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L’impegno sociale dei System of a Down: le loro canzoni ci raccontano il genocidio armeno

I System of a Down sono tornati! Dopo più di 15 anni di assenza dalle scene musicali, la band armeno-statunitense pubblica due brani inediti. Il loro obbiettivo? Porre l’accento su ciò che sta succedendo in Armenia.

L’Azerbaijan, finanziato dalla Turchia, ha recentemente avviato una serie di attacchi ai danni dell’Armenia in seguito al conflitto di Nagorno Karabakh, scoppiato il 27 settembre di quest’anno. Protect the Land e Genocidial Humanoidz, questi i titoli delle nuovi canzoni del gruppo, hanno proprio lo scopo di far conoscere tali ingiustizie. Non è la prima volta che la band si interessa a questioni di matrice sociale. Attraverso canzoni come Holy Mountains, i System of a Down hanno già sensibilizzato in passato il loro pubblico su tematiche controverse come il genocidio armeno. In questo articolo scopriremo le origini e le implicazioni storiche di questo evento.

Che cos’è il genocidio armeno

Con genocidio armeno si indicano i massacri e le deportazioni perpetrati ai danni del popolo armeno a partire dal 1915. Alla guida di queste operazioni vi erano i Giovani Turchi, gruppo paramilitare, gestito da Mustafa Kemal Ataturk. Il genocidio venne anticipato dai pogrom, sommosse popolari ai danni di minoranze religiose. Il sultano ottomano Abdul Hamid II coordinò i pogrom fra il 1894 e il 1896. Il genocidio armeno causò più di 1,5 milioni di morti, cifra sulla quale gli storici non sono attualmente concordi. Le deportazioni consisterono in delle vere e proprie marcie della morte. Molti armeni morirono per fame, malattie o sfinimento. L’aiuto degli ufficiali dell’esercito tedesco fu cruciale per coordinare le operazioni dei Giovani Turchi. La Germania fu una delle principali alleate dell’Impero Ottomano.

Los Angeles: Murales in ricordo delle vittime coinvolte nel genocidio armeno (Ability Magazine)

Cosa volevano i Giovani Turchi dagli armeni

Lo scopo del genocidio dei Giovani Turchi era la cancellazione storica, politica e culturale della comunità armena. Gli armeni costituivano di fatto un pericolo per il loro progetto nazionalista da realizzare in Anatolia. Essi, oltre ad essere una minoranza cristiana in un territorio prevalentemente islamico, richiedevano da tempo l’autonomia del loro paese. Inoltre, temevano che gli armeni potessero allearsi con i russi, loro nemici. I primi arresti furono perpetrati ai danni dell’elitè armena nel 1915 a Costantinopoli. Uomini e donne dovettero affrontare crudeltà indicibili: furono bruciati vivi, gettati in caverne, annegati nel fiume Eufrate o deportati nel deserto. La maggior parte dei bambini vennero islamizzati o venduti, mentre le donne furono rinchiuse negli harem. Fra i superstiti a tale tragedia vi è anche il nonno del cantante dei System of a Down Serj Tankian.

System of a Down: in alto, da sinistra: Daron Malakian, John Dolmayan.
In basso, da sinistra Serj Tankian, Shavo Odadjian (Riff Magazine)

Negazione e ricordo: come è affrontato oggi il genocidio

Il governo turco nega ancora oggi le sue responsabilità in merito all’accaduto. La Turchia afferma, attraverso deboli giustificazioni, che le deportazioni non avevano lo scopo di genocidio. Il rifiuto di rinoscere tali fatti da parte della Turchia crea attualmente tensioni con il governo europeo. In Francia chi nega l’esistenza del genocidio armeno rischia il carcere. Una minoranza degli storici, come l’orientalista Bernard Lewis sostengono che non vi fosse da parte dell’Impero Ottomano un progetto di sterminio nei confronti della popolazione armena. Ovviamente, non mettono in dubbio la brutalità e crudeltà del massacro perpetrato ai danni del popolo armeno da parte dei turchi. Il contributo di Giacomo Gorrini, storico italiano, e Armin T. Wegner, scrittore tedesco, è stato cruciale. Attraverso le loro opere hanno parlato del genocidio e della sua importanza storica. Hanno di fatto reso possibile il ricordo e sottolineato l’importanza storica dell’evento. Il genocidio degli armeni è a tutti gli effetti una delle pagine più buie della storia recente, purtroppo troppo poco discusso in campo accademico e nelle scuole. La commemorazione di questa tragedia è celebrata il 24 aprile, data di inizio delle deportazioni.

Memoriale in ricordo del Genocidio armeno, fiamma eterna in Yerevan (Wikimedia Commons)

La situazione attuale in Artsakh

Le recenti canzoni dei System of a Down hanno lo scopo di denunciare la situazione attuale nel territorio dell’Armenia e dell’Artsakh. La guerra scoppiata in Nagorno Karabakh mette ancora una volta in dubbio la legittimità dello stato armeno. Sebbene sia l’Azerbaijan a compiere le azioni di guerriglia, è la Turchia di Erdogan finanziare tali operazioni. Nella giornata di ieri la Russia ha posto la parola fine agli scontri. L’accordo siglato fra Armenia, Russia e Azerbaijian getta nuovi dubbi sul futuro dello stato armeno. La svolta democratica sembra sempre più lontana e le proteste della popolazione aumentano. I System of a Down manifestano il loro dissenso attraverso la loro musica e sottolineano come l’azione di Azerbaijian e Turchia sia a tutti gli effetti una violazione dei diritti umani. Nel video della canzone Protect the Land sono mostrate scene di guerriglia e protesta. Il ricavato della vendita dei due brani verrà interamente donato dalla band all’Armenian Fund.

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