Claude Monet, il pittore che inseguiva la luce, nasceva 182 anni fa

Claude Monet, il padre dell’impressionismo, nasceva 182 anni fa. Ripercorriamo la sua ascesa.

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Claude Oscar Monet é nato il 14 novembre 1840. Pittore francese, considerato uno dei fondatori dell’impressionismo. I suoi lavori si distinguono per la rappresentazione della sua immediata percezione dei soggetti, in modo particolare per quanto riguarda lo studio dei paesaggi e la pittura en plein air. Nelle sue opere persegue una sempiterna rappresentazione dell’istante, ben lontana dalle logiche geometriche, ma molto vicina alla vita nella sua più sincera rappresentazione.

La vita di Claude Monet

Claude Monet nasce in un contesto familiare molto modesto. L’interessamento all’arte si avvia, quando quello per la scuola, con regole obsolete e modalità frontali, non lascia al giovane la possibilità di esprimersi pienamente. Il primo interessamento alla vita artistica di Monet nasce grazie alla zia, più agiata in termini economici della famiglia di provenienza. La tecnica della pittura en plein air arriva quando Monet è appena sedicenne, dall’incontro con il pittore Eugène Boudin. Fu questo incontro cruciale a spingere il giovanissimo artista a studiare a Parigi. Sin da adolescente iniziò a disegnare vendendo diverse caricature dei personaggi di Le Havre in cui la sua famiglia si era trasferita. Dopo i primi rudimenti, imparati da Jacques François Ochard, si formò con Eugène Boudin. Nel 1859 partì per Parigi per studiare all’Académie Suisse. Preso da una vera e propria ebbrezza intellettuale, Monet, in questi anni di tirocini e scoperte, stabilì una fittissima rete di conoscenze, destinata a rivelarsi vincente per la sua carriera. L’anno seguente, arruolato nell’esercito, venne mandato ad Algeri. Quel favoloso oriente, con il suo splendore cromatico e luministico, seppe soddisfare la sua curiosità insaziabile e la sua sete di meraviglie e, per di più, rafforzò la sua vocazione artistica. Importantissimo per l’evoluzione pittorica di Monet fu, poi, l’incontro con Alfred Sisley, Pierre-Auguste Renoir e Jean-Frédéric Bazille, artisti che come lui ripudiavano la sterilità del disegno accademico.  Uno degli incontri decisivi per la sua maturazione pittorica fu quello con Gustave Courbet, patriarca del realismo. Egli diede vita al principio pittorico che consisteva nel dipingere su di una tela già precedentemente nera. Rimane profondamente impressionato in termini positivi da “La colazione sull’erba” di Edouard Manet, in quanto controcorrente nel rappresentare un soggetto femminile al centro dell’opera, senza vestiti. Nel 1874, ci fu un’esposizione di 30 artisti nel salone fotografico di Nadar. Fu in quest’occasione che Monet e i suoi colleghi adottarono per la prima volta l’appellativo di “impressionisti“, accettando con provocatoria ironia un aggettivo che il critico Leroy, aveva invece coniato a fini esclusivamente denigratori. Gli anni successivi, per il pittore, furono costellati di povertà e dispiaceri. Solo dopo molti anni si riafferma pittoricamente ed economicamente, lottando per far comprendere la sua arte, e acquista una villa con giardino a Giverny, creando, nel proprio giardino, un piccolo stagno “che delizi gli occhi” e che gli offra buoni soggetti da dipingere. Lo specchio d’acqua, sovrastato da un suggestivo ponte color verde brillante di chiara ispirazione giapponese, fu poi popolato di numerosi fiori splendidi e arbusti incantevoli. Tornato dall’ultimo viaggio, nel 1908, Monet non lasciò mai più il suo giardino. Vi trascorse gli ultimi anni della vecchiaia, dipingendo incessantemente specchi d’acqua costellati da ninfee.

“Ma non vorrei morire prima di avere detto tutto quel che avevo da dire; o almeno avere tentato. E i miei giorni sono contati”.

Claude Monet muore, nel suo amato giardino a Giverny, il 5 dicembre 1926.

