Che cosa pensiamo delle nostre abitudini?

Cosa sono le abitudini? Qualcosa di semplicemente meccanico e inconsapevole? Oppure hanno anche un altro volto? Vediamolo insieme al filosofo di Stagira e al cantautore inglese.
“Bad habits”
Nella visione di Aristotele un’abitudine è una ripetizione costante di un meccanismo, un’uniformità che si riscontra negli eventi e soprattutto nei comportamenti umani. Questi ultimi, nella misura in cui diventano stabili e continuativi, si fanno simili alla costanza delle leggi di natura, come dice il filosofo stesso: “la natura è di ciò che è sempre, l’abitudine di ciò che è spesso”. Data adesso la sua definizione, il problema diventa: le abitudini sono qualcosa di positivo oppure no? Qualcosa di cui liberarci o qualcosa da saper gestire? Nella vita di tutti i giorni siamo soliti considerare le abitudini come qualcosa di semplicemente passivo, un meccanismo al quale noi stessi ci sottoponiamo e che continuiamo a ripetere, anche se sbagliato. Accade anche alle star della musica, come possiamo intuire dal nuovo singolo di Ed Sheeran Bad habits:
“My bad habits lead to late nights, endin’ alone
Conversations with a stranger I barely know
Swearin’ this will be the last, but it probably won’t
I got nothin’ left to lose, or use, or do
My bad habits lead to wide eyes starin’ at space”
“Le mie cattive abitudini portano a tarde nottate, che finisco in solitudine. Conversazioni con sconosciuti che conosco a malapena, giurando che questa volta sarà l’ultima ma probabilmente non sarà così. Non ho più niente da perdere, usare, o fare. Le mie cattive abitudini portano a occhi spalancati che fissano nel vuoto”.
Due facce delle abitudini
Ed Sheeran racconta di come le sue abitudini lo guidino tutti i giorni, quasi come i fili di un burattinaio, portandolo verso l’infelicità. Ne è pienamente consapevole, eppure non riesce a fermarsi. É a questo cieco meccanismo che dobbiamo rassegnarci? Non secondo Aristotele, il quale nota un volto diverso della situazione: è possibile usare le abitudini per eliminare la passività dalle nostre vite. Esse non sono da considerarsi come una vuota ripetizione di vizi, perché assumono un ruolo fondamentale per la vita delle persone se indirizzate verso scelte giuste. É solo attraverso l’esperienza e il tempo, imparando a governare le emozioni (che non significa sopprimerle, ma darle un equilibrio), che si possono trasformare le abitudini da oppressione passiva a strumento di liberazione. Per Aristotele, una vita soddisfacente e condotta pienamente non è frutto del caso o della totale spontaneità: imparare a dirigerci verso ciò che è meglio per noi stessi richiede, purtroppo, fatica ed esercizio.

“Siamo ciò che facciamo ripetutamente”
Usare correttamente le abitudini significa far diventare naturale e quotidiano ciò che ci fa stare bene, sforzandoci di combattere quelle “bad habits”, come direbbe Ed Sheeran, che proveranno a riemergere. Significa far diventare spontaneo ciò che prima sembrava difficile o quasi impossibile, poiché la spontaneità può nascere solo dopo tante difficoltà e tentativi. Sì, entrambe sono dei meccanismi ai quali ci sottoponiamo, ma mentre le cattive abitudini sono qualcosa che subiamo passivamente, non riuscendo a sfuggire alla loro presa neanche se lo volessimo, le abitudini di Aristotele sono alcune “regole” alle quali scegliamo di sottoporci in maniera libera e consapevole, volontariamente. Sono un po’ ciò che può colmare quello scarto fra ciò che desideriamo o sogniamo nella nostra testa e la realtà: per Aristotele non esistono interruttori che permettono di passare dai pensieri alle azioni come se fosse un trucco di magia, “siamo ciò che facciamo ripetutamente” dice, l’incantesimo sta nel compiere gesti quotidiani e costanti che mettano i sogni sulla stessa strada della realtà, trasformando in un’abitudine ciò che ci sembrava prima eccezionale.