Il Superuovo

Come il cervello percepisce ed interpreta la realtà? Sei personaggi in cerca d’autore ce lo raccontano

Come il cervello percepisce ed interpreta la realtà? Sei personaggi in cerca d’autore ce lo raccontano

Quante volte ci è capitato di interpretare in maniera scorretta una situazione? E perché a volte non ci si capisce? Pirandello ne parla nelle sue opere teatrali, i neuroscienziati hanno formulato teorie scientifiche a riguardo. 

realtà e apparenza

 

“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro?”
(Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore)

Una Babilonia di percezioni

In queste righe pronunciate dal Padre nell’opera teatrale Sei personaggi in cerca d’autore(1921), Luigi Pirandello riassume la sua concezione del rapporto tra realtà esteriore e percezione personale. Secondo l’autore, ciascuno interpreta la realtà in base alle proprie esperienze, al carattere e allo stato d’animo. Ma se ognuno di noi è unico nel suo essere, è possibile in qualche modo capirsi davvero? Potremo mai comprendere il significato genuino delle cose, senza essere influenzati dalle nostre esperienze passate? Pirandello risponde di no ad entrambe le domande: il significato di ogni cosa è relativa e dipende dalle caratteristiche dell’individuo che interpreta la realtà.
La divergenza dei punti di vista individuali provoca incomprensioni ed equivoci, che Pirandello presenta spesso nelle sue opere teatrali, in particolare nei Sei personaggi in cerca d’autore. Nel dramma, i personaggi del Padre, della Madre, la Figliastra, il Figlio, il Giovinetto e la Bambina si rivolgono a un capocomico per poter mettere in scena la loro storia: tutta la vicenda si svolge attraverso malintesi, confusione e colpi di scena, il finale aperto lascia spazio alla libera interpretazione ed è un’ulteriore evidenza della relatività di ogni cosa.
Pirandello, per quanto non fosse un ‘addetto ai lavori’ della psicologia, prendendo spunto dalla psicanalisi freudiana aveva fatto propria un’importante intuizione sul funzionamento della mente umana, confermata da numerosi studi e approcci psicologici a lui contemporanei e successivi.

 

Sei personaggi in cerca d'autore

 

Un cervello che fa ipotesi

Uno dei pilastri della psicologia cognitiva odierna è l’idea che il nostro cervello percepisce attivamente la realtà, non è un sistema che assorbe passivamente le informazioni dall’ambiente. Il cervello costruisce rappresentazioni mentali che danno un significato a qualsiasi tipo di input sensoriale: si tratta di un meccanismo che permette di comprendere sia la più semplice delle percezioni, sia le cognizioni complesse. Facciamo due esempi per entrambe le situazioni:

  1.   se stai leggendo questo articolo tenendo in mano il tuo telefono, sei in grado di dire, ad esempio, che il peso sulla tua mano è dovuto al telefono e non a un libro;
  2. puoi leggere questo articolo perché il tuo cervello interpreta questi segni neri su sfondo bianco come lettere, parole, frasi dotate di senso compiuto.

 

Rappresentazioni mentali
In psicologia il termine [rappresentazione] si riferisce al processo di trasformazione delle informazioni percettive provenienti dal mondo esterno in dati di conoscenza. (Treccani)
La capacità di associare rappresentazioni mentali a fatti esterni è un meccanismo appreso, infatti siamo in grado di dare un significato piuttosto sicuro a situazioni simili a quelle già vissute. Ma cosa succede nel caso di un contesto nuovo o ambiguo? A questo punto è necessario introdurre il secondo pilastro della psicologia cognitiva: nell’interpretare uno stimolo, il cervello produce diverse ipotesi che interagiscono tra loro. Attraverso un confronto in tempo reale tra input sensoriale e rappresentazioni mentali, il cervello è in grado di capire quale ipotesi si adatti meglio alla situazione, grazie anche all’aiuto di conoscenze pregresse.
A livello delle percezioni semplici, la creazione di rappresentazioni è immediata: a meno che non risultino danneggiate le aree del cervello deputate all’interpretazione degli input sensoriali, tutti siamo in grado di arrivare a conclusioni simili. Nel caso di cognizioni più complesse, come ad esempio indagare il comportamento di una persona nei nostri confronti, entrano in gioco fattori che dipendono dall’esperienza personale.

Le illusioni percettive

Nella maggior parte dei casi, le informazioni che arrivano dall’ambiente sono incomplete: nonostante questo, il cervello ricostruisce attivamente le informazioni mancanti servendosi di specifiche regole percettive apprese.

 

Anche se non si vede per intero il frutto verde al centro dell’immagine, capiamo comunque che è un kiwi

A volte però le regole percettive non producono un risultato plausibile: si verificano allora delle illusioni, di cui le più famose sono quelle ottiche. Nonostante l’inganno venga svelato, in alcuni casi è difficile non continuare a percepirlo: un esempio sorprendente è l’illusione di Charlie Chaplin. L’incapacità di percepire le cose in maniera oggettiva, sia a livello percettivo che a livello di cognizioni più complesse, testimonia il fatto che la mente è governata da meccanismi che influenzano inevitabilmente la nostra comprensione della realtà, meccanismi che sono frutto dell’esperienza di una vita.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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