Alla scoperta del controverso leader politico Rodrigo Duterte: il ‘Punisher delle Filippine’

Parliamo di una figura politica che negli ultimi anni si è distinta per alcune azioni controverse, per le quali è stato soprannominato nientemeno che ‘The Punisher’. Scopriamo le affinità tra il leader delle Filippine Rodrigo Duterte e il famoso anti-eroe dei fumetti Marvel Frank Castle, alias The Punisher.

Fonte: steemit.com

Il personaggio dei fumetti

Le informazioni sul personaggio dei fumetti Marvel si sprecano. Frank Castle, nato Francis Castiglione, è un veterano della guerra del Vietnam pluridecorato, appartenente al Corpo dei Marine statunitensi. Dopo svariate operazioni ufficiali, e alcune clandestine, Frank si concede un giorno di congedo per stare con la sua famiglia a Central Park. Sfortuna vuole che si ritrovi invischiato in un regolamento di conti tra bande rivali, le quali fanno fuoco incrociato rendendo partecipe tutta la famiglia Castle, decimando tutti meno che Frank, rimasto gravemente ferito. Dopo il periodo di convalescenza in ospedale, già abbondantemente trascorso tra rimorsi e colpe per aver perso i suoi cari, Frank si affida alla giustizia per trovare i colpevoli della strage. Il Dipartimento di polizia e la giustizia statunitense risultano inefficaci, anche per una collusione con le bande criminali che rende difficile l’affiorare della verità. Frank, pesantemente turbato dall’inefficienza e dalla corruzione del sistema, decide di voltare le spalle alla società e farsi giustizia da solo, mettendo in pratica tutta la sua impareggiabile esperienza di militare, possedendo in più una forza di volontà potenzialmente insormontabile.

Frank Castle si consacra così come ‘The Punisher’, un anti-eroe con una morale distorta, che si prefigge l’obbiettivo di eliminare ogni criminale sulla faccia della terra perché si fa garante di una giustizia molto spesso inadeguata, tramite la tortura e l’omicidio. Il personaggio è il risultato delle influenze degli anni Settanta provenienti da film come Il giustiziere della notte e dal conflitto in Vietnam, ponendo in questione molte discussioni riguardanti la morale, la giustizia americana e la situazione dei reduci dell’esercito statunitense. Da esso, poi, sono derivati tutti quei personaggi categorizzati con l’accezione di ‘anti-eroi’, una trafila di personaggi che fanno del bene con metodi poco ortodossi.

The Punisher dei fumetti messo a confronto con l’interpretazione di Jon Bernthal nella serie televisiva Marvel’s The Punisher. (Fonte: inverse.com)

Piccola biografia di un umile leader politico

Prima di addentrarci nella politica, è doveroso citare alcuni cenni biografici per inquadrare meglio la figura del leader filippino. Rodrigo Roa Duterte nasce a Maasin nel 1945. Figlio di un avvocato con uno studio privato a Davao, studia scienze politiche, laureandosi nel 1968 a Manila e successivamente anche in giurisprudenza. Durante il suo periodo universitario viene a contatto con comitati studenteschi di sinistra, conoscendo vari giovani che comporranno poi il Partito Comunista delle Filippine. Nel 1986, con la cosiddetta ‘rivoluzione del Rosario’ e la conseguente caduta del governo del dittatore Ferdinand Marcos, Duterte assurge alla carica di vicesindaco di Davao, riuscendo poi a candidarsi e a vincere le elezioni per diventare sindaco. Già nelle vesti di primo cittadino di Davao cominciano ad affiorare le sue tendenze politiche forti nei confronti dell’ordine pubblico e della criminalità, pur circondandosi, nella sua amministrazione, di comunità filippine che da sempre erano tenute ai margini della vita politica attiva. Finito i suoi incarichi come sindaco nel 1998, si ricandida nel 2001 riuscendo nuovamente a vincere.

Successivamente, nel 2016, il suo Partito Democratico delle Filippine – Potere alla nazione (PDP-Laban), decisamente di centro-sinistra, si candida per le elezioni alla presidenza delle Filippine, dapprima presentando un’altro candidato per il ruolo di leader, per poi successivamente rendere effettiva la candidatura dello stesso Duterte. Fino a quel momento considerato un candidato esterno, Duterte acquista sempre più consensi da parte degli elettori per mostrarsi come un uomo umile rispetto ai suoi competitors, senza un appoggio economico forte che potrebbe garantirgli più agevolazioni. Tra le varie proposte per la sua politica ci furono una lotta asperrima contro la criminalità e il traffico di droga, una reintroduzione della pena di morte, una legge antifumo e per le limitazioni dell’alcol nelle ore notturne e, infine, una legge per evitare di girare per le strade a torso nudo. Duterte vince le elezioni a fine maggio con una vittoria schiacciante, non prima di aver paragonato la sua ascesa politica a quella di Hitler (ritrattando subito dopo e chiedendo scusa alle comunità ebree), dando così inizio agli effetti della sua politica fortemente controversa.

Rodrigo Duterte. (Fonte: interris.it)

Una politica controversa

Dai tempi del ruolo di sindaco di Davao, Duterte comincia a essere chiamato The Punisher, proprio per la sua volontà punitrice e senza eccezioni nei confronti dei criminali. Avvalendosi del favore degli elettori, Duterte propugna una lotta spietata contro il traffico di droga, considerata secondo lui una vera piaga del paese, e la corruzione negli ambienti politici. Oltre a smuovere le forze dell’ordine a esercitare il pugno duro, rende pubblici gli archivi politici del paese, indicando in alcune sue ‘liste di proscrizione’ i nomi di politici collusi con gli ambienti della malavita e del traffico di droga. Intanto, nella città di Davao, cominciano a formarsi degli Squadroni della morte (Davao Death Squads o DDS) che si incaricano di eliminare la minaccia criminale nella città, senza alcun riconoscimento ufficiale da parte dello Stato, ma probabilmente caldeggiati da Duterte stesso, il quale in un appello ai cittadini inneggiò al massiccio uso della forza per mantenere l’ordine pubblico e alla ‘giustizia-fai-da-te’ contro i trafficanti e gli spacciatori.

Conquistando questa nomina di ‘punitore’, il leader filippino è stato oggetto di pesanti critiche per violazione dei diritti umani da parte della Commissione dei Diritti Umani delle Filippine, dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e da Amnesty International, in special modo per ciò che riguarda l’uso della forza e la non prevenzione e delle azioni esecutive degli Squadroni. Altre sue dichiarazioni che hanno fatto scalpore sono state quelle contro l’incarcerazione, definito un metodo di punizione dei criminali inefficace, e quelle a favore dell’esecuzione sommaria dei criminali.

Rodrigo Duterte e Donald Trump in un incontro al Philippine International Convention Center a Pasay City, il 13 Novembre 2017. Duterte è stato spesso definito dalla stampa come il ‘Trump delle Filippine’. (Fonte: ROBINSON NIÑAL JR./PRESIDENTIAL PHOTO; ytali.com)

La dura e controversa politica di questo leader filippino, così ideologicamente vicino al Punisher fumettistico, ci invita a riflettere su temi concernenti la morale e la giustizia, la violenza in rapporto all’ordine pubblico, l’intolleranza repressiva in rapporto alla criminalità. A voi lettori la parola.

Luca Vetrugno