“CHI HA VISTO SARAH?”: COSA C’È DI GIUSTO (E DI SBAGLIATO) NELLA SERIE SUL DELITTO DI AVETRANA

Debutta tra elogi e polemiche la miniserie che racconta anche il punto di vista della famiglia Misseri.

Doveva essere il ritorno del regista Pippo Mezzapesa a due anni da Ti mangio il cuore. Eppure, nonostante il pubblico abbia apprezzato soprattutto l’incredibile somiglianza con i reali protagonisti di questa triste vicenda, non si arrestano le polemiche per l’utilizzo del nome Avetrana nel titolo. Scopriamo il perché.

STORIA DI UN SINDACO CHE VOLLE SFIDARE LA DISNEY

Era una mattina di ottobre quando il sindaco di Avetrana Antonio Iazzi aveva espresso tutto il suo dissenso sulla serie che racconta l’efferato omicidio della quindicenne Sarah Scazzi. Il problema principale? Il nome della cittadina del tarantino nel titolo, accanto ad un accattivante “Qui non è Hollywood”. Il primo cittadino, infatti, non voleva che il paese che rappresenta fosse ridotto “ad un caso di cronaca”. Non ha avuto la stessa opinione il regista Pippo Mezzapesa. Sì, lo stesso di Ti mangio il cuore dove racconta la quarta mafia nel foggiano insieme ad Elodie. Anche questa volta ci troviamo in Puglia, ma in quella parte della regione che, come dicono alcuni avetranesi “vuole essere dimenticata”. Ci ha pensato il Tribunale di Taranto a mettere un freno alla vicenda accogliendo il ricorso del sindaco ed eliminando il nome del comune salentino dal titolo, posticipando il debutto della serie al 30 ottobre. Sui social si festeggia. Lo stesso registra, infatti, ammette di aver apprezzato questa pubblicità gratuita. Il sindaco, invece, sfida di nuovo Mezzapesa promettendogli che avrebbe tolto Avetrana anche nelle pubblicità. Ma siamo sicuri del fatto che il problema principale fosse il nome di Avetrana nel titolo?

PIPPO MEZZAPESA, IL REALE PROTAGONISTA DELLA MINISERIE

Le polemiche sull’ultimo lavoro di Pippo Mezzapesa sono iniziate ancor prima che la serie debuttasse su Disney Plus. Già quest’estate quando venne rilasciata la locandina ufficiale, se da un lato molti hanno apprezzato l’incredibile somiglianza con i reali protagonisti di questa triste vicenda; dall’altro hanno fortemente criticato lo scatto scelto per annunciare l’uscita delle serie. Tantissimi, infatti, l’hanno trovata ‘grottesca’ e ‘priva di buon gusto’. Altri, ci hanno visto persino lo zampino dell’intelligenza artificiale. Solo opinioni, che non bloccano l’uscita della serie. Anzi, non hanno fatto altro che accrescere la sua popolarità. Prima che il nome dei Misseri finisse sulla bocca di tutti, ci hanno pensato Le Iene con il grande ritorno di Alessandro Sortino che, con una telecamera e il suo pigiama, ha dormito nella casa di ‘zio Michele’ mentre quest’ultimo gli preparava la cena. Colui che è stato definito come ‘l’orco’ o persino ‘il mostro di Avetrana’, nonostante per l’omicidio della nipote siano state condannate la moglie e la figlia. Lui, da casa,  dichiara ancora oggi la sua colpevolezza. Come viene vista Avetrana invece nell’universo Disney?

TRISTI RITRATTI

Quattro episodi per raccontare il delitto che ha tenuto gli italiani con gli occhi incollati sullo schermo per oltre un decennio. Ogni puntata espone il punto di vista per ogni personaggio di questa triste vicenda dove, ricordiamocelo, è stata uccisa una ragazzina di quindici anni. Ecco, partiamo proprio da lei, poiché nonostante la miniserie sia incentrata sulla morte della sua protagonista, in realtà sono più le volte che appare da morta che da viva. La sua cantante preferita era Avril Lavigne, con cui ha in comune i lunghi capelli biondi. Le piaceva creare i braccialetti dell’amicizia, che regala a sua cugina Sabrina come segno di pace. Scriveva pagine e pagine di diario dove raccontava la triste quotidianità di una adolescente pugliese che sogna di fuggire, come suo fratello Claudio che lavora a Milano con il padre. Secondo la penna degli sceneggiatori, i mostri di Sabrina erano più interessanti da mostrare, mostrandoci il paradosso di una estetista che odia il proprio corpo, che si vede ‘cozza’ e che invidia quell’aria da fanciullezza della sua cuginetta Sara. Infine, i coniugi Misseri diventano il triste ritratto di una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi. Entrambi faranno i conti con i loro sensi di colpa. C’è chi piange dietro le sbarre e chi in quella villetta dove sarebbe avvenuto il delitto. Sul muretto di quella casa, ai tempi, qualcuno scrisse Qui non è Hollywood che no, non si tratta della canzone omonima dei Negrita, ma è una dura accusa nei confronti dei media, colpevoli di aver ritratto una Avetrana che non esiste. Paradossalmente, la stessa che nei primi secondi d’inizio della miniserie, appare come tappa del cosidetto “turismo dell’orrore” (per la quale abbiamo scritto in passato https://www.ilsuperuovo.it/il-turismo-dellorrore-viaggio-nei-luoghi-piu-visitati-dagli-amanti-dei-cold-case/). Eppure il brano dei Negrita, pubblicato nel 1999, è stato decisamente profetico:

 “E anche se il film te l’aspettavi con un altro finale
E se qualcosa in fondo è andato male qui…q
ui non è Hollywood.”

 

 

Lascia un commento