L’uomo era stato condannato nel 2007 alla pena capitale per due efferati omicidi commessi anni prima. Sono stati ben due i rinvii dell’esecuzione: prima nel novembre 2017 e successivamente a luglio dell’anno scorso. L’assassino ha rifiutato di difendersi dall’accusa e chiedeva al giudice competente di procedere all’uccisione. “Sono stato molto chiaro sul mio desiderio di essere giustiziato, anche se non è possibile evitare la sofferenza”. Così Dozier commentava il rinvio dell’esecuzione, ordinato dal giudice Elizabeth Gonzalez su suggerimento della causa farmaceutica Alvogen. Il timore era che egli soffrisse durante l’esecuzione, come accaduto ad altri condannati. L’uomo ha quindi proceduto da solo, si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo nella propria cella. Scott Dozier aveva persino richiesto di essere giustiziato tramite fucilazione. “Non voglio morire, ma penso che morire sarebbe meglio di questo (vivere in carcere N.d.R). È giusto uccidere un uomo per i suoi crimini? Cosa cambia quando è lui stesso a chiederlo?

Notiziario riporta la mancata esecuzione

 

Nietzsche e l’esecuzione “sacrificale”

Il filosofo tedesco separa nettamente il diritto dalla morale. Nella sua prospettiva la pena inflitta non ha alcun valore riabilitativo né di punizione della colpa. L’unico obbiettivo della pena è quello di punire un criminale in quanto tale, in quanto “cagionatore di danni”. Nietzsche sostiene l’utilità della condanna a morte come ciò che assolve il condannato e gli restituisce dignità. Infatti qualora dalla parte del condannato ci sia buona disposizione e accettazione, l’esecuzione assume un valore sacrificale. Scott Dozier era uno di quei condannati a morte definiti “volontari“, cioè coloro sui quali pende una condanna a morte e desiderano eseguirla. In tal senso Nietzsche considera la pena capitale come l’atto che restituisce dignità al gesto. La compassione della comunità che risparmia al criminale l’umiliazione del pentimento della morale cristiana. Da Così Parlò Zarathustra: “La vostra uccisione, giudici, ha da essere compassione e non vendetta.”

Cesare Beccaria e Friedrich Nietzsche

Beccaria sull’inutilità della pena capitale

Cesare Beccaria nel 28º capitolo del suo Dei delitti e delle pene critica la pena di morte. Essa è considerata non necessaria e non utile alla comunità. Anzitutto perché lo Stato quando condanna a morte un individuo risponde ad un delitto commettendo a sua volta un delitto. In secondo luogo Beccaria ritiene il carcere un migliore deterrente che non la pena di morte. Infatti “Il freno più forte contro i delitti non è il terribile ma passeggero spettacolo della morte, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà”. Beccaria porta un esempio: un uomo che grazie ai suoi delitti si può permettere tanti anni di ricchezza e libertà, può accettare di buon grado la morte, ma non certo la noia e sofferenza del carcere a vita. Lo stesso Scott Dozier ha preferito la morte piuttosto che una vita privato della libertà. Bisogna aggiungere che applicando la pena di morte, cioè uccidendo il criminale si cancella anche la possibilità, l’esempio del cambiamento.

Recenti studi sugli Stati Uniti rivelano che gli omicidi negli stati abolizionisti sono minori rispetto agli stati che prevedono la condanna a morte.

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