Il pensiero dei filosofi moderni e contemporanei più conosciuti ha basi molto forti in pensieri molto meno conosciuti, spesso bistrattati o ignorati del tutto, come succede con il pensiero sofista o quello cristiano-medievale.

Nello studio della storia della filosofia che si fa nelle superiori spesso, per mancanza di tempo o voglia, si affrontano gli autori più importanti, senza andare ad analizzare la genealogia del loro pensiero e lasciando da parte innumerevoli autori poco conosciuti ma molto interessanti. Qui vi è una lista di cinque filosofi, che, seppur magari conosciuti di nome, non vengono ricordati per il pensiero filosofico da loro trasmesso ai posteri.
1. Tucidide
Tucidide è uno storico del V secolo a.C., molto famoso in quanto è stato insieme ad Erodoto uno dei primi storici della storia umana. Egli ha dato un’interpretazione dell’antropologia umana molto simile a quella poi teorizzata da Hobbes nel suo De cive. Tucidide infatti parla della natura umana come di una natura pleonectica, ossia che persegue spesso la pleonexia, la ricerca perpetua di ricchezze e onore, spesso, come poi sosterrà anche Hobbes, incalzati dalla paura di perdere il proprio prestigio e dunque lottando per auto tutelarsi. Hobbes poi tradurrà questa formula dicendo che l’uomo è un animale famelico di fame futura, un animale debole in quanto timoroso di mancare in futuro di ciò di cui opina abbia necessità.

2. Il sofista Callicle
Callicle è un filosofo greco del V secolo a.C., rappresentato come personaggio da Platone all’interno del dialogo Gorgia. Il suo pensiero in ambito politico è molto simile alla critica alla morale che Nietzsche compie nel diciannovesimo secolo. Callicle infatti sostiene la dottrina del diritto del più forte, che parte dal presupposto che la natura crei gli uomini disuguali, alcuni più forti e altri più deboli, e pertanto è diritto di natura che i più forti dominino sui più deboli. Le leggi, stabilendo che i cittadini sono uguali tra loro e che colui che commette ingiustizia nei confronti di un altro sarà punito, sono solamente strumenti di difesa utilizzati dai più deboli – dal gregge, come lo definirebbe Nietzsche – per difendersi dalla giusta prevaricazione dei più forti. Quel che però Callicle auspica è il ripristino del diritto naturale del più forte – o, per dirla in termini nietzscheani, l’avvento del superuomo.
3. Il sofista Crizia
Anche Crizia è un filosofo greco del V secolo a.C., appartenente a coloro che venivano chiamati “sofisti”. Egli espone una tesi sulla religione che sarà poi accolta ed esplicita da Marx, ossia che la religione non è altro che l’invenzione di un individuo particolarmente scaltro, il quale introduce il timore degli dei per dare ulteriore forza alle leggi e depotenziare l’infrazione di nascosto. In questo modo la religione viene privata di ogni legittimazione naturale, ridotta alla sfera delle istituzioni umane e smascherata come strumento di potere.
4. Plutarco di Cheronea
Plutarco di Cheronea è un filosofo greco del I secolo d.C., autore di celebri opere come Vite parallele, nelle quali mette a confronto un personaggio della storia greca con uno di quella romana. Egli anticipa il pensiero di Machiavelli su quale debba essere la giusta forma di governo, esaltando l’impero romano per aver trovato proprio il giusto equilibrio e la corretta compresenza tra le tre forme di governo principali: monarchia, oligarchia e democrazia.
5. Pietro Abelardo
Pietro Abelardo è un autore cristiano del XII secolo, la cui etica ricorda l’etica dell’intenzione kantiana. Egli infatti sostiene che nel momento in cui si va a giudicare un’azione da un punto di vista morale si riscontra un enorme problema: essa può essere giudicata solamente da se stessi o da Dio. Questo perché solamente Dio e l’individuo stesso conoscono l’intenzione alla base dell’azione e dunque possono giudicare se l’intenzione è moralmente giusta o no: questo sulle intenzioni è l’unico giudizio che la morale può dare.
