“Chi ti ama, c’è prima di te”: il riconoscimento amoroso in “Non ti muovere”

Amore e riconoscimento dell’altro. Un rapporto indissolubile indagato da Margaret Mazzantini e Martin Buber.

A venti anni dalla sua uscita, il romanzo più famoso di Margaret Mazzantini riesce ancora a parlarci in modo vivo. La storia tra Italia e Timoteo incarna il terribile e meraviglioso paradigma della relazione amorosa e del riconoscimento Io-Tu.

UN LIBRO CHE NON È INVECCHIATO: NON TI MUOVERE

Non ti muovere è un romanzo senza tempo. Quest’anno compie 20 anni, eppure sembra non essere invecchiato di un giorno. Una storia struggente, terribilmente umana e cinica. Un racconto familiare reso popolare non solo dal libro, ma anche dal celebre omonimo film con Sergio Castellitto e Penelope Cruz.

La vicenda è piuttosto nota. Angela, ragazza di quindici anni, rimane vittima di un grave incidente stradale e cade in coma, tra la vita e la morte. Mentre attende di scoprire il destino della figlia, Timoteo, chirurgo dell’ospedale in cui è ricoverata, decide di raccontarle un pezzo di vita tanto segreto quanto fondamentale. Forse il periodo più autentico dell’esistenza dell’uomo.

È così che, accanto al letto di Angela, Timoteo snocciola il resoconto di una storia extraconiugale dirompente e totalizzante. La donna protagonista è Italia, donna brutta, sciatta e misera, come la descrive. Eppure tra i due si instaurano una passione e un amore travolgenti, che dallo stadio animalesco iniziale si trasformano in un rapporto profondo. Attraverso esso, i due protagonisti conosceranno l’autenticità di se stessi e della propria vita.

Non ti muovere è un libro sull’amore, di ogni genere. Quello passionale, quello sentimentale, quello coniugale che sfuma nell’affetto, quello genitoriale che non riesce a esprimersi a parole ma solo nei fatti. Ma soprattutto, è un romanzo sull’amore come riconoscimento.

 

IL VERO AMORE È L’APICE DEL RAPPORTO IO-TU

L’amore è da sempre uno dei maggiori struggimenti dell’umanità. Molto spesso, tuttavia, non si comprende. Questo, almeno, è il pensiero del francese Martin Buber.

Secondo il filosofo, infatti, l’errore tipico dell’uomo è quello di scambiare il sentimento con l’amore. Non è un gioco di parole da didascalia Instagram, ma una realtà più complessa.

Per Martin Buber, infatti, l’uomo possiede solo il sentimento, non l’amore. Mente, dunque il sentimento abita nell’uomo, l’uomo nell’amore. È l’amore che sceglie, non il contrario. Come tale, esso si configura come accadimento, evento. Non come scelta, né come volontà soggettiva.

Se, tuttavia, non si riconosce questo scarto, si rischia di vivere un’emozione inautentica.

La relazione amorosa si dà solo ed esclusivamente nel rapporto Io-Tu. Nel riconoscere, dunque, di essere sia soggetto sia oggetto d’amore.

Non è un trasferimento da un soggetto, l’Io che ama, a un oggetto, il Tu amato, ma vive tra Io e Tu. Solo in questo modo, può progredire. La chiave è la consapevolezza dell’amore come atto produttivo tra due soggetti-oggetti.

Ma cosa vuol dire?

CHI TI AMA, C’È PRIMA DI TE: SCOPRIRE SE STESSI NELL’AMORE

Be’, anche su questo Buber è chiaro. Ma in realtà, gran parte della filosofia occidentale concorda su questo punto: amare è riconoscere l’altro e, soprattutto, riconoscere se stessi.

Amare l’altro significa riconoscerlo in tutta la sua alterità e accettarla. Ma non solo. Il vero miracolo, se così si può chiamare, è che attraverso l’amore conosciamo anche noi stessi come alterità. Vedersi con gli occhi degli altri e l’apice del rapporto Io-Tu. Fondamentalmente, non ci conosciamo mai finché non siamo amati. Non esistiamo realmente finché non siamo amati e riconosciuti da altri.

Perché ciò sia possibile, tuttavia, è necessaria la rottura del guscio. L’amore richiede necessariamente vulnerabilità. Solo in questo modo è possibile distruggere la narrazione che noi stessi facciamo di noi, per aprirci alla realtà che ci è offerta dagli occhi altrui.

Ed è proprio ciò che insegna Non ti muovere.

Timoteo e Italia sono due anime rotte. Cercano l’uno nell’altra la loro verità. Timoteo vuole colmare il vuoto della sua vita. Una vita in cui non si riconosce. Italia vuole essere vista, vuole esistere per la prima volta.

Chi ti ama, c’è prima di te.

La frase più celebre del romanzo disvela ora il suo più grande significato. Nessuno di noi esiste realmente prima di essere amato. Viviamo congelati, chiusi in noi stessi. Nasciamo solo quando diventiamo oggetto d’amore. Quando siamo riconosciuti come persone e amati.

Timoteo e Italia frammentano la loro realtà. Si violentano a vicenda, si odiano. Tutto, per scoprire loro stessi. Tutto, per rompere quel guscio del proprio io e rinascere nell’amore.

Quando, infine, si comincia finalmente a esistere, non solo a vivere, non si può più tornare indietro. Esseri abbandonati, vorrebbe dire non esistere più. Questo è il terrore di Italia. Forse, il terrore di tutti noi.

 

Non mi prendere mai sul serio quando ti dico di lasciarmi. Tienimi, ti prego, tienimi. Vieni quando ti pare, una volta al mese, una volta all’anno, ma tienimi.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.