Una vita d’amore è una vita di felicità? Platone e Osmosis rispondono

Esiste l’anima gemella? E l’amore tra anime gemelle è sempre forte, in ogni momento? Platone e Osmosis ci danno un parere.

Osmosis è una serie francese firmata Netflix che, in un’ottica fantascientifica e robotica, compie una riflessione su un aspetto totalmente umano: l’amore. La storia di questa serie televisiva parte da una fondamentale domanda: se fosse possibile individuare la propria anima gemella, che cosa succederebbe? Scopriamolo insieme.

OSMOSIS: AMARE E’ ANCHE SOFFRIRE

Ambientata nella Parigi del futuro, la serie NetflixOsmosis” racconta del lancio sul mercato di una particolare applicazione in grado di individuare in poco tempo l’anima gemella dei clienti. Il cliente, dopo aver ingerito una pillola, consente il rilascio nell’organismo di nanobot – robot microscopici – contenuti nella capsula; questi robottini, viaggiando dentro il corpo, raggiungono il cervello e iniziano un’analisi – in particolar modo del livello del subconscio – per proiettare infine nella mente del cliente l’immagine della sua anima gemella, compatibile al 100%. Nonostante in questa storia vi siano non pochi lieti fini per i ragazzi che testano questa applicazione – si pensi alle vicende di Ana, una ragazza introversa e schiva, che riesce a trovare un uomo, Simon, che la ama sinceramente, la rispetta e le dà l’affetto che lei non si sarebbe mai aspettato – quello che è molto interessate nella serie è che talvolta trovare l’anima gemella non è poi una faccenda così positiva; porterei due esempi sulle tante relazioni che vengono rappresentate nella serie: quella di Paul e quella di Lucas. Paul, il primo a testare l’app Osmosis, troverà la sua anima gemella, Josephine, con cui inizierà una relazione molto intensa e coinvolta: un giorno, però, Josephine, si fa togliere l’impianto di nanobot e scompare, lasciando un messaggio dove chiede a Paul di non cercarla. Paul non riesce a credere che la sua anima gemella – la persona che per definizione lo avrebbe amato più di tutti – lo abbia abbandonato, e inizia una forsennata ricerca della compagna: quello che Paul non capisce è che Josephine non può accettare una relazione tossica in cui il suo compagno esercita un continuo controllo su di lei, e capisce che l’amore è qualcosa di talmente complesso che non può essere indirizzato tramite una semplice applicazione. Simbolico è anche il caso di Lucas: uscito da una relazione malsana con un ragazzo di nome Leopold, Lucas riesce a trovare un bravo ragazzo di nome Antoine, con cui inizia una lunga relazione; curioso di vedere se la sua anima gemella sia proprio lui, con sua grande sorpresa Lucas vede che non è così, ma che è Leopold la persona che gli è più affine. Confuso, Lucas lascia Antoine per ricominciare una dolorosa convivenza con Leopold, che lo maltratta continuamente. Sebbene uno degli scienziati creatori dell’applicazione gli abbia consigliato di scegliere sempre da sé chi amare, Lucas non lo fa: d’altra parte, quando hai sentito una conferma autorevole su un dubbio del genere, come puoi contestarne la veridicità?

IL DISCORSO DI ARISTOFANE NE “IL SIMPOSIO”

Il Simposio di Platone è una delle opere antiche più importanti riguardo il tema dell’amore. Il dialogo del Simposio avviene nel 416 a.C. in occasione dei festeggiamenti per la vittoria del poeta tragico Agatone: una sera un gruppo di amici, esponenti della classe intellettuale dell’Atene del V secolo, si raduna a casa del poeta: tra questi figurano il retore Fedro, il sofista Pausania, il medico Erissimaco, il commediografo Aristofane e Socrate, celebre filosofo, maestro e protagonista di moltissime opere di Platone. Dopo aver mangiato, i convitati decidono di passare la serata dilettandosi nell’elogio di una divinità a loro parere non sufficientemente lodata, Eros/Amore. Tutti i partecipanti al convito tesseranno con toni diversi un elogio dell’amore, compreso Alcibiade, entrato ubriaco nel bel mezzo della serata nella casa del suo amico Agatone. Uno dei discorsi più affascinanti del Simposio è quello di Aristofane, commediografo ateniese noto per la sua fantasia. Secondo Aristofane, in origine l’uomo non era come appare ora; infatti non esistevano due generi, ma tre: il genere maschile, il genere femminile e il genere androgino. Oltre a ciò, “questi androgini erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano. E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota”. Se gli esseri umani in antichità avevano questo aspetto così bizzarro, come mai adesso ne siamo diversi? Un giorno, spiega Aristofane, gli uomini crebbero nella loro hybris – violenza o desiderio di essere più che uomini – tanto da cercare di scalare il cielo per assalire gli dèi. Di conseguenza, Zeus li fulminò dividendoli a metà – così fu divisa anche la loro forza e la loro hybris – mentre Apollo il guaritore sanò le ferite causate dal taglio e diede all’uomo la forma che ha attualmente. Ma questo creò un problema non da poco: “Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inerzia, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra. E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso – sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendoPer evitare ciò Zeus meditò un secondo stratagemma, spostando gli organi genitali degli umani verso il davanti in maniera tale da permettere la riproduzione: “fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma sulla terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna. Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta“. Dunque l’autore porta il discorso verso una conclusione affermando che “al desiderio e alla ricerca di interezza spetta il nome di amore“.

PLATONE E OSMOSIS: UN BILANCIO

Sebbene a priva vista l’idea di anima gemella – e l’idea di amore che ne consegue – di Osmosis e di Platone appaiano molto diverse, sono molto più complementari di quanto non si creda. E’ lecito dire che una riflessione sia lo sviluppo dell’altra. Il discorso di Aristofane mostra l’anima gemella come un mezzo con cui l’uomo, partendo da una condizione di parzialità o incompletezza dovuta alla negazione della sua antica natura, raggiunge la realizzazione – tò hòlon in greco – del sé. Muovendo da questa premessa, Osmosis aggiunge una riflessione in più, e ci fa notare come trovare la pienezza non sia sufficiente per raggiungere la felicità. Più che sull’amare in sé bisogna spostare il focus sul come si ama: una volta trovata l’anima gemella non si può certo pretendere di controllarla – come Paul con Josephine – o di trattarla a proprio piacimento – come Leopold con Lucas -. I personaggi di Osmosis che hanno questi momenti di prevaricazione – subita o esercitata – hanno mal interpretato l’idea di anima gemella, considerandola come un vantaggio in virtù del quale sono legittimati a trattare la loro metà a loro piacimento. A questo punto Aristofane giunge in nostro aiuto affermando che le due anime gemelle in origine erano un corpo solo, ed erano perfettamente simmetriche, identiche in tutto: se dunque erano uguali in tutto non c’è motivo per cui una metà debba cercare di prevaricare sull’altra. Ora, forti di queste riflessioni cerchiamo di dare una risposta agli interrogativi di partenza: esiste l’anima gemella? E l’amore tra anime gemelle è sempre forte, in ogni momento? Riguardo l’effettiva esistenza dell’anima gemella non è possibile dire niente di certo, ma  che esista o no Platone e Osmosis ci insegnano che amore è un percorso, non un punto di arrivo, e che praticarlo in maniera sana e rispettosa è certamente la via più appropriata di amare – molto più di quanto lo sia amare con decisione – perché dà egual valore a entrambi i membri della coppia e permette loro di raggiungere la completezza.

 

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