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Cogito ergo USA: i filosofi dietro la presidenza di Joe Biden

Scopriamo insieme quali sono i filosofi e i pensatori che ispirano il programma politico del neoeletto presidente degli Stati Uniti d’America. Galileo, Cartesio, Rousseau e papa Francesco si apprestano a diventare i grandi “dei ex machina” della politica statunitense. 

La presidenza conquistata di recente dal democratico Joe Biden non è priva di un retroterra filosofico e teologico che ispirerà gli indirizzi di fondo della nuova politica americana. A cominciare dalla difesa dell’indipendenza della scienza di Galileo, passando per il centrismo prudenziale di Cartesio e il proto–ecologismo di Rousseau, sino al Magistero di papa Francesco.

W la scienza, ovvero il risveglio della Ragione

Biden ha spezzato più d’una lancia a favore della scienza, della serietà della ricerca scientifica nella lotta al coronavirus. A differenza del suo predecessore, accostabile per molti versi al nobile Ludovico Marsili tratteggiato da Brecht nella Vita di Galileo, Biden prende in qualche modo le difese dello scienziato pisano. La scienza deve essere indipendente dai dogmatismi non solo religiosi, ma anche politici. È questo il contenuto straordinariamente moderno della Lettera a Cristina di Lorena (1615). In essa, rivolgendosi alla granduchessa madre, Galileo azzarda una metafora politica. La teologia è “regina delle scienze” solo se, come un buon re, non fa tutto da sola, ma si circonda di ministri competenti nelle singole discipline, delegando lo studio della natura agli scienziati. È quanto stanno facendo molti governi europei, che hanno messo da parte le ideologie politiche per affidarsi alle raccomandazioni dei vari comitati tecnico–scientifici. Fedeli a una massima di uno dei Sette Sapienti, Cleobulo:

Meglio ascoltare che parlare molto (Philèkoon eìnai màllon è polylalon).

Massima che Donald Trump non sembra aver preso sul serio nella polemica con il virologo Anthony Fauci. Mostrandosi piuttosto conforme a un sagace aforisma del sapiente cinese Lao Tzu, fondatore del taoismo, riportata dal romanziere russo Tolstoj nei Pensieri per un giorno:

Chi sa non parla e chi parla non sa.

Roma locuta, electio soluta

Biden non fa mistero della propria fede cattolica. Un cattolicesimo di marca irlandese in profonda sintonia con il pontificato di papa Francesco. Come il neoeletto presidente ha avuto modo di dimostrare nel discorso d’investitura alla convention democratica di Milwaukee, proiettando un video in cui riceve udienza da parte del pontefice. Che non solo lo accoglie a braccia aperte. Ma gli impartisce anche la sua apostolica benedizione.

Durante i comizi elettorali, Biden gira con al polso o nella tasca sinistra il rosario di suo figlio Beau, morto di cancro al cervello nel 2015. Rosario che non solo è uno degli oggetti religiosi più caratteristici del cattolicesimo. Ma che è anche stato donato a Beau dal fratello Hunter, di ritorno da Guadalupe. Nostra Signora di Guadalupe, apparsa nel 1531 nelle vesti di una fanciulla indigena, rappresenta un esempio raffinato di inculturazione gregoriana. È una Madonna meticcia, che porta il contenuto della fede cristiana nel Nuovo Mondo non sotto forma di imposizione esterna e occidentalista, ma mostrandone la perfetta sintonia con lo spirito degli abitanti del luogo.

Le affinità tra il programma di Biden e il pontificato di Bergoglio non finiscono qui. Nel corso di un discorso in Georgia, Biden ha citato l’ultima enciclica di Francesco, Fratelli tutti, in cui il papa auspica la fine dell’odio e delle discriminazioni, a favore di una nuova fratellanza universale. Che Biden ha rimarcato dicendo di voler essere “il presidente di tutti” e di voler “unire, non dividere” (8/11).

Cristiana umiltà

 A differenza del suo smargiasso competitor, Biden ha più volte fatto sfoggio di umiltà e pacatezza. In conformità con una sentenza dei Proverbi veterotestamentari (11,2):

Dove ci sarà superbia ci sarà arrogante ignoranza, dove ci sarà umiltà ci sarà sapienza.

La moderazione di Biden si concreta anche nella scelta squisitamente cartesiana (Discorso sul metodo, III) di voler tenere “la barra al centro”, senza lasciarsi assorbire da opposti estremismi. Biden è perciò un centrista, un liberal–progressista in sintonia con l’ex presidente USA, Barack Obama. Proprio in quanto fedele al motto di Ovidiomedio tutissimus ibis” saprà, forse, ricomporre pacificamente un’America attualmente spaccata in due, radicalizzata e conflittuale.

Verde speranza

Biden è anche sensibile verso le tematiche ambientaliste, l’ecologia e la lotta al global warming. Ha intenzione di rientrare negli Accordi sul Clima di Parigi del 2015, da cui Trump si era clamorosamente ritirato. E di investire in fonti di energia rinnovabile. Un cambio di paradigma straordinario che risente della lettura non solo dell’enciclica Laudato si’ (2015) di Francesco, ma anche dei Discorsi sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini (1754) dell’illuminista Jean–Jacques Rousseau, autentico proto–ecologista del Settecento. Si tratta di un punto politico molto sentito dai Democratici, almeno dai tempi in cui Al Gore fece proiettare il film di Guggenheim sui cambiamenti climatici, intitolato Una scomoda verità.

La difesa della vita al centro

Per quanto la posizione espressa da Biden intorno ad alcune tematiche bioetiche possa essere contrassegnata, da parte cattolica, come eterodossa, egli si dimostra, per altri versi, un autentico difensore della vita “al centro”, e cioè in tutte le sue fasi intermedie. Intende rilanciare l’Obamacare, garantendo l’assistenza ospedaliera alle fasce più fragili della popolazione, ma anche abrogare il Muslim ban di Trump, gestire i flussi migratori e combattere ogni forma di discriminazione razziale. In ciò si accosta al paradigma dell’intercultura, nella gestione del fenomeno multiculturale, particolarmente significativo negli USA, secondo le grammatiche filosofico–politiche della studiosa sino–statunitense Young Yun Kim, autrice del saggio Becoming Intercultural (2001). Infine, si propone di ricostituire la classe media, aumentando i salari minimi. Complessivamente, il programma di difesa della vita “al centro” di Biden riflette il pensiero del pontefice, espresso nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate (2018, n. 102):

La difesa dell’innocente che non è nato […] deve essere chiara, ferma e appassionata. […] Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, […] nelle nuove forme di schiavitù e in ogni forma di scarto.

 

 

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