Questi particolari serpenti conducono la propria vita in acqua e, con questo articolo, scopriremo quali adattamenti hanno messo in campo per sopravvivere in questo ambiente.
In “Harry Potter e la camera dei segreti” appare una temibile creatura mitologica, ovvero il basilisco. Questo rettile viene descritto come un serpente di enormi dimensioni in grado di uccidere o pietrificare le sue sfortunate vittime. Il mondo dei rettili è decisamente vasto e, alcuni di questi, si sono adattati a sopravvivere in acqua.
IL MOVIMENTO E IL GALLEGGIAMENTO
Questi serpenti si ritrovano principalmente nella zona dell’Oceano Pacifico e Indiano, ovvero in acque calde. A differenza dei serpenti che conducono la propria vita sulla superficie, i serpenti di mare presentano una modificazione delle squame che non consente loro di sopravvivere al di fuori dell’acqua: queste, a differenza dei serpenti terrestri che presentano una netta sovrapposizione, sono infatti disposte a scacchiera per consentire un miglior movimento in acqua. Il corpo di questi animali risulta essere compresso da entrambi i lati e il movimento in acqua è possibile attraverso movimenti ondulatori che iniziano dalla testa e si concludono nella zona della coda. L’attrito generato durante il nuoto risulta poi essere notevolmente diminuito grazie alle piccole dimensione della testa e degli occhi, consentendo quindi un movimento più fluido e veloce. Durante il movimento in acqua i polmoni giocano un ruolo importante non solo per la respirazione ma anche il galleggiamento. Questi rettili presentano infatti un solo polmone che si estende per tutta la lunghezza del corpo e, una volta riempito di aria, consente di ridurre notevolmente la densità facilitando quindi il galleggiamento.
LA RESPIRAZIONE
Come abbiamo detto, questi rettili presentano un solo lungo polmone che, grazie alla presenza di muscoli, viene compresso per determinare la fuoriuscita di aria ricca di anidride carbonica. Al contrario, l’inspirazione si determina grazie all’elasticità dei tessuti che costituiscono i polmoni che, grazie al ritorno elastico in seguito all’espirazione, consente loro di incamerare aria ricca di ossigeno. I serpenti di mare, grazie alle grandi dimensione del polmone, sono in grado di sopportare periodi di immersione di circa 90 minuti, raggiungendo inoltre elevatissime profondità. L’emissione e l’immissione di aria nel polmone è possibile grazie alle narici, dotate di valvole, localizzate sulla testa: quando questa è fuori dall’acqua, si aprono delle valvole che consentono l’ingresso e l’uscita dell’aria, mentre si chiudono durante l’immersione. Un’altra importante caratteristica che questi rettili possiedono, a differenza dei serpenti terrestri, è la capacità di respirare attraverso la cute, in particolare a livello dei punti in cui la cute non presenta scaglie.
CIRCOLAZIONE SANGUIGNA
Nei rettili, si può osservare la stessa pressione sia nel circolo polmonare che sistemico e, inoltre, a seconda della situazione sono in grado di variare la distribuzione del sangue in entrambi i circoli. In linea generale, nei serpenti, la circolazione e il cuore si sono adattati alla forma allungata e compressa del corpo. In questi animali si possono infatti riscontrare problematiche, a causa della gravità, a livello delle pressioni che regolano i processi circolatori. Per risolvere questo inconveniente, nei serpenti terrestri il cuore è posto in vicinanza della testa, strategia che consente loro di arrampicarsi verticalmente garantendo comunque un sufficiente apporto di sangue al cervello. Questo non è tuttavia possibile nei serpenti marini: essendosi adattati alla vita in acqua e non avendo quindi problemi con la gravità, se vengono posti verticalmente vanno incontro a insufficienza cardiocircolatoria.