Circolarità e destino: stoici, Nietzsche, Predestination

L’importanza delle nostre scelte è fondamentale se ogni decisione si trasforma in destino in un circolo eterno, come per lo stoicismo e per il film “Predestination”: vediamo come.

la scelta: un bivio; Format Rieti

Da millenni, ancora prima della nascita di Cristo, circa nel sesto/ quinto secolo a.C, quando si era agli albori della filosofia occidentale, in Grecia, alcuni pensatori già si occupavano del tema del destino, con una concezione che per noi è quasi incomprensibile. La ripetitività destinale è un argomento molto interessante e permette di capire quanto conta la responsabilità individuale.

Interpretazione sul concetto di “Destino”

Il destino è un argomento che ci tocca molto da vicino e si sentono spesso frasi quali “Era destino che andasse così” che sembrano voler togliere ogni responsabilità all’attore umano, dal momento che se qualcosa deve accadere in un certo modo, allora non si può fare nulla per evitarlo e si è a posto con la coscienza. Eppure non è così. Prima di parlare dello stoicismo e della concezione stoica del destino, si vuole sfatare questo mito; questo percorso, poi, ci avvicina direttamente agli antichi greci.
Il destino ha molto a che fare con le coincidenze, ma non nella maniera in cui intendiamo comunemente tale parola. Mi spiego con un esempio: non è per forza scritto nell’ordine universale che io perda il prossimo treno per Milano, come situazione a priori; non è che “Andrà così inevitabilmente, sono io a non sapere che è già tutto determinato e che, quindi, la mia scelta è solo illusoria”; no. Se io perderò il prossimo treno per Milano, allora diventerà destino che io lo perda, ma a posteriori. Lo stesso con una scelta: non è destino che, sempre usando un esempio, io compri un cornetto al pistacchio benché faccia sempre così: potrei vedere un cartellone pubblicitario che sponsorizza la Nutella e, una volta giunto al bar, cambiare la mia decisione predeterminata di acquistare un cornetto al pistacchio, comprandone, invece, uno alla Nutella (che il condizionamento sia stato conscio o inconscio).
Il primo esempio, se lo si integra, rende bene l’idea del destino legato alle coincidenze e tale aggiunta spiega l’importanza della scelta, che si ritrova nel secondo esempio.
Mettiamo caso che per raggiungere la stazione di Roma, per tornare a Milano, debba uscire di casa ma che, dopo dieci minuti, ci sia un incidente e io perda il treno a causa del traffico; mettiamo anche che le due macchine che si sono incidentate fossero le uniche due presenti, fino a quel momento: pare una bella coincidenza, intesa nel senso comune, che proprio quelle due si scontrino. In realtà è più una coincidenza in un punto, come se si trattasse due rette. Prima di arrivare a scontrarsi, i due guidatori hanno preso molte decisioni che li hanno portati ad uscire di casa ad un certo momento, a fermarsi in alcuni frangenti e a trovarsi, poi, nel medesimo punto nello stesso istante, rovinosamente.
Non era destino che collidessero, ma una volta prese molte decisioni che si sono trasformate in destino, ecco che sono arrivati a provocare l’incidente (anche influenzati da fattori esterni, come i semafori per esempio). Dall’esterno, dunque, se si nota, si vede una serie di fatti e decisioni che, secondo dopo secondo, si sono trasformate in destino e hanno dato vita a due rette (il cui percorso destinale è comprensibile solo a posteriori dall’osservatore esterno) che si sono incontrate in quel fatale punto, quello della coincidenza. Essa, dunque, non è altro che un destino costruito da due persone, indipendentemente, mano a mano che il tempo passa; è, perciò, tutt’altro che casualità, come il termine fa normalmente pensare. Non per niente, tornando ai treni, si parla di coincidenza solo quando due treni si trovano in una determinata stazione ad un preciso orario: non c’è caso che tenga.
Detto ciò, si può ben comprendere che: la scelta è libera, anche se porta ad un percorso perfettamente comprensibile solo a posteriori e che, una volta compiuta, si fissa diventando destino.
Tutto ciò ci collega allo stoicismo.

