Conan Doyle e Ramazzini a confronto: il medico come un detective

Il detective e il medico sono entrambi profondi conoscitori della natura umana, il primo usa le sue conoscenze per risolvere i misteri, il secondo per scoprire l’origine e la cura delle malattie.

La storia della medicina pullula di grandi investigatori, acuti osservatori della realtà che sono riusciti a sviscerare le più difficili correlazioni di causa-effetto. E’ il caso del medico italiano Bernardino Ramazzini che anticipò largamente le deduzioni dell’indimenticabile personaggio di Conan Doyle.

Conan Doyle, dagli studi di medicina alla passione per la scrittura

Conan Doyle nasce ad Edimburgo nel 1859, intraprende gli studi di medicina e rimane folgorato dall’eccentrico professor Bell, di cui diventa assistente. Il professore aveva l’abitudine di osservare le persone e provare a dedurne l’attività lavorativa o i luoghi che avevano frequentato di recente. Bell fu tra i medici legali assegnati al caso di Jack lo Squartatore, come prova della sua grande passione per l’investigazione. E’ a lui che Conan Doyle si ispira per il personaggio di Sherlock Holmes, tant’è che il suo fidato compagno non poteva che essere un medico, il dottor Watson.

Uno dei primi indimenticabili dialoghi fra Holmes e il dottor Watson: “Al nostro primo incontro, è apparso sorpreso quando le dissi che proveniva dall’Afghanistan. Nessuno me lo aveva detto prima, il filo del ragionamento è stato questo: questo signore ha il tipo del medico ma l’aria di un militare. Arriva dai Tropici poichè è abbronzato, e quello non è il colore della sua pelle, visto che i polsi sono bianchi. Ha passato periodi di stenti e malattia, come rivela il viso stanco. Ha una ferita al braccio sinistro che tiene in maniera rigida e innaturale. In quale zona dei tropici un medico militare inglese può aver passato tante traversie e riportato la ferita al braccio? Ovviamente in Afghanistan.”

Quante volte le osservazioni di Holmes nei libri di Conan Doyle ci hanno lasciati così tanto di stucco che, una volta posata la lettura, ci siamo messi ad indagare il mondo con altri occhi? Eppure questo metodo deduttivo la storia della medicina e della scienza l’ha sempre usato. Le conoscenze di Holmes sulla anatomia umana, sulla chimica delle sostanze e i loro effetti sull’uomo riflettono le conoscenze di Conan Doyle stesso e dei suoi maestri. 

Bernardino Ramazzini, il medico che parlava con i lavoratori

Antecedente al grande detective e giusto a ridosso del secolo dei lumi, visse Bernardino Ramazzini (Carpi 1633-Padova 1715), medico e docente universitario che ha dedicato la sua vita all’osservazione delle condizioni lavorative. Era incuriosito da tutte le professioni, anche le più umili, osservava con meticolosità gli ambienti e le sostanze presenti sui luoghi di lavoro e descriveva in dettaglio le fasi lavorative. Si fermava spesso a parlare con i lavoratori, chiedendo che sintomi avevano e cosa facevano per alleviarli.

Dedicò quasi quarant’anni alla raccolta delle esperienze dei lavoratori di Modena (soprattutto gli addetti della manutenzione fognaria) e di Padova. Nel 1700 pubblica la sua opera più famosa De morbis artificum diatriba che lo consacra a padre della medicina del lavoro: ogni capitolo del libro è dedicato a un mestiere, le tecniche per effettuarlo, i sintomi di quei lavoratori, con proposte di terapie e di prevenzione. 

In una nota autobiografica del capitolo XIV scrive: “Mentre si pulivano le fogne di casa mia, mi resi conto che uno di questi vuotatori lavorava in quell’antro infernale con grande sveltezza. Mosso a compassione, gli chiesi il perché di tanta fretta. Il poveretto mi rispose che nessuno, se non lo prova, può immaginare cosa significhi stare in questo posto più di quattro ore, si rischia di diventare ciechi. Quando uscì dalla fogna osservai i suoi occhi, erano arrossati e velati. Allora gli chiesi in che modo i vuotatori allevino il dolore e mi raccontò che al ritorno a casa si chiudono in una camera buia fino al giorno seguente lavandosi di quando in quando gli occhi con acqua tiepida.

https://ilbolive.unipd.it/it/news/medicina-padova-nei-secoli-bernardino-ramazzini A lui sono oggi dedicati l’ospedale di Carpi e l’istituto Ramazzini di Bologna, centro di ricerca sui rischi cancerogeni da esposizione professionale.

Qualche aneddoto sulla scoperta delle malattie professionali

Quindi cos’è la medicina del lavoro? E’ una branca della medicina che si occupa di studiare l’effetto delle attività lavorative sulla salute, cercando di prevenire e curare le malattie professionali. Qualche esempio di qualche grande intuizione?

1) Osservando i lavoratori impiegati nella produzione di nitroglicerina (GTN), tra cui Nobel stesso, ci si accorse che manifestavano tutti una malattia, detta del lunedì (Monday disease): dopo il riposo del weekend tornavano a lavoro più stanchi di prima e con forti mal di testa che duravano solo i primi giorni della settimana. Incuriositi, vari ricercatori iniziarono a studiare le proprietà della GTN sul corpo umano e emerse che aiutava la funzionalità cardiaca. Durante il weekend, non essendo al lavoro e quindi non a contatto con sostanza, era come se i lavoratori non assumessero il farmaco. Oggi la nitroglicerina viene usata come pastiglia sublinguale contro il dolore toracico, l’angina pectoris.

2) La storia della scoperta della cancerogenicità dell’amianto è più drammatica. Da sempre usato dall’uomo (nell’antichità in riti magici curativi) per le sue proprietà ignifughe e di resistenza termiche, nel corso della rivoluzione industriale trova largo impiego. Agli inizi del ‘900 un medico inglese rileva alla autopsia di un operaio una fibrosi polmonare con presenza di amianto. Indagando, si scopre che molti lavoratori a contatto con l’amianto sono deceduti per problemi polmonari e persino i loro famigliari che a casa respiravano la polvere delle tute da lavoro. Per motivi economici, questa correlazione di cancerogenicità non fu subito accettata, in Italia l’amianto è vietato dal 1992.

3) Se avete voglia di approfondire qualche altra storia eccentrica, eccovene una tra le più famose, quella del cappellaio matto e della intossicazione da mercurio: https://www.ilsuperuovo.it/perche-il-cappellaio-e-matto-la-chimica-dietro-al-celebre-personaggio-di-lewis-carroll/.

In fondo, anche se questi aneddoti hanno un che di straordinario, «Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità.»

 

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