Caccia all’untore: Il piacere dell’odio e della perversione secondo Nietzsche

 

 

 

 

Analisi sociale del fenomeno medico del Coronavirus, come esso possa aver generato odio nei riguardi dei suoi “untori”

 

 

 

Tante sono le fonti dell’odio, lo sappiamo, ma quale tra le tante vanta maggiore frequenza della paura?

La paura che degenera in odio

Non è necessario presentare un breve excursus storico per fornire un quadro ben preciso di come più volte la paura sia degenerata in odio, nei riguardi di un uomo, di un paese o di un movimento, che sia esso un’odio che ha fondamento razziale o che sfoci in tale. La recente impennata di vittime e contagi ha fatto sì che il fenomeno del Coronavirus portasse con sè malumori socialmente molto più ampi rispetto alla effettiva attenzione che si sarebbe dovuta dare al caso. Forse a causa dell’eccessivo allarmismo , delle continue presenze di contagiati in ogni dove, anche nelle cittadine e nei paesi più limitrofi, ma la diretta conseguenza è stata una: La caccia all’untore e la paura nei riguardi dello stesso. Tralasciando una analisi più medica che sociale del virus e della sua diffusione , il nemico è stato immediatamente individuato non nel virus stesso , bensì nel popolo che per primo ,sfortunatamente, si è ritrovato alle prese con questo male, la Cina.

 

 

L’odio come capro espiatorio

Basterà una breve visione dei fatti di cronaca ,più e meno recenti, per rendersi conto di come ogni turista , o residente Cinese ,spesso da anni fuori dal suo continente, sia vittima di allontanamenti , veri e proprio atti di violenza o addirittura additato come portatore “volontario” del virus. Ma come può effettivamente un male che può potenzialmente riguardare tutti noi , indipendentemente da dove esso abbia avuto origini , far sì che una intera popolazione ne diventi capro espiatorio? Storicamente parlando è sterile presentare casi già avvenuti di questo genere, consequenzialmente soffermiamoci più precisamente sulla facilità con la quale l’uomo possa passare dall’essere terrorizzato da una cosa, sopratutto se non possiede a riguardo di essa una esaustiva conoscenza, o troppo influenzato dai media, a provare un odio viscerale per essa, additandola come fonte di mali ancora maggiori.

«Lo “sfruttamento” non compete a una società guasta oppure imperfetta e primitiva: esso concerne l’essenza del vivente, in quanto funzione organica, è una conseguenza di quella caratteristica volontà di potenza, che è appunto la volontà della vita. – Ammesso che questa, come teoria, sia una novità – come realtà è il fatto originario di tutta la storia: si sia fino a questo punto sinceri con se stessi» – Al di là del bene e del male(1886),  Friedrich Nietzsche

Nietzsche e la visione sull’odio

Il senso stesso dell’odio dunque , forzando il passaggio del testo appena scritto, dello sfruttamento di un evento per sfogare una paura in odio, è dunque intrinseco all’essere dell’uomo stesso. Analizzando in senso lato le parole del filosofo di Röcken l’odio dunque trova tali eventi , in questo specifico caso il Coronavirus, come utile sfogo per quella che altro che non è che una sua natura, come imputazione del male di ognuno in un unico capro espiatorio, che si faccia simbolo del male stesso. La facilità con la quale si può odiare un qualcosa ,sopratutto se tale odio diventa generale e mette una maggioranza contro una minoranza, è simbolo del bisogno trascendentale dell’uomo di porrè di fronte a sè un nemico, che non sia necessariamente veritiero, ma che rappresenti un male da sconfiggere, manifesta ancora una volta nella storia il bisogno di poter sfogare i mali reali di cui si è vittime, talvolta anche inconsapevolmente, le proprie frustrazioni , in una nemesi immaginaria, perchè da sempre e per sempre l’essere uomo necessiterà di uno sfogo, di un nemico da eliminare o perseguitare, per sfogare reali frustrazioni o reali motivi che portano all’invidia, direbbe ancora Nietzsche, e cosa veramente dovrebbe spaventare è la facilità, la passività con la quale questo odio trova modo di radicarsi dentro noi, di come una “influenza”,perdonate il gioco di parole, possa realmente influenzarci, facendo sì che la ragione , in un momento storico dove ogni lume razionale volge al suo spegnimento, ancora una volta ci abbandoni per favorire in modo ingiustificato l’odio e la paura, producendo ancora una volta mostri.

In copertina: Il sonno della ragione genera mostri (El sueño de la razón produce monstruos) – Francisco Goya 1797

 

                                                                                                                                 

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