Marco_Aurelio_bronzo; Wikipedia

Lo stoicismo e il destino

Lo stoicismo, corrente filosofica nata grazie a Zenone di Cizio, nel 300 a.C circa, si occupò fin dall’inizio del tema del destino e lo sviluppò in maniera molto particolare, dando grande importanza agli argomenti trattati poco sopra, come quello della responsabilità individuale e del suo impatto sul futuro, in un’ottica di una specie di “Eterno ritorno”.
Innanzitutto bisogna dire che per gli stoici esiste un ordine universale, che non è altro che il “Logos”, chiamato anche “Fuoco eterno”, oppure “Ragione”, questo perché dà garanzia di stabilità permanente e duratura.  È anche considerabile come pura anima, come spirito permeante il cosmo. Si manifesta come fuoco (anche se, in realtà, per i greci il fuoco non era solo l’elemento, come lo intenderemmo noi, ma energia e potenza; uno tzunami, per esempio, è fuoco d’acqua) nel momento culminante e iniziale (che coincidono) con una grande conflagrazione. In sostanza, il Logos      esplode” dando vita a tutto ciò che esiste e questo lo fa ogni volta che finisce la propria attività, quando tutto ciò che è partito ritorna, circolarmente, al punto di inizio. Per semplificare: è come se dal Logos partissero scintille che, prima di esaurirsi, tornano al Logos stesso che le ingloba e fa ripartire tutto da capo, allo stesso identico modo; queste scintille, sono tutto ciò che esiste.
In questa prospettiva, dato che tutto parte dal Logos e a lui ritorna, l’idea che passa è quella di un intreccio di cause ed effetti incastonati nel cosmo, a mo’ di ragnatela che, però, si involve su sé stessa, alla fine di tutto.
Il concetto di libero arbitrio derivante da un’idea di un destino così schiacciante, sembra non esistere, eppure, soprattutto Marco Aurelio è colui che porta questo messaggio, l’uomo felice e saggio è colui che sa accettare il proprio destino e agisce secondo quello che il Logos ha pensato per lui. Non “rema contro” all’universo, ma sa che quello che è capitato, è capitato a egli soltanto e perciò ne deve gioire, soprattutto se è una disgrazia, poiché un altro, al suo posto, non l’avrebbe sopportato.
L’uomo, se vuole essere saggio, deve agire secondo il proprio destino; ognuno ha “libertà” nel senso che uno stolto è libero di essere tale continuando a vivere nella stoltezza che il Destino gli ha assegnato. L’uomo felice, invece, sa che tutto avviene come deve avvenire, nel miglior modo possibile, e non si lascia turbare dalle cause destinali esterne, ma agisce secondo Virtù. Dato che la Virtù è impressa dal Logos, ecco che tutto torna.
Inoltre: quando una persona prende una decisione, buona o cattiva che sia, ha un peso per l’eternità: quando tutto ripartirà dall’inizio, si ripeteranno le stesse cose nello stesso ordine e arriverà un tempo in cui quella stessa scelta si compirà di nuovo nello stesso modo e lo farà la medesima persona; questo significa che ogni scelta è fondamentale e carica di responsabilità. Questo significa anche che non esiste un momento in cui tutto è iniziato: non c’è mai stata una scelta presa “la prima volta”, ma per l’eternità.
Questo è un concetto molto nietzscheano, solo che Nietzsche parla di un Eterno ritorno come mescolanza di stati possibili, in quanto, prima o poi, tutto tornerà come è già stato, grazie alla probabilità, a causa dell’eternità del tempo.

Predestination: l’ordine destinale e la circolarità

Anche il film “Predestination”, come si evince dal titolo, tratta del destino: circolarmente.
Il film inizia con una citazione, ripetuta più volte ed emblematica: “What if I could put him in front of you? The man that ruined your life. If I could guarantee that you’d get away with it, would you kill him?”.
Cercando di non rovinare la trama, si può dire che questa frase sia il cardine di tutto e si può facilmente immaginare che il protagonista si ritroverà, effettivamente, davanti, la persona che gli ha rovinato l’esistenza.
La storia inizia con la scena di una persona che si ritrova il volto sfigurato a causa di una bomba e si vede che le viene impiantata una nuova faccia; dopo poco si narra la vicenda presa dal futuro di questa persona che si ritrova in un pub a parlare con il barista; gli racconta che, una volta, era stata donna, una bambina abbandonata in orfanotrofio, e che avendo caratteristiche fisiche particolari era riuscita a svettare tra le altre donne, entrando anche in un programma della NASA; gli spiega che una volta era stata sedotta e abbandonata da un uomo da cui aveva avuto una bambina che era stata rapita misteriosamente dopo il parto. Il punto sta nel fatto che il barista è un agente temporale e vuole mostrare al protagonista chi sia stato colui che, appunto, ha rovinato la sua vita.
Da questo momento in poi l’agente temporale/ barista, gli farà compiere diversi viaggi nel tempo. Oltre non si può svelare perché si toglierebbe il gusto della visione.
Di fatto ogni situazione è intrecciata in maniera determinata ad un’altra e in maniera circolare.
Innanzitutto questo lo si evince da alcune particolari frasi; la prima rimanda direttamente all’uroboro usato da Nietzsche per spiegare l’eterno ritorno ed è: “The snake that eats its own tail, forever and ever. I know where I come from. But where do all you zombies come from?”. La parola “Zombie” è chiave, ma anche qui la visione viene lasciata al lettore. Ciò che importa e che ci ricollega allo stoicismo è quel “Forever and ever” che richiama proprio l’eternità causata dal circolo di eventi (si ribadisce: anche quello di Predestination è un ciclo particolare di eventi, ma essendo uno di quei film che “spacca la testa” come “Inception” a causa delle possibili interpretazioni, non può essere raccontato).
Un ulteriore collegamento è fornito da un’altra frase che ci fa notare quanto sia vicina l’idea del film a Marco Aurelio:  “But it’s a mistake to think that we can change certain events. Just like you said, some things are inevitable. … The shock will wear off, but you can take comfort in knowing that these events are happening in the correct order. The path you’re on will take you to your destination”.
Innanzitutto il fatto che tutti gli eventi siano connessi in un certo ordine, mostra chiaramente l’affinità allo stoicismo e tale familiarità concettuale è visibile anche nell’ultima parte: “Il sentiero sul quale sei, ti porterà al tuo destino”. Questo non solo è un concetto stoico, ma si fonde perfettamente con l’idea data all’inizio: la strada su cui si è, è la retta di cui si parlava e diventa determinata una volta che tutto si compie, d’altra parte quella stessa strada è formata da accadimenti avvenuti in un ordine preciso che non potevano accadere diversamente.
Concludo con l’affermare che il film potrebbe andare avanti in loop per sempre, proprio a causa del fatto che, come succede con il Logos, quando tutto finisce, ricomincia dall’inizio allo stesso modo.

Predestination; Rolling Stone

Si è visto così, pur non avendo potuto fornire dettagli ulteriori, che Predestination è collegato molto di più di quanto si possa pensare alla filosofia, soprattutto stoica e Nietzscheana, che in alcuni momenti vanno a braccetto.

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