“Harry Potter e la Pietra Filosofale” ci spiega la differenza tra sé ideale e reale

Harry Potter è una delle saghe letterarie e cinematografiche più famose. Oltre alla magia ci possiamo ritrovare anche un pizzico di psicologia.

A volte è presente una distanza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. E’ questo quello che mostra lo specchio nella Stanza delle Necessità, un riflesso che è solo un sogno.

Specchio delle Brame

Harry Potter ci ha fatto e ci fa ancora oggi sognare. Tra magia, amicizia, coraggio molti di noi sono cresciuti insieme al piccolo mago e lo hanno seguito fino all’età adulta. Ciò che ha dato inizio a tutto è il primo libro della saga, “Harry Potter e la Pietra Filosofale“, in cui vediamo i tre amici cercare di impedire a Colui Che Non Deve Essere Nominato, in arte Voldemort, di prendere la pietra filosofale, che permette a chi la possiede di essere immortale. Nelle varie avventure vediamo Harry, mentre cerca di non farsi scoprire in giro per la scuola di notte, rifugiarsi in una stanza particolare, la Stanza delle Necessità. Qui trova un curioso specchio in cui non vede solo il suo riflesso, ma anche quello dei suoi genitori, che non ci sono più. Dopodiché anche Ron prova a specchiarsi, ma vede qualcosa di molto diverso: lui stesso trionfante dopo aver vinto varie coppe.

Scopriamo il mistero dello Specchio delle Brame l’ultima volta che Harry vi si reca e incontra il preside della scuola, che gli svela la magia. Ogni persona che si specchia non vede semplicemente sé stesso, ma quello che vorrebbe essere. Per questo motivo Harry vede i suoi genitori e Ron come un vincente. Potremmo dire che quando ci si specchia è possibile vedere quello che in psicologia viene definito il Sé ideale.

Reale o ideale?

Prima di tutto facciamo un passo indietro. Il è, secondo la prospettiva umanistica, la struttura fondamentale della personalità di un individuo. E’ l’insieme di tutte le immagini, le caratteristiche e le rappresentazioni che ognuno di noi ha di sé stesso. Rappresenta una struttura molto complessa e possiamo parlare di Sé reale e Sé ideale. Il primo è dato da tutte le qualità reali dell’individuo, mentre il secondo è ciò che la persona vorrebbe essere.

A volte accade che queste due parti del Sé entrino in conflitto in quanto le caratteristiche vere dell’individuo non rispecchiano quello che in realtà vorrebbe essere. Quando questo avviene la persona vive un’esperienza di incongruenza. Se la distanza tra i due è poca l’individuo riesce ad essere in armonia e questa piccola differenza può essere una spinta per migliorare ed ottenere certi obiettivi. Quando, però, la distanza è molto ampia si possono generare grande ansia e tristezza, fino a distorcere la realtà stessa, comportandosi come il proprio sé ideale.

Sogno o realtà?

Nel momento in cui l’incongruenza è molto grande, è necessario riportare le cose sulla giusta rotta attraverso la terapia. Grazie alla relazione terapeutica è, infatti, possibile riprendere la propria autenticità e ridimensionare le aspettative. In questo modo l’individuo può accettare il proprio sé reale e avere un sé ideale più concreto e raggiungibile.

Come dice Silente:

“Non serve a niente rifugiarsi nei sogni, Harry, e dimenticarsi di vivere”

Ognuno di noi sogna di essere in un certo modo, ma è importante che questa immagine non sia irraggiungibile e che non ci sia troppa discrepanza tra sogno e realtà. In questo modo è possibile rendere minima l’incongruenza e vivere con maggior serenità.

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