Come celarsi dietro noi stessi? Il manuale completo di Goffman e del vicequestore Rocco Schiavone

Le mille identità che si nascondono dietro una maschera.

Fonte: maridacaterini.it

L’abito non fa il monaco, eppure vedere qualcuno indossare una divisa potrebbe indurci a pensare il contrario. Goffman ne ha elaborato una teoria, Rocco Schiavone potrebbe esserne l’esempio vivente.

DA ROMA AD AOSTA

Una mattina alla questura di Aosta bussò il vicequestore Rocco Schiavone, appena trasferitosi da Roma ad Aosta per motivi disciplinari. Egli è il frutto della fantasia di Antonio Manzini, uno degli scrittori di gialli piu amato degli ultimi tempi. Dopo la pubblicazione dei fortunati romanzi, è stata ideata la serie televisiva ononima dove a dare un volto al vicequestore di Trastevere è stato l’attore romano Marco Giallini.  Non appena Schiavone mette piede dentro la questura, comincerà ad essere stimato dai suoi superiori per la sua incredibile capacità di risolvere crimini che sembravano inizialmente essere destinati a restare senza un colpevole. Nonostante la professionalità, la paura che si respira nel momento in cui cammina per i corridoi della questura è impossibile da nascondere: si tratta di un personaggio cinico, burbero e romano fino al midollo. Odia i suoi superiori e non sopporta i suoi stessi colleghi, in quanto li reputa degli incapaci poichè senza il suo aiuto non sarebbero capaci di fare niente. Non a caso lo stesso vicequestore odia il suo mestiere, poichè lo scelse per necessità economiche a causa della perdità dei suoi genitori in giovane età, iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza e intrapendendo la strada della giustizia. Il successo difatti non tarderà ad arrivare, in quanto i quotidiani locali cominceranno a parlare di un eroe che potrebbe portare la pace in un paese che, prima dell’arrivo di Schiavone, era semplicemente considerata come una località turistica, e non come luogo di efferati omicidi e truffe allo Stato. Tuttavia, la verità che si cela dietro il suo distintivo e il suo lungo cappotto alla Sherlock Holmes è un’altra, in quanto le regole del delitto perfetto le sa a memoria: fin da ragazzino cominciò a frequentare amici dediti ad attività malavitose che lo aiuteranno a conoscere i ferri del mestiere, mantenendo i rapporti con loro anche da adulto. Il motivo del trasferimento per motivi disciplinari sta nel fatto che ridusse in fin di vita uno stupratore seriale. Infine Marina, sua moglie, è deceduta anni prima a causa di un attentato in cui la vittima doveva essere il vicequestore stesso. Per vendicarsi, uccise l’assassino della moglie per poi occultarne il corpo. Com’è possibile che una figura con un ruolo cosi autorevole abbia la coscienza macchiata di così tanti crimini senza dare il benchè minimo sospetto?

Fonte: Fanpage.it

SIAMO TUTTI ATTORI

Un noto sociologo sulla questione relativa all’essere è Erving Goffman. Il lavoro di Goffman sul sé è profondamente influenzato dal pensiero di Mead, in particolare dalla tensione tra l’Io ed il Me. In Goffman questa distinzione viene rappresentata come una tensione tra ciò che vogliamo fare spontaneamente e ciò che le persone si aspettano che noi facciamo. Sviluppò il concetto di drammaturgia, che vede la vita sociale come una serie di spettacoli teatrali in cui noi siamo i protagonisti. Nel corso del nostro spettacolo-vita incontriamo attori o comparse con cui interagire, ed è più che fondamentale continuare a seguire il nostro copione. Quando le persone interagiscono con gli altri, utilizzano una varietà di tecniche per controllare l’immagine di sé che vogliono proiettare durante le loro rappresentazioni sociali. Goffman chiama questi sforzi per mantenere una certa immagine “controllo delle impressioni”, teoria che evidentemente il nostro vicequestore conosce bene vista la sua incredibile capacita di nascondere il suo lato violento e attuare un comportamento diplomatico all’interno della questura. Goffman sostiene che in ogni rappresentazione c’è una ribalta, ovvero quando gli individui sentono di dover presentare una idealizzazione di sé stessi. A Goffman interessa anche il retroscena, in cui le persone si sentono libere di esprimere il loro essere in comportamenti e battute che non sono presenti nella ribalta. Nel vicequestore Rocco Schiavone vediamo entrambi questi aspettidi giorno osserviamo un vicequestore che cerca di risolvere quelle che lui chiama “rotture di coglioni di 10 livello”, ovvero gli omicidi per cui c’è da trovare un responsabilee di notte lo vediamo mentre cerca di mettere mano insieme al suo amico Sebastiano Cecchetti su un camion di droga che vorrebbe per uso personale. L’esistenza di due fasi, ribalta e retroscena, causa ogni tipo di tensione e problema poiché si ha sempre paura che quelli nella ribalta scoprano dei nostri retroscena o viceversa. Non a caso l’incubo di Schiavone è che un giorno scoprano il corpo dell’uomo che ha ucciso, cosa che non lo fa dormire la notte.

CALATE IL SIPARIO

La storia del personaggio di Rocco Schiavone e del suo essere così paradossale visto il lavoro che svolge non è caso isolato, in quanto nella letteratura delle serie televisive sono stati create altri personaggi che, in un certo senso, potrebbero essere amici del nostro vicequestore: basti pensare a Dexter Morgan, esperto forense della polizia scientifica di Miami che uccide i criminali rimasti impuniti. Impossibile non citare Gregory House, il medico più famoso della televisione, che conduce una vita sregolata fatta di alcool e dipendenza da Vicodin. Questi tre personaggi hanno una cosa in comune, ovvero il fatto che conducono una vita degna del più pericoloso dei criminali ricoprendo gli status sociali più rispettabili. Per Goffman potrebbero essere solo alcune delle tante maschere che quotidianamente una persona potrebbe indossare. Avere cura di se e della propria reputazione è un fattore importante e condiviso da tutti, ma quanto sono pericolosi i mostri che cerchiamo di nascondere? Ognuno di noi per Goffman possiede una certa capacità teatrale che ci porta, mentre interagiamo con gli altri, ad essere la migliore versione di noi stessi. Ma quando cala la sera e arriva il momento della ribalta, è probabile che potremmo finire col fare gli incubi esattamente come il nostro vicequestore. Ma quale parte è vera? La ribalta o i retroscena? In realtà sono due luoghi utopici, anche se mentre nel retroscena siamo non solo la versione più sporca di noi stessi ma anche quella piu reale, durante la ribalta siamo quelle persone che avremmo sempre sognato di essere.

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