26 aprile 1986. Per poco più di un’ora fu un giorno come un altro in Ucraina. Ma all’1:23 circa un’esplosione dilaniò il cielo notturno, divenendo celebre come il più grande incidente mai verificato in una centrale nucleare. Il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, infatti, prese fuoco e, scoperchiandosi, rilasciò nell’aria una nuvola di materiale radioattivo che in poche ore si diffuse anche nel resto dell’Europa.

La centrale 33 anni dopo

Un disastro senza precedenti e con un solo episodio simile (in Giappone nel 2001) che costituisce un pezzo di storia difficile da dimenticare; e non solo da chi c’era. Ancora oggi si sente parlare dell’incidente ed ogni persona ne conosce a grande linee la storia. Le conseguenze sono state così massicce che ben 33 anni dopo la statunitense HBO e l’inglese Sky hanno deciso di farne una miniserie in uscita a maggio 2019.

 

26 Aprile 1986, ore 1:23

Cosa successe quella notte? La ricostruzione ufficiale parla di un esperimento finito male. Il 25 aprile 1986, infatti, il reattore 4 della centrale fu spento per manutenzione. Contemporaneamente, fu programmato un test per verificare quanta energia potesse venir creata per inerzia, cosa che portò a ridurre la potenza. Ma l’esperimento si fermò a metà a causa di un guasto ad una centrale elettrica vicina: la richiesta era di evitare di abbassare ulteriormente la fornitura di energia.

Si decise di posticipare il tutto di qualche ora, fino all’1 di notte. Il primo errore fu proprio questo. Se gli operatori diurni erano stati adeguatamente addestrati, quelli di notte non avevano esattamente un’idea di quello che avrebbe potuto verificarsi. Addirittura, alcuni dispositivi di sicurezza sembra fossero disabilitati.

La centrale nucleare di Chernobyl

Ventiquattro minuti dopo l’inizio del test avvenne la prima esplosione. A causarla fu un picco massiccio di potenza improvviso. La potenza era infatti stata diminuita più del livello minimo richiesto, ma aumentò improvvisamente a causa di una manovra di cui ancora non è chiaro il motivo. Questo portò ad un collasso del reattore e al conseguente incendio. Il reattore si scoperchiò, rilasciando una nuvola radioattiva nell’aria che si diffuse nei paesi vicini come nelle nazioni più lontane, anche a causa della situazione atmosferica.

 

Cause e conseguenze

Le conseguenze, come già si diceva, sono state drammatiche. Nel corso della giornata successiva venne fatta evacuare la città di Pryp”jat’ e nel corso del mese, tutta la zona circostante divenne un’enorme area fantasma. Non ci fu un’eccessiva tempestività nell’evacuazione, anche a causa dal fatto che il governo di quella che allora era ancora l’URSS decise di non divulgare subito quello che era accaduto.

Ciò che rimane delle città fantasma nelle aree limitrofe alla centrale

La mancanza di informazioni costò la vita anche a vigili del fuoco e ad operai che non erano stati avvisati della gravità della situazione. Si pensi solo che coloro che dovevano occuparsi della costruzione di nuovi reattori nella centrale, quella mattina si recarono normalmente al lavoro. In tutto, il Chernobyl Forum (una serie di incontri organizzati dall’ONU per fare chiarezza sulla situazione) conta 65 vittime certe, più 4000 decessi presunti. Altre associazioni contestano quest’ultima cifra. Esse arrivano ad identificare fino a 270000 morti presunte, contando la popolazione dell’intera Europa e l’intervento di radiazioni a livello minore rispetto a quelle delle zone più prossime al disastro.

Ma perché accadde tutto questo? Le cause non sono ancora del tutto chiare, anche per colpa della censura che celò determinati particolari ‘scomodi’. Nel 1986 venne data la colpa direttamente agli operatori, mentre nel 1991 il tutto fu ritrattato accusando i progettisti del reattore. Questo infatti risultò già difettoso prima del 1986, ma queste conoscenze sono arrivate solo molto più tardi proprio per le pesanti censure che il governo applicò sulle scoperte di chi aveva mandato ad indagare.

 

Chernobyl, la miniserie targata HBO

Proprio su quest’ultimo punto verte la miniserie anglo-americana ‘Chernobyl‘, in onda il 6 maggio di quest’anno. I cinque episodi vogliono rispolverare i fatti di quel 26 aprile, spiegando cosa effettivamente accadde 33 anni fa. La narrazione si snoda seguendo le storie degli eroi di Chernobyl. Il protagonista è Jared Harris che interpreta il chimico Valerij Alekseevič Legasov, che doveva indagare sul disastro.

La miniserie di HBO e Sky uscirà il 6 maggio negli Stati Uniti

Rendendosi presto conto della gravità della situazione, Legasov fu molto schietto con i suoi colleghi e con chi era al governo. Presentò le criticità dell’impianto che esistevano da prima dell’incidente e le problematicità che esso poteva causare anche molto tempo dopo l’esplosione. Ma nel rapporto di Vienna, l’accento non era sui difetti di progettazione, come aveva scritto il chimico, bensì sull’errore umano. Il governo scelse di insabbiare determinati dettagli che avrebbero potuto rivelarsi scomodi.

Questo causò grave sgomento in Legasov, che cercò di scrivere una serie di dossier svelando tutte le informazioni celate. Non riuscì però mai a pubblicarli a causa dell’opposizione governativa. Videro infatti la luce solo dopo la sua morte, che avvenne due anni dopo il disastro. Preso dai sensi di colpa per non aver potuto divulgare importanti dettagli che avrebbero potuto salvare altre vite, il chimico sovietico si suicidò in casa sua. Prima di questo, però, lasciò una cassetta dove rivelava tutte le censure che aveva dovuto subire e che l’avevano portato alla morte.

 

Il fatto che una serie sia girata 33 anni dopo dimostra la portata del disastro. Le conseguenze non furono dunque solo fisiche, ma anche psicologiche su una vastissima gamma di popolazione. Proprio per questo è necessario non dimenticare. Dunque, nel caso qualcosa fosse passato di mente, HBO è tornata apposta per evitarlo.

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