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Come percepiamo gli sconosciuti? La metafora di Adams e Spielberg in “Super 8”

Un alieno dalle immense dimensioni terrorizza un paesino americano, ma è cattivo come sembra? L’apparenza inganna

Super 8 è un film che nasce dal genio di Spielberg e J. J. Abrams, un film di fantascienza che infondo accentua uno dei problemi dell’essere umano e della sua società: troppo spesso siamo guidati dall’apparenza

Super 8

Super 8” è un film del 2011 scritto e diretto da J. J. Abrams e prodotto dal grande Steven Spielberg. La storia è ambientata nell’estate del 1979, in Ohio, dove un gruppo di sei adolescenti è intenzionato a registrare con una cinepresa “Super 8”, un film sugli zombi per una convention. Durante le riprese, in una stazione ferroviaria, nel bel mezzo della notte, avviene qualcosa di spaventoso, un uomo guida la sua auto contro un treno in corsa facendo deragliare il mezzo da quale uscirà un’immensa e misteriosa creatura. Il giorno dopo il piccolo paesino verrà invaso dall’esercito degli Stati Uniti che cercherà di nascondere in ogni modo ciò che i vagoni di quel treno contenessero, ma le continue sparizioni e strani eventi porteranno gli abitanti a porsi qualche dubbio. I sei adolescenti saranno gli unici testimoni dell’esistenza della strana creatura e indagheranno senza sosta sugli strani avvenimenti fino a scoprire che si tratta di un alieno in lotta per poter tornare a casa, cosa che gli viene impedito dall’esercito e dallo stato americano.

L’alieno

Le fattezze fisiche di quest’immenso alino farebbero pregiudizievolmente rabbrividire chiunque. È enorme, si muove camminando sulle sue sei possenti braccia, con una forza sovra umana e affamato di essere umani. Ma non tutto è ciò che sembra. Quando alcuni personaggi del film sono entrati a contatto con l’alieno, sono stati capaci di comprenderlo, capire il suo volere e così anche lui. Essi entravano in contatto tra loro quasi come riuscissero a leggersi il pensiero a vicende, ed è stato questo che ha portato a comprendere quanto volesse semplicemente tornare a casa sano e salvo, cosa che gli umani gli impedivano per poter poter proseguire i loro esperimenti.

La percezione dell’estraneo

Tutti noi consociamo ogni giorno nuova gente, che sia solo per una chiacchierata, che sia solo per lavoro o che siano persone con cui poi andremo ad avere un rapporto stretto, e appena entriamo in contatto con queste tendiamo a farci un’idea su chi abbiamo di fronte e la sua personalità. Ma com’è possibile? Questo avviene grazie alle euristiche, ovvero delle scorciatoie mentali che riducono i giudizi complessi a semplici regole e sono condizionate dall’esperienza di vita di ognuno di noi. Ciò che influenza questi veloci processi mentali sono:

  • Le categorie sociali a cui appartengono i nostri nuovi conoscenti (età, nazionalità, genere, ecc.)
  • L’aspetto fisico
  • Il loro comportamento non verbale
  • La loro personalità

La caratteristica principale che ha influenzato il nostro giudizio iniziale nella persona conosciuta sarà poi la stessa che ci guiderà lungo tutto il processo conoscitivo di essa, portando anche alla formazione di pregiudizi.

L’alieno e la percezione

Come si può notare nel capolavoro di Abrams, l’alieno terrorizza tutte le persone che incontra, e probabilmente nessuno di noi rimarrebbe impassibile dinanzi ad esso, ma infondo lui non vuole far male a nessuno e andare via verso casa, ma questo lo si può comprendere solo provando a conoscerlo per davvero.

Magia umani

La domanda nasce però a questo punto spontanea: perché, se è davvero così buono come ho scritto, questo alieno si è nutrito di esseri umani sbranandoli? La risposta risiede nel comportamento che la razza umana ha avuto nei suoi confronti: lo hanno trattato da mostro, lo hanno rinchiuso per anni in una cella e usato per esperimenti, portando così l’alieno a comportarsi nel modo in cui gli umani lo vedevano, cioè un mostro. Questo processo viene anche analizzato in sociologia e psicologia, tutti noi infatti modelliamo il nostro comportamento a seconda di come veniamo trattati e veniamo visti dagli altri. Non è un caso se diversi centri di integrazione, per esempio, o case famiglia vengono istituiti al centro di un paese o di una città, ovvero per far sì che chi è straniero possa sentirsi parte della nostra società e non un emarginato.

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