Che cos’è il Disturbo Dissociativo d’Identità? Ce lo spiegano le tre personalità di Eve

Il DDI, ovvero il Disturbo Dissociativo d’Identità, è un disturbo psichiatrico che comporta la scissione della personalità in tante subpersonalità diverse. Anche se è molto raro, è stato spesso rappresentato nelle opere letterarie e cinematografiche. Una di queste è proprio ‘I tre volti di Eve’. 

Che cosa è il Disturbo Dissociativo d’Identità?

Ognuno di noi, quando pensa a se stesso, ha in mente caratteristiche stabili. Sa che da piccolo amava un certo tipo di cartone animato, che non ha mai tollerato la pasta con la zucca, sa che ama ballare e che preferisce l’inverno all’estate. In poche parole, sa quali sono le componenti che caratterizzano la sua persona. Si può dire che è consapevole dei propri tratti stabili di personalità: i suoi ricordi, le proprie emozioni, i comportamenti e i pensieri. Purtroppo, non per tutti è così. Nonostante il Disturbo Dissociativo dell’Identità (DDI, o Disturbo di Personalità Multipla) sia rarissimo, ci sono persone che ne sono affette. Esso comporta una vera e propria scissione della personalità in altre personalità alternative, ognuna con un proprio corredo emotivo e comportamentale diverso. Ognuna di esse, a turno, occupa il posto di personalità ospite, ovvero quella che si manifesta ed interagisce con l’esterno. Spesso le altre personalità sono consapevoli delle loro ‘coinquiline’, comunicando anche tra di loro; in certe situazioni, invece, esse ne sono totalmente all’oscuro. Nel caso in cui solo alcune personalità siano coscienti delle altre, esse vengono chiamate co-consce: essenzialmente si limitano ad osservare senza interagire, in certi casi manifestando la loro presenza in atti comportamentali come allucinazioni o scrittura automatica. Quest’ultima fa riferimento ad un atto della personalità co-conscia non dipendente dalla personalità ospite in quel frangente: in parole povere, scrive senza rendersene conto. Come già detto prima, le personalità slittano a turno generalmente in seguito ad un evento stressante per il soggetto, e in certi casi lo slittamento avviene con manifestazioni come blackout o cambi repentini dell’umore o del comportamento. Tuttavia, sono state verificate anche induzioni di slittamento da psicologi tramite il meccanismo dell’ipnosi.

Chris Sizemore da adulta

La storia delle tre facce di Eve

Negli anni, la letteratura e il mondo cinematografico si sono interessati notevolmente a questo disturbo così complesso. Tra opere di fantasia e casi reali, col tempo si è cercato di presentare al grande pubblico cosa accade ad una personalità quando si scinde. Tuttavia, in certi casi ciò non ha fatto altro che aumentare lo stigma sulle persone che ne soffrono, portando nell’immaginario comune a dipingerle come pericolose: un esempio è proprio Split. Ad ogni modo, una rappresentazione interessante del Disturbo Dissociativo d’Identità la si può vedere nel libro ‘I tre volti di Eve‘, da cui poi è stato tratto il film omonimo che ha fatto conoscere la storia di Chris Sizemore. Ciò ha consentito di gettare un riflettore su un disturbo che negli anni cinquanta, anno in cui la paziente venne trattata da due psichiatri,  era ancora completamente sconosciuto. Nell’opera viene presentato il caso di questa donna con tre personalità ben distinte: Eve Black, Eve White e Jane. Mentre la prima era disinibita, estroversa, amava mostrare il proprio corpo e divertirsi, la seconda era invece molto chiusa, seria, quasi timorosa. Ella era anche la personalità dominante tra le tre. Infine, Jane appariva come quella più equilibrata tra le due. Tutte e tre erano consapevoli delle altre e le due Eve erano costantemente in conflitto tra di loro. Alla fine, le tre personalità trovano una sintesi in Evelyn, la quale rappresentava una vera e propria fusione tra le tre. Sebbene sia il libro che il film siano tratti da una storia vera, in un’autobiografia scritta vent’anni dopo, Chris Sizemore ha riferito che durante la sua vita erano emerse ben 22 personalità diverse, le quali si presentavano sempre a gruppi di due o tre alla volta. Fortunatamente, dopo 35 anni, è arrivata ad un’identità stabile che porta appunto il suo nome attuale. E’ possibile vedere su YouTube una registrazione di un suo incontro con gli psichiatri che l’avevano in cura: basta scrivere i nomi delle tre personalità e cliccare sul primo risultato.

Eve Black

Da dove origina questo disturbo?

La storia di Eve ha consentito di consacrare la scissione di personalità come un vero e proprio disturbo e oggi, fortunatamente, esistono criteri diagnostici precisi in grado di identificarlo. Secondo le ricerche, esso emerge in seguito ad episodi di abuso, spesso di tipo sessuale, e generalmente mostra i suoi sintomi già nell’infanzia. Inoltre, le donne hanno il triplo delle possibilità di essere affette da tale disturbo rispetto agli uomini. I sintomi sono amnesia dissociativa, ovvero una perdita di memoria di entità variabile, depersonalizzazione e fuga dissociativa. Ovviamente, i soggetti possono essere notevolmente spaventati da ciò che accade: immaginate trovarvi in un posto senza sapere come ci siete arrivati e perché vi trovate lì.  Non bisogna poi dimenticare che le personalità sono a tutti gli effetti diverse tra loro, con nomi diversi, a volte generi diversi, abilità diverse ed età diverse. Secondo alcune prospettive, tali personalità si generano perché la persona singola non riesce a far fronte da sola all’evento traumatico, portando così alla creazione di più identità che possano aiutarla. E’ un disturbo estremamente complesso da gestire e, ovviamente, lo è anche il trattamento. Ciò che si cerca di fare in terapia è rendere consapevoli i pazienti del loro disturbo, recuperare i ricordi rimossi e, in un’ultima analisi, integrare le varie personalità. Nonostante ciò sia l’obiettivo finale di terapeuta e paziente, non accade sempre. In alcuni casi, quelli più gravi, la fusione non avviene mai e tutte le personalità continuano a coesistere fino alla fine. Oggi l’attenzione viene posta in particolare sulla rottura dello stigma, che porta molto spesso a giudicare negativamente le persone affette da disturbi gravi. Fortunatamente, la psicologia e la psichiatria hanno fatto passi da giganti negli ultimi anni e, si spera, che in futuro la percezione della mental illness migliori in maniera esponenziale.

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