Mostra di Claude Monet al Vittoriano dal 19 ottobre all'11 febbraio

L’arte di Claude Monet

Claude Monet, sin dall’infanzia, mostra un carattere che necessita di uscire dagli schemi, e così, poi, la sua pittura. Il suo stile, a poco a poco disvelato, rivela una grande libertà stilistica e un marcatissimo distacco nei confronti del soggetto. Egli che non ha più niente di pittoresco, singolare o naturalista, ma non è più altro che un veicolo per meditazioni plastiche. Non esiste, se non al termine di trasposizioni pittoriche che si susseguono, e dalle quali trae il suo valore emotivo e poetico. Seguendo la descrizione di Paul Mantz, “l’impressionista è l’artista sincero e libero che, rompendo con i procedimenti di scuola, con i raffinamenti alla moda, subisce, nell’ingenuità del suo cuore, il fascino assoluto che promana dalla natura. Traduce, con semplicità e con la maggiore franchezza possibile, l’intensità dell’impressione subita”. L’impressionismo non è dunque, una pennellata di getto che quasi “impressiona” in termini negativi, bensì un’emozione vissuta, trasposta con luce sulla tela. Abolì in maniera completa e definitiva la prospettiva geometrica. Egli, infatti, amava rapportarsi alla natura, l’unica fonte della sua ispirazione, senza precostituite impalcature mentali. Si abbandonava all’istinto della visione che, quando è immediata, ignora il rilievo e il chiaroscuro degli oggetti, che sono invece il risultato dell’applicazione al disegno di scuola. Una pittura vibrante, quasi evocativa, finalizzata con la sua indefinitezza a cogliere l’impressione pura. Era stato infatti osservato che i tre colori a cui sono sensibili i coni dell’occhio umano, ovvero il rosso, il verde e il blu, se equilibrati, danno vita a un fascio luminoso bianco. Ma la luce, quella vera, la si poteva osservare solo lontana dai claustrofobici atelier, bensì unicamente en plein air. Sono impressionisti nella misura in cui, non rappresentano tanto il paesaggio, quanto la sensazione in loro evocata dal paesaggio stesso. Monet, concepisce la realtà come un flusso perenne dove tutto si anima in “un incessante e fantastico divenire” senza pietrificarsi in “uno stato definitivo e acquisito”. Ecco perché ispirarsi alla natura, è sempiterna e disposta all’osservazione, sempre vera e mai banale.

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I luoghi cari al pittore

  • Cattedrale di Rouen. Aprì un laboratorio proprio dall’altra parte della strada, perché la cattedrale scatenava nell’artista curiosità e fascino. Ciò gli permetteva di vedere come le diverse stagioni, il tempo e la luce si riflettevano, influenzando, l’aspetto dell’imponente tempio gotico. Il risultato fu che l’artista dipinse più di 30 tele per la sola cattedrale, per osservarla, via via, con luci diverse.
  • Impressione del sole nascente. In questo dipinto, che ha dato il nome al movimento impressionista, Monet ci porta al porto di Le Havre, dove ha trascorso parte della sua infanzia. I giochi di luce sulla Senna attiravano numerosi pittori dell’epoca.
  • Le ninfee. La sua opera più emblematica, di cui esistono circa 250 versioni, ci porta alla casa di Giverny, dove l’artista ha vissuto dal 1883 al 1926. Lo stagno nel giardino acquatico pieno di ninfee, giunchi e gigli, contiene il ponte giapponese che Monet ha ritratto in oltre 18 tele.
  • Boulevard des Capoucines. L’artista porta lo spettatore al Boulevard des Capuchins, situato tra il 2° e il 9° arrondissement di Parigi. Dopo aver scoperto l’atmosfera vivace del viale, si può scoprire la città anche attraverso altre opere. “La stazione Saint-Lazare”, “il giardino delle Tuileries”.
  • Tramonto al Parlamento Inglese. Luogo di rifugio a seguito della guerra Franco-Prussiana nel 1870, è proprio Londra.
  • Il Canal Grande. Il viaggio a Venezia nel 1908 fu per lui l’ultimo. Monet offre una prospettiva unica del Canal Grande vista da Palazzo Barbaro. Per godersi la Venezia più magica e colorata, basta ammirare le 37 tele che l’artista ha dipinto durante il suo viaggio nella città italiana.
  • Campi di tulipani a Sassenheim. Zaandam e i mulini a vento nei Paesi Bassi regalano la possibilità di fare un regalo agli occhi nell’osservazione di quest’opera. Colori vivaci e movimenti precisi muovono l’opera in senso dinamico.

Claude Monet ha provato, con tanto impegno e dedizione a donare a ogni emozione, anima, atmosfera e impressione, un colore. Voi avete trovato il vostro?.

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