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Il fascino irresistibile dei complotti: anche voi potreste cascarci senza volerlo

Quante volte abbiamo deriso i complottisti con la sicurezza che non saremo mai divenuti uno di loro? Sfortunatamente, la psicologia non ci dà ragione.

“Quando la società soffre, sente il bisogno di trovare qualcuno a cui attribuire il suo male, qualcuno su cui vendicarsi delle sue delusioni”. Le parole di Émile Durkheim, sociologo e filosofo francese, non potrebbero essere più attuali. Già nel 1789, all’epoca della Rivoluzione Francese, le teorie del complotto dilagarono tra la popolazione. In quell’occasione, i rivoluzionari presero di mira illuministi anticristiani come i filosofi Voltaire e Diderot che, a parer loro, avrebbero tramato contro il potere costituito in Francia.

La teoria di Ramsey

Diamo uno sguardo psicologico alla questione, avvalendoci delle teorie matematiche. Herman Melville nel 1851 pubblica Moby Dick, considerato un capolavoro della letteratura americana. Vi starete chiedendo quale sia la correlazione tra un classico e le teorie del complotto, e la risposta vi affascinerà. È stato scoperto che mettendo l’intero testo originale in fila all’interno di un rettangolo, sorgeranno diversi schermi ricorrenti. Alcune lettere formeranno frasi quali “to-be-killed-by-them” o “m-l-king“, altre creeranno periodi come “lady-diana” o “these-jaws-of-death“. Questo significa che Melville aveva previsto le morti di Martin Luther King e della principessa Diana? No di certo. La risposta trova fondamento nell’affascinante teoria di Ramsey, ed è grazie ad essa che scorgiamo forme geometriche nel cielo, o sappiamo senza controllare che a New York vi sono due persone con lo stesso numero di capelli. La rappresentazione più semplice di questa teoria è il “party problem“: supponendo di avere almeno sei persone ad una festa, possiamo affermare che almeno tre di loro si conoscono a vicenda, oppure non si conoscono affatto. Aumentando il numero di invitati fino a 48, le possibilità saliranno fino ad un numero che supera quello degli atomi nell’universo (2^1128). Capirete dunque che vista la moltitudine di informazioni e combinazioni presenti nella nostra società, è davvero facile portare alla luce schemi ricorrenti.

Goertzel, Swami e Coles: psicologia del complottismo

Nel 1994 il professore di sociologia Ted George Goertzel, conduce uno studio su 347 persone del New Jersey. Dai risultati emerge che il complottista è spesso di classe socioeconomica medio-bassa e possiede un credo politico marginale. Tende a credere a più complotti pur non essendo convinto di una sola teoria, nonostante ciò le abbraccia tutte. Oltre ciò, Goertzel osserva come il complottista non si basi su prove certe, ma sulla generalizzazione degli accaduti ed ogni nuova cospirazione ne origina un’altra. Anche Rebecca Coles e Virem Swami condussero una ricerca in merito, evidenziando la pesante influenza dei disturbi paranoici causati da eventi personali. Un triste accaduto è quello che coinvolse Richard Gutjahr, giornalista freelance accusato di essere complice degli attentati di Nizza e Monaco, avvenuti a distanza di pochi giorni nel 2016. La motivazione? Gutjahr si trovava in entrambi i luoghi durante l’attentato, avendo avuto la possibilità di riprendere gli avvenimenti senza riportare danni a se stesso o alla sua famiglia.

Test: il bisogno di plausibilità

Cosa ne pensate della morte della principessa Diana? Sicuramente è stato un tragico e banale incidente, causato dall’autista che aveva bevuto troppo. Ma se così non fosse? Magari l’incidente è avvenuto per la combinazione di diversi eventi, oppure è stato provocato dai servizi segreti che operavano per ordine della Casa Reale. D’altronde, il suo coniuge Al-Fayed era un islamico, e la Casa Reale non avrebbe mai accettato un eventuale matrimonio. Arrivati a questo punto è intuibile comprendere come il controllo e la ricerca di cause “umane” e non “universali“, siano la base delle cospirazioni: se l’ha fatto l’uomo, l’uomo potrà combatterlo. Altra causa è la mole di notizie che ogni giorno inondano social e blog, molte delle quali descrivono studi scientifici con termini complessi e tediosi. È dunque semplice scontrarsi con le spiegazioni “complottistiche“, poiché rappresentano un’euristica logica e poco complessa. Noi tutti siamo suscettibili alle teorie della cospirazione, dato che non possiamo spiegarci tutto ciò che accade nel mondo. Quindi, pur di non affogare nell’angoscia del non sapere, potremmo prima o poi andare incontro a costrutti logici simili.

Pericoli e non pericoli

Bisogna ammettere che i complotti non sono tutti uguali. Molti di essi in effetti, non costituiscono un reale problema per i “comuni mortali”, essendo congetture su realtà che non implicano necessariamente il coinvolgimento umano. Credere o meno nell’esistenza di un gruppo nazista sotterraneo che domina il mondo, non intacca direttamente la nostra società. Stesso discorso per chi crede Barack Obama sia in realtà Osama Bin Laden, o che Avril Lavigne sia un sosia. Le conseguenze sono ben diverse nel caso dei no vax, poiché l’esimersi dalla vaccinazione costituirebbe un problema di salute individuale e collettivo. Recentemente, la tecnica RT-PCR per la rilevazione del SARS-CoV-2, è stata imputata di essere la causa stessa del virus. Le motivazioni sono da ricercare nella modalità d’applicazione del tampone e nei fraintendimenti che sorgono sul modo in cui si ricerca la corrispondenza con campioni positivi. Non ci resta che attendere e vedere se sorgeranno altri complotti, o altri disordini.

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