Il Superuovo

“Come un gatto in tangenziale” scardina un principio fondamentale dell’etica: il doppio effetto

“Come un gatto in tangenziale” scardina un principio fondamentale dell’etica: il doppio effetto

Ironia e satira. Dietro l’improbabile farsa, il nuovo film di Milani pone importanti quesiti etici.

Dopo quattro anni dal primo film si riaccendono le luci su Coccia di Morto e Bastogi. Torna anche la coppia Cortellesi-Albanese, il cui sodalizio comico assicura due ore di divertimento e regala al film il record di incassi.

A SETTEMBRE SI TORNA A COCCIA DI MORTO!

Come un gatto in tangenziale è uno dei titoli di maggior successo della commedia italiana contemporanea. Complici le simpatiche ed efficaci interpretazioni di Paola Cortellesi e Antonio Albanese, le rocambolesche e poco probabili avventure dei protagonisti in una Roma divisa tra centro raffinato ed estrema periferia generano una storia gradevole, giunta al secondo capitolo. Proprio in questo periodo, infatti, è nelle sale il seguito del primo fortunato lungometraggio.

La trama è simpatica quanto trascurabile. Un insieme di equivoci, situazioni imbarazzanti e personaggi caricaturali raccontano una classica storia di buoni sentimenti. Due mondi completamente diversi che si scontrano e si incontrano, nella consapevolezza che a volte un punto d’incontro è introvabile. Tuttavia, ciò non vuol dire non potersi apprezzare, stimare e persino amare nelle differenze.

C’è, tuttavia, anche un significato più profondo. O, quantomeno, un interrogativo che si apre nei confronti dello spettatore.

Sì perché per quanto le avventure dei protagonisti siano improntate su un’inverosimile comicità, tuttavia sottendono spesso alcuni interrogativi morali molto validi.

Tra tutti, quello che forse ha un ruolo prominente è la cosiddetta: dottrina della doppio effetto.

Prima di calarla nel film, diamole uno sguardo.

VALUTARE LA MORALITÀ DI UN’AZIONE: LA DOTTRINA DEL DOPPIO EFFETTO

La dottrina del doppio effetto è uno dei pilastri della filosofia morale.

Per quanto potrebbe sembrare pedante, è forse opportuno citare alla lettera l’enunciato della dottrina. Esso recita:

Il principio consente di ritenere lecita un’azione morale sebbene da essa possano derivare almeno due conseguenze, una positiva e l’altra negativa. A tal fine, è indispensabile che: a) l’azione sia in sé buona, o almeno moralmente indifferente; b) l’intenzione del soggetto sia buona; c) l’effetto buono non dipenda dal verificarsi dell’effetto negativo; d) non vi siano azioni capaci di impedire l’effetto negativo.

L’enunciato così esposto è di per sé molto chiaro ed esaustivo. Esso coinvolge tutti gli elementi tipici del discorso etico: bene e male, intenzionalità del soggetto, realizzazione dell’effetto. Il duplice effetto si applica per trovare un orizzonte morale a quelle azioni i cui effetti sono spesso riconosciuti come negativi. In buona sostanza, serve per smarcare il soggetto dal peso della colpa.

La dottrina del doppio effetto trova il suo campo di applicazione privilegiato nelle questioni bioetiche, in particolare quelle che riguardano il fine vita. È infatti molto spesso invocata per dirimere situazioni riguardanti l’utilizzo o meno di cure palliative o la sospensione di trattamenti clinici ormai vani.

Ma senza andare troppo oltre, ci si accorge che la dottrina del doppio effetto segue i nostri passi ogni giorno: bisogna dire a un nostro amico che è stato tradito? Mi alzo per fare alzare la signora in autobus? Getto la plastica nel suo bidone o in quello generale?

Ovunque ci sia da seguire una scelta, là si prospetta la dottrina del doppio effetto.

Vediamo, a questo, punto, in che modo risalti nel film.

 

 IL CONFLITTO TRA LEGGE E MORALE É ALLA BASE DEL GIUDIZIO

In generale, tutta la pellicola interroga lo spettatore su cosa sia prioritario nella vita. Pur con i suoi modi comici, in effetti apre molte questioni inerenti alla dottrina presa in questione. Su tutte, il leitmotiv è quello della dicotomia tra cultura e vita reale. Tra i salotti benpensanti e la miseria umana della periferia. Senza ricordare che l’uno è indispensabile all’altro, due facce della stessa medaglia.

Ma non è tanto questo il punto.

Ci riferiamo a una scena particolare. In essa, Monica, la protagonista, aiuta Don Davide, parroco progressista e inclusivo, a riattaccare la corrente alle famiglie di una palazzina occupata. Per farlo, si macchiano di una serie di reati: scasso, furto di elettricità, violazione di aree interdette. Come se non bastasse, la loro goffaggine determina un black out che lascia al buio mezza Roma, causando gravi perdite e l’annullamento di un circuito di eventi culturali per un ampio giro economico.

Alle accuse di aver generato una perdita economica e culturale incredibile, Monica risponde che non c’è cultura che tenga di fronte alla vita di intere famiglie sfollate.

A prescindere se si è d’accordo o meno, analizziamo il caso dal punto di vista morale, proprio a partire dalla nostra dottrina.

È evidente, che in questo caso non si possa parlare in modo specifico di dottrina del doppio effetto. In effetti, manca il presupposto: l’azione non è buona in sé, né moralmente neutra. Prevede in effetti un furto e uno scasso.

Ma chi lo stabilisce? O meglio, può il codice penale essere davvero barometro di moralità?

In fondo Monica ha ragione. Sono state salvate vite. Il doppio effetto si ribalta: un’azione considerata sbagliata produce un effetto buono.

Ecco, dunque, che la vita impone una revisione della morale. Sembra, in effetti, che non si possa definire morale un effetto a partire dalle sue azioni scatenati. O, quantomeno, occorre svincolare la moralità dalla legalità.

Sembra azzardato e fuori luogo, ma in effetti non è troppo distante dalla verità sostenere che Come un gatto in tangenziale pone lo stesso quesito che sottende Antigone: dove si pone il confine tra giusto e ingiusto? Dov’è la moralità?

La dottrina del doppio effetto ci offre la formula, ma il problema è a monte: come si giudica se l’azione iniziale è moralmente buona o neutra?

Be’, forse dovremmo ricordarci che non esiste sono il mondo delle leggi, ma anche quello delle persone.

 

 

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