Come comunicheremo in futuro? Scopriamolo attraverso l’interazionismo simbolico e la sitcom “Futurama”

Se al giorno d’oggi comunicare le nostre emozioni risulta complicato, in futuro esprimersi attraverso simboli potrebbe essere la normalità.

Fonte: gamelegends.it

Convertire i pensieri in simboli potrebbe diventare la comunicazione del futuro? Vediamo come i fumettisti hanno immaginato il mondo del domani attraverso gli occhi di Fry, Leela e Bender

DALL’EQUIPÈ DI “FUTURAMA”: LA TRAMA

Gli anni 90 stanno per tramontare: Britney Spears è prima in classifica, esce al cinema il colossal firmato James Cameron “Titanic” e registri la tua serie preferita su una videocassetta così che tu possa sempre riguardarla. I palinsesti hanno pochi programmi da offrire ai ragazzi e sembra che oltre “I Simpson” i network non siano in grado di proporre altre sitcom capaci di avere un duraturo successo. Ma sarà lo stesso ideatore della famiglia più conosciuta d’America Matt Groening, sotto richiesta della Fox, a lavorare sulla stesura di un programma che sappia catturare quel clima da nuovo millennio che echeggia nell’aria. È il 28 Marzo 1999 e sulla Fox va in onda “Pilota spaziale 300”, il primo episodio di “Futurama”. La ricetta è sempre la stessa, con personaggi che incarnano lo spirito americano e un linguaggio con numerosi riferimenti alla storia contemporanea, ma la formula è tutta nuova: dopo essere accidentalmente caduto in una capsula ibernetica, il protagonista Philip J. Fry si risveglia mille anni dopo nel futuro, dove ogni abitante possiede il chip della carriera ed esiste la macchina dei suicidi. Dopo aver ritrovato suo nipote, il professor Farsnworth, viene assunto in una ditta di consegne aerospaziali, chiamata Planet Express, svolgendo la mansione che oggi giorno chiamiamo comunemente fattorino. Farà fin da subito amicizia con Turanga Leela, la co-protagonista, ragazza attraente dai capelli viola e che dispone solo di un occhio. E infine Bender, un antieroe così freddo e menefreghista che non poteva non essere interpretato da un robot. Nonostante si tratti di un cartone animato, l’ideatore Matt Groening lo ha strutturato attorno ad una linea temporale complessa e rendendolo estremamente ricco di dettagli: dalla presenza di sofisticate apparecchiature elettroniche, come un televisore che prende a calci le persone dopo un intervento sulla “violenza della TV”, alla creazione di una scrittura fatta esclusivamente di simboli.

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L’INTERAZIONISMO SIMBOLICO DIETRO LA SERIE

L’interazionismo simbolico è una teoria che analizza la comunicazione fra individui. Come suggerisce il nome stesso, riguarda un linguaggio fatto interamente da simboli che devono essere analizzati ed interpretati dal destinatario. Nel corso dei secoli il processo di evoluzione linguistica ha interessato in primo luogo la popolazione: un tempo gli antichi egizi comunicavano attraverso i geroglifici, i cittadini del nascente regno italiano dovettero abbandonare i dialetti locali per adottare una lingua nazionale. Mentre oggi, in un mondo cosi interessato dai flussi globali, certi simboli sono diventati comprensibili da tutti, come il segno della pace o l’emoticon di Whatsapp che ride. Ciò ha contribuito a creare varie culture simboliche, dove sono in grado di capire il messaggio da decodificare solo le persone appartenenti a tale cultura. Facendo un esempio, possiamo parlare dei vari simboli religiosi che possono essere capiti immediatamente da una persona appartenente a tale religione. Tali simboli possono essere interpretati solo dalle persone facenti parte di tale cultura, in quanto una persona appartenente ad un’altra generazione potrebbe decodificarli con estrema difficoltà. Non a caso al giorno d’oggi vediamo i famosi “Boomers” cercar di capire cosa significhi “Aspetta, sto scrivendo un tweet’’. In Futurama sono presenti due tipi di linguaggi: il primo, il nostro alfabeto, così che gli spettatori possano capire lo svolgimento della trama. Il secondo, un linguaggio alieno che è possibile vedere in molti episodi della serie e che viene capito ed utilizzato da tutti tranne che da Fry. Neologismi a parte, vediamo come nella serie i creatori abbiano immaginato anche un futuro dove si utilizza il codice binario. Ad esempio, gli appartamenti di Bender e Leela hanno una numerazione che permette di capire la loro personalità: il codice di Bender è il numero 00100100 che se convertito nel codice Ascii possiamo ottenere il simbolo del dollaro, con riferimento all’ossessione che il nostro robot prova per i soldi. Quello di Leela invece è scritto 1I, che in inglese ha una pronuncia simile a “one eye”, che tradotto fa riferimento al fatto che Leela possieda solo un occhio.

DALLE LETTERE AI SIMBOLI

Che sia la Lineare B dei Micenei o l’Aurebesh di Guerre Stellari, abbiamo dimostrato non solo come il linguaggio possa subire processi di trasformazione, ma anche di come noi stessi stiamo prendendo parte a questo processo. Sia nella creazione di un linguaggio giovanile sia nel momento in cui immaginiamo una lingua universale che possa essere usata nei prossimi secoli. All’interno della letteratura e cinematografia fantascientifica, i primi a sperimentare la creazione di questa nuova forma di comunicazione furono i primi fumettisti di opere fantascientifiche; successivamente anche attraverso il cinema con la serie pluripremiata “Star Trek” con la creazione del Klingon. Proprio quest’ultima è stata usata da parte dei protagonisti di “The Big Bang Theory” per poter parlare in pubblico senza essere capiti. Per la creazione del linguaggio usato in “Futurama”, è stato creato un team composto da 3 dottorandi di ricerca, 7 lauree magistrali e che complessivamente hanno trascorso 50 anni di studi ad Harvard. Una lingua non passata inosservata ai grandi fan della serie, che si sono divertiti a codificarla nel corso degli anni a tal punto da dover spingere gli autori della serie a dover creare più di un linguaggio, chiamato semplicemente “Alienese”. Che possano essere stati facilitati dal fatto che già quotidianamente questi ragazzi debbano convertire i loro pensieri in messaggi da inviare? Faciliterà ovviamente il processo di cambiamento che interessa il linguaggio, finendo in futuro per esprimerci solo attraverso immagini e simboli, riducendo ai limiti la parola.

 

 

1 commento su “Come comunicheremo in futuro? Scopriamolo attraverso l’interazionismo simbolico e la sitcom “Futurama””

  1. Uno spunto davvero interessante, l’uso dei simboli, quanto meno nel mondo di internet è fondamentale, non solo per quanto riguarda le emoji in UNICODE che tanto ci piacciono ma già da quelle scritte sugli antenati degli attuali siti web in semplici caratteri: Come dimenticare la famosissima accoppiata due punti parentesi chiusa? 🙂

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