Il Superuovo

Le fasi dell’amore, dalla passione all’odio, viste attraverso “Crudelia-I nervi” di Marracash ed i versi di Catullo

Le fasi dell’amore, dalla passione all’odio, viste attraverso “Crudelia-I nervi” di Marracash ed i versi di Catullo

Le relazioni sentimentali non sono sempre ‘rose e fiori’, anzi in esse si sviluppano spesso emozioni contrastanti, incomprensioni e problemi. Delle volte un legame può essere estremamente passionale e allo stesso tempo segnato da forte negatività.

Affresco di Ercolano raffigurante una baccante abbracciata da un fauno

Il cantante Marracash e il poeta latino Catullo, attraverso la scrittura, ripercorrono le tappe dei loro legami amorosi, rispettivamente con una donna detta Crudelia e con una chiamata Lesbia. Questo iter fra i ricordi si snoda da una carica erotica incontrastabile, al desiderio di amore autentico, al furor scatenato dalla sregolatezza per giungere infine all’odio. Dai carmina catulliani alla canzone “Crudelia-I nervi”, si può comprendere come da un amore viscerale possa generarsi il suo opposto: il completo disamore.

Marracash (foto di Alessandro Treves)

 

L’amore passionale che accende Marracash e Catullo

Un  ragazzo incontra una ragazza

sono entrambi fuoco, incendiano la stanza

Ecco le prime parole della canzone “Crudelia-I nervi” facente parte dell’album di Marracash “Persona”, uscito il 31 ottobre 2019. Esse delineano immediatamente l’incipit di una relazione focosa, caratterizzata da una forte ed estremamente magnetica componente di attrazione fisica . Si tratta ancora della prima fase del rapporto sentimentale, in cui il coinvolgimento emotivo è tale da ottenebrare, per certi versi, la ragione e non rendere visibili tutti gli aspetti della situazione, almeno da parte del cantante. Questa intensissima carica di desiderio non è poi tanto diversa da quella che animava il poeta latino Catullo (87-54 a.C circa) quando dedicava questi versi, tratti dal quinto carme del suo “Liber”, all’amata:

Da mi basia mille, deinde centum,

dein mille altera, dein secunda centum,

deinde usque altera mille, deinde centum.

Dammi mille baci, quindi cento,

poi altri mille, poi ancora cento,

quindi ancora altri mille, poi cento.

Questo infinito numero di baci, di cui si finirà per perdere il conto, che l’autore richiede alla sua amata, Lesbia, sono simbolo della pienezza dell’ardore. In questo momento Catullo è al culmine della gioia in quanto il suo amore è corrisposto e può goderne inebriato. Sono parole che tradiscono un’esaltazione e una dolcezza tali da restituire perfettamente l’impressione delle sensazioni provate da un innamorato travolto dal suo slancio. Sta attraversando una fase felice del suo rapporto con la matrona, continuamente segnato dalle liti, dai tradimenti e dalla dissolutezza di lei.

“Lesbia e il suo passero” di Edward John Poynter

Lesbia e Crudelia, gli pseudonimi della crudeltà femminile

La donna a cui Catullo si rivolge nei suoi componimenti con il nome fittizio di Lesbia (dall’isola di Lesbo, luogo natale della poetessa greca Saffo nota per i suoi ardenti versi erotici) si chiamava in realtà Clodia ed era una nobildonna romana. Questa donna, sposata a Quinto Cecilio Metello, intratteneva numerose relazioni adulterine e la sua condotta, caratterizzata dalla libertà sessuale, era reputata particolarmente scandalosa soprattutto dai difensori delle tradizioni, ovvero del ‘mos maiorum’, fra cui figurava lo stesso Cicerone. Dai versi del poeta Catullo, follemente innamorato di lei emerge il ritratto di una donna crudele, i cui giuramenti d’amore sono inaffidabili, dissoluta, in quanto si comporta da prostituta nei bassifondi di Roma e infedele che lascia l’amante in uno stato di frustrante delusione e gelosia.

Nunc te cognovi: quare etsi impensius uror,

multo mi tamen es vilior et levior.

“Qui potis est?”Inquis. Quod amantem iniuria talis

cogit amare magis, sed bene velle minus.

Ora ti ho conosciuta: perciò sebbene io bruci con maggiore violenza

tu sei per me molto meno di valore e molto meno importante.

Tu mi chiedi :”Come è possibile?”. Poiché una tale offesa costringe

chi ama a desiderare di più, ma a volere meno bene.

In questi versi del settantaduesimo carme risulta chiaramente come il poeta sia consumato dal desiderio di possedere l’amata ma ormai ha acquisto consapevolezza della spietatezza di lei e non può più amarla in modo totale come prima. Infatti se precedentemente il suo sentimento comprendeva sia la carnalità che la spiritualità (rappresentata nel modo in cui i padri amano i figli), ora invece proprio la slealtà di Lesbia ha sfinito e cancellato in lui ogni traccia di quell’affetto autentico.

Ci ho pianto troppo, però, tutte le lacrime che ho

ti ho dato tutto, te no, eri Crudelia De Mon

Come Catullo anche Marracash è un amante disilluso, abbattuto e ferito, che ha aperto gli occhi sulla vera natura della donna amata in precedenza. Seppur in modo diverso queste due donne sono state opportuniste nei confronti dei loro innamorati, hanno risucchiato tutto il buono, come un “buco nero“,  lasciandoli, dopo averli usati, per nutrirsi e appagarsi, esanimi e vuoti. La donna da cui il cantante si è sentito manipolato, “non so se è amore o manipolazione, desiderio od ossessione“, è chiamata con lo pseudonimo di Crudelia, come la famosa cattiva del film Disney “La carica dei 101”, che rivela in modo lampante la sua personalità. Viene descritta come un’accorta calcolatrice che tiene nella propria rete l’uomo, costringendolo in un rapporto insano, in cui lui è forzato a subire i suoi eccessi, capricci e inganni.

La passione tormentata si trasforma in odio

Ti voglio fuori casa, fuori dal mio letto, fuori dalla mia testa mo

mentire senza emozioni, come fai?

il mio amore è marcito in odio

L’ultima evoluzione nel cuore del cantante è quella che instilla la volontà di liberarsi completamente da questa influenza negativa. Si tratta di un processo difficile, in quanto lui si era completamente donato, a tutti i livelli, dalla fisicità fino al profondo dell’anima. Tuttavia il peso dei colpi incassati ha logorato il sentimento affettivo, che è degenerato in odio, in un’avversione completa e potentissima. Il poeta del “Liber” non riesce ugualmente ad affrancarsi da questo affetto travagliato, in lui l’amore non riesce a “marcire” in odio, ma, queste due passioni contrapposte coesistono dilaniandolo. Catullo odia Lesbia per tutto il dolore che lei gli provoca, eppure non riesce a smettere di essere attratto da lei, in una sorta di stato bipolare di cui non sa darsi ragione. Lei è l’unica per lui, per quanto si sforzi di dimenticarla è come se fosse stregato. Nonostante la stima verso di lei sia venuta meno, lui le rimane legato indissolubilmente in un costante e amaro martirio interiore. Tutto ciò è magistralmente tracciato in questo suo struggente e celebre distico (ottantacinquesimo carme):

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Forse ti chiedi come faccio questo.

Non lo so, ma sento che accade e mi tormento.

 

 

 

 

 

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