Il Superuovo

A 93 anni dalla morte di Svevo analizziamo l’originalità de “La coscienza di Zeno”

A 93 anni dalla morte di Svevo analizziamo l’originalità de “La coscienza di Zeno”

Il 13 settembre 1928 morì Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, autore de “La coscienza di Zeno”. Per ricordarlo mostriamo tutta l’originalità della sua opera più celebre.

 

La quasi autobiografia di Zeno Cosini è uno dei romanzi più originali e innovativi della letteratura italiana del ‘900 per una serie di ragioni, che vanno dalla psicanalisi al tempo misto.

La Psicanalisi

Un grande elemento di novità fortemente rappresentato nel romanzo è l’interesse per la psicanalisi. Svevo si era avvicinato al mondo delle teorie freudiane attraverso Wilhelm Stekel, allievo proprio di Sigmund Freud, e le traspone, seppur non sempre positivamente, nel suo romanzo. La Coscienza di Zeno è infatti il diario tenuto dal protagonista Zeno Cosini su consiglio del suo psicanalista, il dottor S. Questo diario doveva servire a ripercorrere i momenti salienti della vita di Zeno per poterli esaminare con attenzione e costituire l’inizio della cura. In questa maniera, però, il protagonista rivive buona parte della propria esistenza attraverso un’interpretazione condizionata pesantemente dalle teorie freudiane, la più nota delle quali si basa sul conflitto tra padre e figlio. Questo interesse per la psicanalisi e la sua dettagliata rappresentazione all’interno del romanzo costituisce un aspetto molto originale che porterà a un’altra novità quasi assoluta, ossia l’inattendibilità del narratore.

L’inattendibilità del narratore

Il forte influsso che le teorie psicanalitiche hanno su Zeno determina anche quella che solitamente è nota come inattendibilità del narratore. Il condizionamento che il protagonista subisce, lo porta a non essere una fonte attendibile nemmeno per la propria vita. Tutto concentrato sul proprio, apparente, complesso di inferiorità che la psicanalisi vorrebbe curare, Zeno non riesce ad accorgersi di quanto invece la sua vita sia stata lontana da quella di un inetto. In breve, ha vissuto sentendosi inferiore al padre quando invece, specialmente poco prima della sua morte, avrebbe dovuto capire come fosse lui l’elemento forte tra i due; si è sentito un inetto nel campo del commercio, ma in realtà è riuscito a recuperare buona parte del patrimonio perso dall’irresponsabile cognato Guido; il matrimonio, infine, contratto con Augusta, la meno attraente delle tre sorelle a cui Zeno si era interessato, apparentemente visto come una sconfitta, un accontentarsi di quel che passava il convento, si rivela felice per il grande affetto che la donna prova per il nostro protagonista.

Il tempo misto

Altra caratteristica peculiare del romanzo è la sua scansione cronologica. Gli eventi raccontati dal Zeno non seguono necessariamente l’ordine cronologico con cui sono avvenuti, ma si susseguono in capitoli collegati tra loro da una vicinanza tematica. In questo modo la narrazione non è lineare e di immediata comprensione. Anche questo è un espediente narrativo che permette al lettore di immedesimarsi maggiormente nel personaggio, appunto perché pare di leggere i pensieri non per forza ordinati di una coscienza viva e che si sta aprendo a noi. È anche una notevole novità nel panorama letterario perché raramente nei romanzi di quel periodo storico si abbandonava tanto facilmente il tanto sicuro ordine cronologico della narrazione.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: