Con l’immaginazione si può arrivare ovunque… forse. Un viaggio creativo tra Pascal e Dreams

L’immaginazione permette all’essere umano di creare opere di estrema bellezza e complessità ma non sempre è sufficiente per poterle mettere in atto, poiché subordinata a conoscenze pratiche. Blaise de Pascal ha parlato a lungo dell’immaginazione ne I Pensieri e non con accezioni positive. Avrebbe cambiato idea con Dreams?

 

Qualsiasi amante dei videogiochi ha da sempre fantasticato sulla possibilità di crearne uno proprio. Alcuni hanno tentato un approccio tra le moltitudini di software in commercio ma non sempre può risultare semplice per un neofita della programmazione mettere le mani su una Real Engine 4 o anche su un più basilare RPG Maker. Grazie al nuovo lavoro di Media Molecule oggi qualunque possessore di Playstation 4 ne è in grado. Il limite? La fantasia.

Il difficile non è l’immaginare ma il creare

Tutti noi, indipendentemente dalle passioni che si hanno, abbiamo ideato voli pindarici tra le nostre fantasie: immaginare di scrivere un libro, comporre una canzone o, perché no, creare un videogioco. Attraverso Dreams ora è possibile, una sorta di videogioco-non-videogioco, più che altro si potrebbe descrivere come un insieme di tools per la programmazione dall’interfaccia basilare e incredibilmente intuitiva, senza discapito all’infinità di possibilità offerte. Al suo interno è possibile dare vita a qualsiasi fantasia, liberando la propria immaginazione senza alcun limite. L’immaginazione dell’utente costituisce la materia primaria per la creazione di contenuti e forse anche Pascal ne avrebbe apprezzato l’idea. Blaise de Pascal trattò a lungo dell’immaginazione in ottica però non prettamente filosofica ne I Pensieri. L’immaginazione viene descritta come una potenza necessaria in ogni essere umano, permettendo di creare bellezza, giustizia e bontà. Tali parole non sembrerebbero una critica se non si analizzasse la visione completa del filosofo francese.

L’immaginazione non è altro che un ostacolo per la ragione

Durante il XVII secolo il fulcro della discussione filosofica verteva sulla provenienza della verità, tra chi la collocava nella ragione e chi nei sensi. Nello scontro tra razionalisti ed empiristi emerse Pascal. Entrambe le facoltà prese in analisi avrebbero avuto un’origine comune: l’immaginazione. Ciò che doveva emergere nell’essere umano e guidarlo nelle sue scelte era senza dubbio per Pascal la ragione. Essa permette di ragionare e cogliere le situazioni per quelle che sono senza dar spazio a preconcetti o a inutili interpretazioni. Si potrebbe collocare la visione trattata in un ambito più sociale che artistico ma difficilmente risulta possibile differenziare in maniera così netta un concetto così vasto quale l’immaginazione. Ciò che risulta dannoso dell’immaginazione per Pascal è il lavoro subdolo e velato che quest’ultima compie a dispetto della ragione, travolgendola e portandola in dubbio. Attraverso la creatività è possibile creare e scovare la bellezza in ogni cosa, tuttavia non è detto che questa presenza vi sia realmente ovunque. Si rischierebbe perciò di vedere bellezza e felicità dove realmente non vi sono, portando perciò a una situazione fuorviante.

Uno scontro che può diventare proficuo

Se ogni essere umano avesse seguiti i consigli di Pascal oggi giorno avremmo eliminato l’immaginazione per far spazio a alla ragione e ai sensi ma ci saremmo potuti definire ancora essere umani? Certamente il suo scopo non era quello di privare l’uomo di uno dei suoi elementi più caratterizzanti per ritornare a uno stato selvaggio, al contrario. L’immaginazione considerata come ostacolo per la ragione avrebbe a sua volta impedito il raggiungimento della verità ultima, ovvero quella cristiana. Lo scopo di Dreams sembra proprio l’opposto della visione estremamente negativa di Pascal e della corrente a lui rifattesi. Come ci è già stato dimostrato dal capolavoro precedente quale Little Big Planet,  l’immaginazione non ricopre un ruolo primario rispetto ai sensi e alla ragione ma risulta più un collante, un elemento che permette alla ragione di dar vita, attraverso i sensi, a opere di straordinaria bellezza, sia estetica che concettuale. Non è possibile porre un’accezione tanto negativa a ciò che permette all’uomo di essere tale e di evolversi, di contribuire a raggiungere i propri obbiettivi e i propri sogni. Dreams permette tutto ciò, non si limita alla fruizione di un’opera d’arte ma permette di immergersi al suo interno e di viverla come meglio si desidera. Si è arrivati a un nuovo gradino di fruizione artistica. Non solo l’artista svolge una funzione attiva ma anche l’osservatore può dire la sua e calarsi in un’opera pressoché interminabile.

 

Io credo che la creatività sia un diritto umano. Come respirare. Non è solo un dono che posseggono specifiche persone. Nessuno dirà non sono talentuoso abbastanza da parlare, e quindi mi limiterò ad emettere suoni a caso. Tutti impareranno invece a dialogare, perché è un diritto umano: se non sai comunicare, non riesci ad esprimere te stesso. Solo alcune persone diventano poeti e scrittori, questo è vero, ma tutti imparano a parlare.

Kareem Ettouney (art director).

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