentanti delle forze legate al fronte islamico come Turchia e Qatar.

La stretta di mano tra Haftar e Al-Sarraj alla fine del vertice con Conte e i rappresentanti di altri paesi (fonte: ANSA)

L’obiettivo della conferenza non è fermare il conflitto libico, troppo complesso per essere risolto sul piano diplomatico, ma fare passi avanti per stabilizzare il paese favorendo un processo di unificazione nazionale auspicato dall’Onu e appoggiato dall’Italia. La discussione prevista nella plenaria di oggi pomeriggio verterà sui temi sicurezza ed economia, i primi punti da affrontare per facilitare il processo di unificazione che permetterebbe di ricostruire l’impianto istituzionale libico necessario per lo svolgimento del processo democratico. La conferenza servirà soprattutto a capire se ci siano margini per un accordo tra tutte le parti dello scacchiere libico e se l’Italia riuscirà a prendere la guida di questo processo. Il tentativo da parte della Francia di Macron di assumere la leadership sulla questione libica, a partire dall’incontro di Parigi organizzato a maggio tra i vertici francesi e quelli libici per proporre una soluzione giudicata dall’Onu irrealizzabile senza misure preventive.

Gli interessi strategici italiani in Libia sono molteplici. Il primo riguarda un tema assai caro all’opinioni pubblica italiana odierna e si tratta dell’immigrazione. La strategia italiana attuata dall’ex ministro degli interni Marco Minniti e strategicamente portata avanti dall’attuale governo si fonda su accordi e finanziamenti al governo di accordo nazionale di Tripoli. Da questo punto di vista, considerando anche il peso politico che l’elettorato italiano da al tema immigrazione, la Libia ha un grande potere contrattuale sull’Italia proprio perchè ha il potere di aprire e chiudere i rubinetti di migranti. Il secondo interesse dell’Italia in Libia è di natura energetica. Il paese infatti è il primo produttore di petrolio in Africa e soddisfa il 30% del nostro fabbisogno nazionale. Inoltre ENI, prima azienda energetica in Italia, nutre ingenti affari in territorio libico che possono essere gestiti solo il tramite della diplomazia politica. Per questi motivi è fondamentale che l’Italia assuma la leadership nel processo di unificazione della Libia. Il processo è lungo e difficile, secondo molti osservatori addirittura irrealizzabile, ma sicuramente questa conferenza e gli ospiti che è riuscita ad attirare sono un punto da cui partire. Vedremo come si concluderà e quali scenari aprirà.

Edoardo Dal Borgo

 

 

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